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dichiarazioni quesada italia all blacks

“Ci sono alcuni dati che influenzano la nostra preparazione, come le due franchigie che non hanno ancora vinto o i 17 infortunati tra le opzioni dei giocatori internazionali per la nazionale – premette Gonzalo Quesada, alla vigilia del suo terzo novembre da capo allenatore dell’Italia – Tuttavia, arrivo a questo raduno con grande gioia nel ritrovare questo staff e questo gruppo. L’energia, l’entusiasmo e la voglia di mettere in campo quello che proponiamo infondono grande fiducia.”

“Siamo davanti a una delle più grandi sfide della storia della nazionale italiana: quattro partite consecutive contro squadre nella top 10 del ranking mondiale. Quattro partite così, una in fila all’altra, non accadono mai: al Sei Nazioni ci sono settimane di pausa, alla Rugby World Cup non incontri così tanti avversari duri in fila, nei test non abbiamo mai giocato più di tre gare.  A un anno dal Mondiale, questa sfida è un vero test di carattere per scoprire la profondità del movimento italiano.”

La nazionale italiana non arriva al mese di novembre e al Nations Championship con le migliori premesse, in effetti: Benetton e Zebre devono ancora vincere una partita in stagione, e in più c’è una vera e propria ecatombe di infortuni, che pesa su una rosa già non delle più profonde ai piani alti del rugby internazionale.

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Gonzalo Quesada però trasuda e trasmette tutta la sua carica. I primi giorni in raduno hanno conquistato lo staff, perché il gruppo, formato da veterani, facce nuove e ritorni di giocatori che mancavano da un po’, ha risposto ai primi stimoli alla grande.

“Abbiamo stilato una lista di 67 giocatori all’inizio della stagione – racconta il CT, a proposito della selezione del gruppo degli atleti di interesse nazionale da cui ha scelto di attingere – Tutti coloro che ne fanno parte lo sanno e li seguiamo dal punto di vista del gioco, fisico e medico. Alcuni sono molto vicini alla nazionale, altri un po’ più lontani.”

Sul banco, la questione del capitano, viste le assenze di Michele Lamaro e Nacho Brex, i due che hanno avuto i gradi per il maggior numero di gare. “Ho un paio di idee tra chi lo ha già fatto, come Giacomo Nicotera o Niccolò Cannone, e un paio di altri per cui pensiamo possa essere un’opportunità. Non l’abbiamo ancora deciso, lo decideremo la settimana prossima. Oggi abbiamo fatto l’ultimo allenamento tutti insieme e quasi il 70% del gruppo parte ora per giocare nei propri club.”

Oltre ai tanti assenti, ci sono giocatori in raduno che non hanno ancora recuperato da alcuni problemi. Uno di questi è Tommaso Allan: “Non si è ancora allenato completamente con la squadra e sta svolgendo un lavoro parallelo con fisioterapisti e preparatori per il percorso di ritorno al gioco. Venerdì dovrebbe rientrare per fare una buona parte dell’allenamento, con l’intenzione di ritornare al 100% la settimana prossima. Aspetteremo le partite del weekend prima di finalizzare la rosa definitiva per il Nations Championship.”

E chissà che in quella rosa non possa rientrarci anche qualcuno degli azzurrabili, giocatori eleggibili per la nazionale, come Domingo Miotti, mediano di apertura del Montpellier ed ex Pumas.

“In questi tre anni abbiamo seguito 5 o 6 giocatori eleggibili per l’Italia, che in prima persona o tramite i loro procuratori hanno espresso la volontà di far parte della nazionale. Per questo raduno Miotti era infortunato e non avevamo ancora la conferma della sua eleggibilità, ma nel futuro prossimo o a lungo termine rientra tra i nomi monitorati.”

Intanto, è circolato a più riprese, nelle scorse settimane, il nome di Mark Nawaqanitawase. Ventisei anni, 11 caps per i Wallabies, nato e cresciuto in Australia da una famiglia con ascendenze figiane e italiane, dopo la Rugby World Cup 2023 ha lasciato il rugby union per il league, ma è ora pronto a rientrare nel codice a XV nell’anno del mondiale.

Se tutti gli indizi portano verso un suo ritorno con l’Australia, lui e il suo procuratore hanno dichiarato di stare considerando anche Fiji e Italia come possibilità per il ritorno al rugby internazionale. Una mossa che, vista da lontano, dà l’impressione di essere un tentativo di forzare la federazione australiana a mettere mano al portafoglio velocemente, e in modo importante, più che di un vero e proprio interessamento a rappresentare altre due componenti della sua famiglia che, dice il giocatore, sente veramente vicine.

“Sinceramente non ho mai parlato con Mark Nawaqanitawase né ho avuto contatti con il suo procuratore e nessuno in Federazione ha avuto contatti con lui – ha detto Quesada – Nelle ultime settimane ho chiesto di informarmi di più, ma al momento non è nella lista dei 67 giocatori di interesse nazionale.”

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