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Dopo aver infranto, nel bene e nel male, le tradizioni con Irlanda (battuta per la prima volta in casa sua) e Scozia (vittoriosa per la prima volta in Italia dal 1999), l’Italia infrange anche la tradizione (più recente) che la vedeva dal 2012 imbattuta in terra gallese. Perde 22-20 contro una squadra che fa di tutto per non vincere, senza riuscirci alla fine. Il Galles controlla – come tutte le nostre avversarie in questa edizione del torneo – possesso e territorio, ma non trova la necessaria continuità di prestazione per tradurli in un flusso sistematico di punti. L’apertura George alterna momenti notevoli al piede (due 50:22 di pregevole fattura) ed errori banali, mancando una touche importante in un momento cruciale della partita. I trequarti gallesi non pungono, ma soprattutto, una rimessa laterale pessima impedisce di sfruttare appieno le numerose penaltouches generate dai falli italiani in mischia chiusa nel primo tempo: cinque calci concessi su sei mischie ad introduzione gallese (fortunatamente le nostre avversarie spingono storto sull’ultima, che essendo a cinque metri dalla nostra linea sembrava destinata a portare ad una segnatura). L’Italia contraccambia con un’ostruzione in touche di Arrighetti, anche qui a 5 metri dalla linea avversaria, dopo che una serie di drive ben impostati avevano costretto ripetutamente le gallesi al fallo. La segnatura gallese arriva al 15’ con la tallonatrice Carys Phillips, da una “furba” che trova la difesa impreparata. La reazione azzurra è però immediata: D’Incà strappa il pallone alla Bluck e libera sull’ala Ostuni Minuzzi, Rigoni trasforma da difficile posizione per il 7-5, che sale a 10 con un calcio a due minuti dal termine della prima frazione. Risultato dovuto in buona misura all’ottima difesa italiana, che resiste a due lunghe fasi di pressione sulla nostra linea.

La meta di Gwenllian Pyrs. la seconda delle gallesi, all’inizio della ripresa (foto WRU)

L’inizio del secondo tempo è difficile, Sgorbini tenta di sfruttare al piede una palla persa dalle gallesi poco fuori dai nostri 22 ma l’unico risultato è un fuorigioco di Rigoni che dà l’ennesima opportunità alle nostre avversarie. Questa volta la loro touche funziona e dopo varie fasi il pilone Pyrs sfonda in mezzo ai pali. Il vantaggio per le gallesi sale a 15-10 con una facile punizione di Bevan. La reazione italiana può contare su una migliore tenuta in mischia (grazie all’ingresso nel secondo tempo della centuriona Lucia Gai) e su una rimessa laterale che nel complesso funziona meglio che nelle partite precedenti. Varie fasi di sostenuta pressione delle nostre avanti sulla linea gallese vengono vanificate da un passaggio lungo di Stefan verso Muzzo che finisce direttamente fuori dal campo. Poco dopo però un paio di drive bene impostati creano spazi per allargare, e buone trasmissioni mandano in meta prima Granzotto (55’) e poi Stevanin (69’), in entrambi i casi sull’angolo: 20-15 per le azzurre con 10 minuti sull’orologio. Purtroppo al 76’ l’ennesimo lungo calcio di George trova la nostra copertura fuori posizione e regala alle gallesi un vitale 50:22. La loro touche è ancora una volta storta, ma sul successivo lancio delle azzurre  l’assenza di protezione per Duca permette alle gallesi di ricuperare il pallone e innescare nuovamente le loro percussioni. Questa volta conclude Tuipulotu, di nuovo in mezzo ai pali, per il 22-20 finale. Ci sarebbe ancora un calcio per tenuto gallese con possibile ingresso nei 22, ma l’assistente scozzese (primo intervento di un guardialinee da noi visto nell’intero torneo) segnala a Barrett-Theron un placcaggio alto di Stevanin (cartellino giallo). Il Galles controlla l’ultima touche e chiude un incontro che avremmo anche potuto vincere se non avessimo sprecato varie occasioni, ma che avremmo anche potuto perdere più nettamente se le gallesi avessero avuto una rimessa laterale almeno decente.

