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andrea zambonin

Gli Exeter Chiefs sono la squadra che si frappone fra il Benetton Rugby e la semifinale di Challenge Cup. Un avversario tosto, forse uno dei peggiori abbinamenti che la squadra di Calum MacRae poteva trovare sul proprio cammino, anche se di avversarie morbide ne sono rimaste poche anche in questa competizione: Zebre e Dragons sono verosimilmente le squadre più deboli del tabellone e giocano tra loro.

La squadra inglese è quarta nel massimo campionato inglese, dove ha vinto 8 gare su 12, pareggiando una delle altre. Per arrivare ai quarti di finale di Challenge Cup ha battuto in casa il Munster per 31-21, una gara che ha ipotecato nei primi quaranta minuti, chiusi sul 31-0.

Una partita, quella del Sandy Park, caratterizzata da un forte vento, che è stato un fattore rilevante nell’economia della gara, e dai due intercetti con cui i Chiefs hanno preso il largo sugli irlandesi, difendendo poi il proprio vantaggio nella ripresa. Una gara, anche, che ha messo bene in luce punti di forza e criticità di una squadra particolare.

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Un XV di qualità

Una delle principali ragioni per cui gli Exeter Chiefs sono tornati ad essere una squadra di qualità nel panorama inglese, dopo alcune stagioni nella parte bassa della classifica del massimo campionato, è principalmente dovuta alla crescita di alcuni giovani talenti.

Dopo gli anni d’oro dei fratelli Simmonds, Joe e Sam, di Jack Nowell e Stuart Hogg, di Luke Cowan-Dickie e Jonny Hill, il club è ripartito con una rifondazione e un ricambio generazionale che oggi, dopo qualche stagione, ha portato a una nuova ondata di giocatori di ottimo valore.

Immanuel Feyi-Waboso, uno dei giocatori chiave della squadra, è arrivato ai Chiefs nel 2022, a 19 anni. Nello stesso anno sono arrivati il coetaneo Greg Fisilau, potente numero 8 con il chiaro potenziale per poter diventare un giocatore internazionale, e Ross Vintcent, che ne aveva 20. Il seconda linea del Galles Dafydd Jenkins, classe 2002, era già lì dal 2021, reclutato dal college. Paul Brown-Bampoe, ala che si sta mettendo in luce in questa stagione, ha ancora un contratto della senior academy.

 

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Al fianco di questo nucleo di giocatori pazientemente cresciuti nelle scorse stagioni nelle fila della prima squadra, i Chiefs hanno investito in maniera importante in alcuni profili internazionali. Se Stephen Varney e Andrea Zambonin sono state due scommesse per il momento vinte da Rob Baxter e dal suo staff, l’arrivo di due punti fermi dei Wallabies come il flanker Tom Hooper e il centro Len Ikitau ha trasformato il valore della squadra.

Questo fa sì che il XV titolare dei Chiefs abbia grandissima qualità, che mediamente scende un po’ quando si incomincia a guardare agli altri nomi che compongono la rosa: la profondità è relativa, soprattutto in prima linea a tra i trequarti. Tuttavia rimane una squadre con alcune caratteristiche distintive: una squadra non enorme, ma piena di profili dall’atletismo fuori scala, capace di giocare ad alta intensità.

Un attacco fluido

Exeter è una squadra particolarmente efficace in difesa. In questa stagione ha fatto registrare il minor numero di punti subiti della Prem, appena 17.25 per partita, e  il minor numero di mete subite, 28, contro le 37 dei Leicester Tigers (tutte le altre ne hanno subite più di 40). Secondo dati Opta aggiornati a febbraio, prendendo in considerazione i tre principali campionati dell’emisfero nord Exeter è seconda per percentuale di fasi che le squadre avversarie concludono senza aver preso la linea del vantaggio.

Secondo la stessa fonte, i Chiefs sono i migliori in assoluto per percentuale di successo nelle uscite dai propri 22 metri. Al contempo, non sono al vertice tra le squadre che escono dai propri 22 calciando il pallone. Un dato che ci porta direttamente a parlare di quanto interessante possa essere questa squadra con la palla in mano.

Gli uomini di Rob Baxter giocano un rugby che al tempo stesso ama andare in verticale (nel 62,5% dei casi la palla rimane entro dieci metri di larghezza tra un punto d’incontro e il seguente) ma porre tante domande alla difesa, in modo da poter sfruttare il dinamismo dei propri giocatori nelle sfide, anche negli spazi ravvicinati.

