Analizzeremo quello che è successo, aveva detto Gonzalo Quesada alla fine di Giappone-Italia 27-10, forse la peggior partita degli Azzurri da quando l’argentino è il capo allenatore.
A tre giorni di distanza, mentre la squadra è nel frattempo volata in Nuova Zelanda per preparare la gara contro gli All Blacks e ha dovuto affrontare le intemperie dell’inverno agli antipodi, con un allenamento mattutino sotto pioggia e vento, Tommaso di Bartolomeo racconta che quell’analisi, infine, è avvenuta: “Le statistiche generali mostrano che il gioco è stato abbastanza equilibrato tra noi e il Giappone, senza grandi dislivelli. Confrontandoci, è emerso che loro sono stati bravi a metterci pressione, mentre noi lo siamo stati meno nei momenti importanti. Ha influito anche la perdita di troppi possessi, che non ci ha permesso di costruire il gioco multifase che volevamo.”
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I possessi persi, alla fine della gara, sono stati ben 25. Una cifra esorbitante, figlia soprattutto di errori gestuali. “C’era molta umidità e il pallone era scivoloso; avremmo dovuto adattarci meglio giocando più profondi. Invece abbiamo voluto attaccare all’altezza e lì il margine di errore diventa molto piccolo, portando a degli sbagli innegabili – ammette il tallonatore della Nazionale, titolare a Tokyo per la quarta volta in carriera – Credo che abbiamo avuto tempo per preparare bene il Giappone. La sensazione della squadra fino al riscaldamento era buona e siamo entrati bene nei primi minuti, quindi il lavoro sulla strategia e l’impegno è stato ottimo. È mancata però la precisione all’interno degli 80 minuti, questa è la cosa più evidente. Non è tutto da buttare: ci sono cose da cui ripartire per questa settimana.”
Si guarda avanti, verso una sfida dal sapore speciale: gli All Blacks in Nuova Zelanda. È solo la quarta volta che accade. Nessuno dei giocatori azzurri era nato nel 1987, anno del primo incontro alla prima edizione della Rugby World Cup. Tanti erano molto piccoli nel 2002, quando Sergio Parisse esordiva con l’Italia a Hamilton. Qualcuno potrà avere dei ricordi d’infanzia dalla gara del 2009 a Christchurch, 27-6, il miglior risultato del terzetto di gare.
“Dopo il viaggio ora siamo a Wellington – racconta di Bartolomeo – La sconfitta fa male e vogliamo riprenderci da una prestazione che non è stata al nostro standard. Avere una partita contro la Nuova Zelanda a casa loro sabato è uno stimolo per alzare il livello e cercare una bella prestazione. In questo momento stiamo lavorando specificamente sulla strategia e sui dettagli per sabato.”
“Abbiamo visto la grande competenza di gioco degli All Blacks, specialmente in attacco, dimostrata sabato scorso contro la Francia. Vogliamo bloccare il loro modo di giocare vicino al punto di incontro, dove sanno alternare attacchi diretti e aperture. L’obiettivo è non dargli spazio, soffocarli con la difesa e rallentare i loro palloni per non dargli basi solide per attaccare.”
