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È un pomeriggio difficile per l’Italia di Gonzalo Quesada. A Genova lo stadio ha diversi posti vuoti: la partita si gioca di domenica e i campionati del rugby di base vanno avanti malgrado l’appuntamento con la Nazionale. In più i georgiani sono arrivati con tanta voglia di rompere le uova nel paniere agli Azzurri, nervosi e incapaci di tramutare in punti il dominio di possesso e territorio espresso.

È passata da poco l’ora di gioco quando la Nazionale, sotto di quattro lunghezze, va a giocare una rimessa laterale a cinque metri dalla linea avversaria. Lancio lungo su Negri, i compagni si avvicinano come per impostare un drive, invece la palla viene passata all’ultimo momento a Alessandro Fusco, che arriva in corsa. Avrebbe l’opportunità di servire Brex, ma non ci pensa neanche: palla in saccoccia, si schianta in mezzo a due difensori georgiani e se li porta dall’altro lato della linea di meta.

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Ha risolto quella partita, la Zebra Fusco, a novembre del 2024. L’ha sbrogliata mettendo in mostra la sua dote migliore: una combinazione di velocità, potenza e durezza che gli permette di essere un mediano di mischia capace di sfidare con profitto le difese avversarie. Un numero 9 che negli ultimi metri di campo diventa letale quando ha l’occasione giusta.

Un giocatore imperfetto, il classe 1999 da Napoli, rampollo di una dinastia nobile del rugby partenopeo. Le sue qualità sono indubbie, così come anche i suoi limiti, espressi in particolare in un passaggio dalla base non sempre preciso e nel vizio di raccogliere l’ovale e fare sempre due passi prima di passare il pallone, non solo rischiando così di mandare fuori tempo i compagni, ma anche consentendo alle asfissianti difese contemporanee di mangiare spazio e tempo alla manovra offensiva.

Ha saputo migliorarsi, però, Fusco nel corso del tempo. Merito del lavoro in franchigia, dove le Zebre gli danno costante fiducia e lui sembra averla assorbita, tramutandola in certezza, sicurezza nei propri mezzi. Il gioco al piede, ad esempio: è sempre stato un giocatore dal destro potente, ma nel tempo ha affinato il suo calcio dal box, che sarà elemento imprescindibile della prossima sfida che lo aspetta: la prima partenza da titolare in una gara del Sei Nazioni, la quinta assoluta in Nazionale.

Alessandro Fusco

Non se lo nasconde neanche lui, probabilmente: senza gli infortuni di Steve Varney e Martin Page-Relo probabilmente non avrebbe fatto parte dei 23 che giocheranno sabato 7 febbraio con la Scozia nella partita inaugurale del Torneo.

Ma a Roma pioverà, sabato pomeriggio, dopo una settimana di meteo negativo: il pensiero torna subito alla gara di un anno fa contro il Galles, sotto un’acqua incessante. Le condizioni in cui una squadra desidera un numero 9 che sappia metterci il fisico, che possa mettersi a disposizione in difesa con un placcaggio in più, che quando serve sia in grado di portare il pallone oltre quell’ultimo metro di terra e cadere là dove l’erba è un po’ più verde. Com’è già successo a Genova, contro la Georgia, in quel complicato pomeriggio di novembre di quindici mesi fa.

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