Una situazione che si presenta frequentemente quando i Chiefs muovono il pallone da un lato del campo: palla al numero 10 che sceglie tra due avanti all’interno e tre all’esterno, tutti molto ravvicinati. L’opzione pull back rimane sempre valida, la difesa è costretta a rimanere densa per non offrire cariche vincenti dove gli avanti di Exeter possono liberare le mani e giocare offloads

Anche (anzi, soprattutto) quando decidono di muovere il pallone, i Chiefs riempiono il primo playmaker di opzioni interne ed esterne, che costringono la difesa a rimanere stretta, liberando spazio per le due temibili minacce sulle fasce laterali, Feyi-Waboso e Brown-Bampoe.

Exeter beneficia del fatto di avere due playmaker in campo quando gioca Henry Slade, un’apertura che veste il 13 sulla schiena. Qui il centro riceve da primo in piedi da Varney, mentre Yeandle e Hooper al suo interno hanno costretto la difesa vicina alla ruck rimanere stretta. Woodburn, con il 15, arriva a offrire un angolo di corsa stretto, mentre l’apertura Skinner e Brown-Bampoe girano dietro la sua schiena. Largo, dentro il corridoio dei 15 metri, attende Feyi-Waboso. Un mal di testa per qualsiasi sistema difensivo.

Questa ricchezza di opzioni è certo una minaccia per il Benetton, che anche nella gara degli ottavi di finale contro Cardiff ha dimostrato di essere particolarmente vulnerabile quando deve difendere nella propria zona rossa. I Chiefs hanno il potenziale per fare male ai biancoverdi su ogni pallone giocato in attacco.

A questo si possono aggiungere le qualità di Feyi-Waboso e, soprattutto, Brown-Bampoe sui palloni alti, dove invece la squadra di Treviso ha sofferto tantissimo contro Cardiff. Un’arma che può rifornire di palloni gli ospiti di domenica pomeriggio a Monigo.

Dove attaccarli

Lo svolgimento della partita tra Exeter Chiefs e Munster ha dimostrato come gli inglesi siano una squadra forte ma tutt’altro che senza limiti. Gli irlandesi, peraltro in un momento della stagione non proprio brillantissimo, hanno sprecato tantissimo nel corso dell’incontro, non riuscendo a capitalizzare dopo aver ottenuto il 64% di possesso e il 63% di territorio nel complesso della gara. Se molteplici volte hanno perso le chance di segnare, quelle medesime le hanno anche create.

Il Benetton potrà provare a sfruttare alcune situazioni tattiche. Exeter, ad esempio, è una squadra che quando difende nella propria metà campo tende a contrarre gli spazi sul muro difensivo, coprendo la profondità con una persona e mezzo: un’ala sta sempre alta, un’altra assiste l’estremo ma rimane a mezza strada, nessun giocatore, tendenzialmente, copre la seconda linea di difesa, quella immediatamente dietro al muro.

Un altro aspetto del gioco dove il Benetton può mettere tanta pressione agli avversari è la mischia ordinata. La squadra di Treviso ha uno dei pack più efficaci in giro, mentre i Chiefs possono andare in difficoltà, così come è accaduto loro nel secondo tempo della partita contro il Munster.

In rimessa laterale la sfida tra Ruzza e Zambonin è uno dei temi più interessanti del pomeriggio per i tifosi italiani, ma il vero terreno di battaglia tra i due pack sarà quello delle collisioni, dove il Benetton a Monigo ha l’obbligo di fare la voce grossa. Gli avanti dei Chiefs si spendono sempre in raddoppi di placcaggio molto aggressivi, ma i biancoverdi hanno qualche portatore capace di imporsi anche in quelle situazioni, Lorenzo Cannone e Thomas Gallo su tutti. Le mani morbide di Michele Lamaro, da un altro lato, possono essere utili per liberare qualche compagno con un pop pass a ridosso della difesa: quando i due difensori attaccano forte il portatore un passaggio corto all’ultimo momento può consentire al compagno di fianco di trovare spazio nell’intervallo che si crea.

In mezzo al campo, poi, è dove davvero il Benetton può sperare di fare la differenza, con Leonardo Marin e Tommaso Menoncello attesi da un’altra prova da protagonisti contro una coppia avversaria, ancora orfana dell’infortunato Ikitau, dove Will Rigg e Henry Slade possono soffrire difensivamente sia dal punto di vista della fisicità che della rapidità.

Quando è sotto pressione Exeter non è, oltretutto, una squadra immune dall’indisciplina. Un Benetton capace di sottrarre la palla agli avversari, capace di trovare i mismatches nello schieramento difensivo avversario e capace di vincere qualche sequenza in cui non ha l’ovale ha tutte le carte per poter superare questo pur ostico avversario e approdare alla sua terza semifinale di Challenge.

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