La mancata selezione di Blair Kinghorn come estremo titolare nella formazione della Scozia è la vera, più grande sorpresa di tutti i XV annunciati fino a questo momento per la prima giornata del Sei Nazioni 2026.
In Scozia c’era infatti da settimane un certo dibattito sull’altro grosso nodo della selezione: continuare con le due ali di Edinburgh, Duhan van der Merwe e Darcy Graham, che tante gioie hanno riservato ai tifosi negli anni passati; o accantonarli per passare alla coppia dei Glasgow Warriors, composta da Jamie Dobie e Kyle Steyn, in forma al pari di tutta la loro squadra.
Lo staff tecnico guidato da Gregor Townsend ha infine preferito la seconda opzione, tenendo completamente fuori dai giochi van der Merwe e scegliendo Graham per una panchina forte ed esperta.
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Nessuno, invece, si aspettava di vedere Tom Jordan titolare. Il giocatore neozelandese di nascita, che milita con i Bristol Bears in Prem Rugby, è un trequarti polivalente, capace di ricoprire le posizioni di apertura (la preferita), centro ed estremo. È soprattutto un giocatore molto completo che si può incasellare nella definizione di secondo playmaker per questa squadra, ma che può essere molto di più, perché capace di portare la famigerata triplice minaccia alla difesa: sa passare, sa usare il piede, sa sfidare in prima persona.
Da mettere sotto pressione, invece, le sue qualità nel gioco aereo. Questo uno degli obiettivi dell’Italia nell’affrontare questo triangolo allargato scozzese composto da un’apertura a estremo e da un mediano di mischia all’ala. Se a Roma, come previsto pioverà ancora dopo una settimana di pioggia, allora il campo pesante dell’Olimpico potrebbe essere un elemento che gli Azzurri proveranno a volgere a loro vantaggio come accaduto un anno fa con il Galles.
Il resto del XV scozzese è quello atteso, ed è di altissimo profilo: Sione Tuipulotu e Huw Jones non hanno forse lo smalto dei giorni migliori, ma tra i giocatori che arrivano a questo Sei Nazioni in gran forma ci sono invece Ben White, Jack Dempsey e Ewan Ashman, per citarne tre.
Con la vittoria del campionato inglese con Bath e della serie australiana con i British & Irish Lions, Finn Russell ha cementato la propria legacy come uno dei numeri 10 più forti e completi del decennio. A Roma otterrà il suo novantesimo cap internazionale.
La panchina, pure, è di una solidità rara: Gregor Brown è un flanker di cui si parla troppo poco, un giocatore massiccio, intelligente, che accumula quantità di lavoro immense in giro per il campo; George Horne e Adam Hastings stanno vivendo una seconda giovinezza a Glasgow e sono armi pericolosissime per l’ultimo quarto di gara.
Essendo Glasgow la squadra più in forma d’Europa in questo momento, è ovvio che Townsend e soci vi si affidino massicciamente, con ben 14 giocatori sui 23 selezionati.
Dove l’Italia può provare a incunearsi e mettere sotto pressione gli avversari è nel confronto tra i primi cinque uomini, dove la Scozia può soffrire sia in mischia ordinata che nel gioco aperto. Ha giocatori esperti, è vero, ma nessuno di loro nel proprio periodo migliore ad eccezione di Ashman, tallonatore esplosivo e mobile che però potrebbe incontrare qualche problema nelle fasi statiche.
Agli Azzurri il compito di giocare una gara di ordine e abnegazione, contro una Scozia che potrebbe approcciare la partita con l’intenzione di mettere a ferro e fuoco l’Olimpico e stufarsi prima dei padroni di casa del gioco tattico, prendendosi qualche rischio di troppo, di cui poi la squadra di Quesada potrebbe approfittare.
Proprio su questo aspetto di maturità si gioca la partita: la Scozia viene da un novembre frustrante, che ha lasciato cicatrici e scorie. Esiste evidentemente una distanza tra i giocatori (tutti o alcuni) e lo staff, in particolare Gregor Townsend. Questa generazione di giocatori è di fronte a un bivio che appare definitivo: sfaldarsi sotto la spinta della pressione, dei risultati che non arrivano, della mancanza di coesione; oppure trovare la spinta per il decisivo giro di vite che può portarli a essere una delle big di questo Torneo.
I mezzi non mancano. È più una questione, si diceva, di maturità.
Scozia: la formazione
15 Tom Jordan
14 Kyle Steyn
13 Huw Jones
12 Sione Tuipulotu – capitano
11 Jamie Dobie
10 Finn Russell
9 Ben White
8 Jack Dempsey
7 Rory Darge
6 Matt Fagerson
5 Grant Gilchrist
4 Scott Cummings
3 Zander Fagerson
2 Ewan Ashman
1 Pierre Schoeman
A disposizione
16 George Turner
17 Nathan McBeth
18 Elliot Millar Mills
19 Max Williamson
20 Gregor Brown
21 George Horne
22 Adam Hastings
23 Darcy Graham
