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In attesa dell’entrata in campo delle Azzurre, prevista per sabato 19 Settembre a Pordenone contro il Giappone, questo weekend ha visto l’avvio delle 2026 WXV Global Series. Le Series sostituiscono il precedente WXV che si era svolto nel 2023 e 2024, con una formula largamente diversa dall’attuale.  Allora, le 18 squadre partecipanti erano state suddivise in tre gruppi composti da sei squadre ciascuno, formati con una combinazione di ranking e criteri territoriali. In tutti e tre i casi le squadre si erano concentrate in una sola località, disputando tre incontri ciascuna con la formula del crosspool – due sottogruppi di tre squadre in cui ogni squadra incontrava le tre formazioni dell’altro sottogruppo. Al termine, per ognuno dei tre gruppi era stata formata una classifica con gli usuali criteri, con l’Inghilterra vincitrice del WXV1 in entrambe le edizioni, Scozia e Australia vincitrici nel WXV2, Irlanda e Spagna nel WXV3. La nuova formula mantiene la stessa impostazione soltanto per il gruppo delle nazioni dal ranking più basso, denominato “Global Series Challenger” (la cui edizione 2028 dovrebbe, incidentalmente, servire anche a staccare l’ultimo biglietto per la RWC 2029). Per le “top 12”, invece, più che di una competizione in senso stretto si tratta di un tentativo di dare maggiore visibilità e consistenza a un calendario che è comunque stato definito in larga misura tramite accordi negoziati tra le diverse federazioni. Lo dimostra la variabilità del numero di incontri in cui ciascuna formazione sarà impegnata: limitandosi al Sei Nazioni, Inghilterra e Francia disputeranno sei incontri, la Scozia cinque, le altre quattro. Inoltre, la Spagna sarà l’unica nazione tra quelle collocate nel Challenger a disputare più di tre incontri, grazie all’appuntamento casalingo con il Sudafrica il 4 Ottobre. 

La brasiliana Carolyne Pereira nel match contro Hong Kong (Photo by Yu Chun Christopher Wong – World Rugby/World Rugby via Getty Images)

Nel corso del primo weekend si sono avuti tre incontri tra squadre top 12, altrettanti tra le squadre cosiddette “emergenti”. Le squadre europee hanno in generale risentito del fatto di trovarsi a uno stadio meno avanzato della preparazione rispetto a quelle dell’emisfero sud. A Lione, sotto la direzione di Clara Munarini, la Francia non è riuscita a recuperare lo svantaggio di 0-14 accumulato nel primo quarto contro le Black Ferns neozelandesi, alternando momenti di brillantezza a errori banali di trasmissione e una rimessa laterale a volte inguardabile, e finendo per cedere 14-28 (7-14 il primo tempo, due mete contro quattro). A Edimburgo, una Scozia che non ha ancora recuperato tutte le prime scelte infortunatesi nel Sei Nazioni non è riuscita a ripetere l’ottima prestazione fornita contro il Canada al mondiale 2025: ha sì marcato quattro mete, ma ne ha subite dieci, di cui due nei primi minuti, non riuscendo mai a entrare in partita (12-31 il risultato del primo tempo, 26-64 quello finale). Infine, la stessa imbattibile Inghilterra ha faticato non poco all’avvio contro un’Australia che ha chiuso in vantaggio la prima frazione (10-5), emergendo soltanto alla distanza per un successo comunque netto (48-15, otto mete a due). 

L’olandese Jet Metz of the Netherlands attacca nel match tra Olanda e Samoa al Kai Tak Youth Sports Ground di Hong Kong (Photo by Yu Chun Christopher Wong – World Rugby/World Rugby via Getty Images)

Interessante (ma anche per certi versi preoccupante) la prima giornata del Challenger, che quest’anno si svolge a Hong Kong fino al 26 Settembre. Interessante la partita tra Spagna e Figi: dopo un inizio difficoltoso le iberiche erano riuscite a chiudere la prima frazione con il minimo vantaggio (20-19) e parevano destinate a portare in porto la gara; sono invece state superate nel finale grazie a due mete figiane negli ultimi tre minuti di gara (38-32, sei mete a quattro per le vincitrici). Mentre Figi consolida il suo status di forza emergente, come già aveva segnalato la vittoria sul Galles a RWC 2025, preoccupa la catastrofica sconfitta subita da Samoa contro l’Olanda (0-70, con dodici mete). Colpisce l’involuzione subita da un movimento, quello samoano, che nonostante le persistenti difficoltà logistiche ed economiche era comunque riuscito nei primi WXV a esprimere buoni livelli di competitività – due anni fa, lo stesso incontro al WXV3 terminò con un rocambolesco 8-8 e qualche amaro in bocca per le isolane. Preoccupante, per alcuni versi, anche la vittoria di Hong Kong contro il Brasile. Le brasiliane hanno condotto in testa l’intero incontro (19-12 al riposo, 24-17 al 78’) e sono state superate soltanto a tempo scaduto da una meta tecnica concessa per crollo della driving maul avanzante. L’elemento di preoccupazione – perlomeno a nostro parere – sta in questo caso nel fatto che tutte e cinque le segnature di Hong Kong siano arrivate da penal touche, mentre le uniche iniziative di gioco al largo – per quanto spesso approssimative – siano venute dalle sudamericane. Nulla di illecito, ovviamente: ma un po’ di frustrazione forse sì, anche per lo spettatore neutrale. 

Nella foto del titolo, da sinistra: Luiza Campos del Brasile, Linde Van den Velde (Olanda), Fung Hoi Ching Jasmine di Hong Kong, Kolora Lomani delle Fiji, Lourdes Alameda della Spain, e Michelle Curry di Samoa fotografate alla vigilia del Hong Kong WXV Global Series Challenger (Photo by World Rugby/World Rugby via Getty Images)

2026 WXV Global Series, calendario e risultati 

Hong Kong WXV Global Series Challenger
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