Lucia Gai, prima a sinistra, alla sua centesima presenza in maglia in azzurra ((Photo by Ryan Hiscott/Federugby via Getty Images)

Il successo gallese salva la faccia alla squadra di casa ma non le evita l’ultimo posto. Il nostro Sei Nazioni si conclude in quinta posizione, un piazzamento che garantisce accesso diretto al WXV2 e quindi, nella sostanza, alla RWC 2025. Conclusione amara visto che, alla luce del successo di misura dell’Irlanda sulla Scozia, con una vittoria sul Galles, anche di misura, direttamente alla RWC 2025 (e soprattutto al WXV1 in autunno) invece delle irlandesi ci sarebbe andata l’Italia. Al di là dell’aver evitato il famigerato cucchiaio non c’è purtroppo molto da ricordare di un torneo che nonostante la vittoria in Irlanda è difficile non considerare deludente. Ci sono stati momenti di brillantezza e l’impegno, soprattutto difensivo, della squadra non è mai stato in discussione. Prevalgono però gli elementi di criticità: in particolare, le difficoltà delle avanti a garantire un possesso di qualità, l’inefficacia del gioco al piede come arma per uscire dal proprio territorio, e più in generale la difficoltà a gestire le partite reagendo alla loro evoluzione. Un dato sorprendente, considerata l’esperienza considerevole di varie giocatrici.

 

Galles – Italia   22-20 (primo tempo  5-10)

Galles: 15 Jenny Hesketh; 14 Lisa Neumann, 13 Hannah Jones, 12 Hannah Bluck, 11 Carys Cox; 10 Lleucu George, 9 Keira Bevan (74′ Sian Jones); 8 Georgia Evans, 7 Alex Callender, 6 Alisha Butchers, 5 Abbie Fleming (70′ Gwennan Hopkins), 4 Natalia John (58′ Kate Williams);  3 Sisilia Tuipulotu, 2 Carys Phillips (61’Kelsey Jones), 1 Gwenllian Prys (67′ Donna Rose)

Italia: 15 Beatrice Capomaggi (51’ Granzotto); 14 Aura Muzzo, 13 Alyssa D’Incà, 12 Beatrice Rigoni, 11 Vittoria Ostuni Minuzzi; 10 Emma Stevanin, 9 Sofia Stefan; 1 Silvia Turani, 2 Vittoria Vecchini, 3 Sara Seye (40’ Gai); 4 Sara Tounesi (59’ Valeria Fedrighi), 5 Giordana Duca; 6 Ilaria Arrighetti, 7 Francesca Sgorbini (74’ Isabella Locatelli), 8 Elisa Giordano

Marcaturie 15′ meta Phillips, 17′ meta Ostuni-Minuzzi tr Rigoni,  38′ cp Rigoni; secondo tempo: 43′ meta Prys  tr Bevan, 51′ cp Bevan, 55′ meta Granzotto, 69′ meta Stevaniin, 77′ meta Tuipulotu tr George.

Cartellini gialli: 79′ Stevanin

Atbitra:Barrett-Theron (Sudafrica)

A Belfast

Irlanda-Scozia 15-12 (primo tempo 0-5)

Irlanda: due mete (Corrigan 41’, Moloney 58’), una trasformazione (O’Brien 59’), un calcio piazzato (O’Brien 73’)

Scozia: due mete (Martin 8’, Thomson 49’), una trasformazione (Nelson 51’)

La meta di  Katie Corrigan nonostante il tentativo di placcaggio delle scozzesi Mairi McDonald e Alex Stewart  (©INPHO/Ben Brady)

Conclusione deludente anche per la Scozia che cade a Belfast di fronte ad un’Irlanda determinata ma non eccezionale. Partita complessa nel primo tempo anche a causa della pioggia battente. La Scozia chiude la frazione con il minimo vantaggio grazie ad una meta da drive, uno dei rari casi, anche per colpa della pioggia, in cui la rimessa laterale funziona per una delle due squadre. L’Irlanda rinuncia a molte opportunità da tre punti per una meta da drive che non arriva. La partita si apre leggermente nel secondo tempo, con due buone mete al largo di Corrigan prima e poi Thomson, ed il pareggio di Moloney ancora da drive. Alla fine un calcio di O’Brien regala all’Irlanda un successo che mette definitivamente dietro alle spalle la delusione della mancata partecipazione a RWC 2021 e le cinque sconfitte del Sei Nazioni 2023.

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