Per alcune squadre del Nations Championship il terreno di gioco è leggermente più in salita che per le altre.
Le Fiji, com’è noto, non giocheranno mai in casa nel torneo. In queste Southern Series che avrebbero dovuto vederli ospitare Galles, Inghilterra e Scozia, si è preferito non affrontare il problema della logistica di un viaggio fino alle Fiji da svolgere in settimana, per poi andare a giocare in Argentina o in Sudafrica. Questo significa che la squadra del Pacifico si trova a giocare nel Regno Unito, sfidando il Galles a Cardiff, l’Inghilterra a Liverpool, la Scozia a Edimburgo. Questo agevola, ovviamente, anche le tre home unions che hanno una trasferta in meno in calendario.
Il Giappone, dopo aver sfidato l’Italia a Tokyo, è costretto a lasciare il proprio paese per andare incontro all’Irlanda in Australia, dove la squadra in verde li attende dopo aver giocato contro i Wallabies una settimana fa. Quindi tornerà a casa per ospitare la Francia in patria.
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Anche all’Italia è stato disegnato un percorso difficile, e non è la prima volta. Nel 2024 gli Azzurri viaggiarono in trasferta a Samoa e Tonga, oltre che in Giappone, macinando voli e chilometri perché i collegamenti con le isole del Pacifico sono logisticamente complicati, si deve sempre fare ritorno in Nuova Zelanda per poter spostarsi da un luogo a un altro.
Questa volta dopo essere volati a Tokyo, nell’estate giapponese, con otto giorni di anticipo rispetto alla prima partita del Nations Championship, Lamaro e compagni hanno dovuto spostarsi in Nuova Zelanda: altro clima, pochi giorni per l’adattamento, spostamenti lunghissimi. Come se non bastasse la partita si gioca a Wellington, a sud dell’Isola del Nord, ma la successiva gara in Australia si gioca a Perth, dalla parte opposta del paese rispetto alla costa che si affaccia sulla Nuova Zelanda.
“Evidentemente oggi l’Irlanda ha il potere di far spostare il Giappone per giocare con loro – ha detto il capo allenatore dell’Italia Gonzalo Quesada – Noi abbiamo gli stessi avversari ma un calendario più complesso. Sarebbe stato più giusto almeno giocare a Auckland e a Sydney contro All Blacks e Australia, invece che a Wellington e Perth. Domenica dovremo fare un viaggio da Wellington a Auckland, attendere un volo, fare uno scalo, arrivare a Perth a mezzanotte e iniziare così la settimana della partita con i Wallabies.”
“Siamo arrivati in Giappone otto giorni prima della gara, speravamo di riuscire ad arrivare qualche giorno in anticipo ma non è stato possibile, così come non siamo riusciti ad organizzare una amichevole per prendere ritmo partita, visto che la maggior parte dei nostri giocatori non gioca da maggio. Abbiamo avuto solo tre allenamenti prima della partita, tutti assieme, e non sono bastati per prepararci a giocare una gara internazionale. La Francia e l’Irlanda, che hanno le nostre stesse avversarie in ordine diverso, hanno potuto fare diversamente: la prima è andata in raduno da metà giugno e ha fatto un’amichevole con l’Inghilterra e poi è andata in Nuova Zelanda una settimana prima della gara; l’altra è arrivata in Australia con una dozzina di giorni anticipo.”
“Questi non sono alibi, sono fattori che dobbiamo tenere in considerazione, altrimenti non avremo mai un’analisi completa. Ovviamente noi dobbiamo guadagnarci i risultati sul campo e fare il meglio con quello che abbiamo. Il mio lavoro è gestire la performance e penso che questo staff lavori molto bene, ma a volte le condizioni ci rendono molto difficile prepararci alla competizione.”
“Perdere fa male, ma nessuno ha preso la sconfitta come un dramma, una circostanza imbarazzante, una vergogna. Tutt’altro. Conosciamo il nostro mestiere, sappiamo che avversari avevamo davanti, e come siamo arrivati noi a questa partita.”
Con le squadre dell’altra parte del mondo le cose si potranno parzialmente equilibrare a novembre, anche se gli spostamenti nel continente europeo sono ben più semplici che tra sei paesi spalmati su tutto l’emisfero. Rimane tuttavia impari il confronto con le altre squadre del Sei Nazioni, che hanno tutte avuto qualche tipo di vantaggio nel calendario.
In copertina: Monty Ioane abbraccia Michael Leitch alla fine di Giappone-Italia – ph. Six Nations Rugby
