Vi ricordate la Fox, quella strategia inventata da Brendan Venter che nel 2017, almeno per un tempo, consentì all’Italia di mandare in tilt gli inglesi a Twickenham durante il Sei Nazioni?
Bene, dimostra che Venter non è nuovo a soluzioni originali per aggirare le regole o piegarle a suo favore. Un po’ quello che sta accadendo in questi giorni: chiamato dai Saracens alla fine della scorsa stagione a sostituire Mark McCall come director of rugby, ha deciso che non era compito suo parlare con i media.
E, dopo aver saltato il lancio della nuova stagione organizzato da Prem Rugby e non aver partecipato ad alcuna attività con i media prima, durante o dopo la vittoria della prima giornata contro i Leicester Tigers, mercoledì non si è presentato alla conferenza stampa organizzata in vista della prossima sfida contro Sale. Per accordo tra i club del massimo campionato inglese, ogni director of rugby è formalmente obbligato a presenziare alle conferenze stampa della sua squadra.
Altro su ALLRUGBY:
→ Chi è Tobias Wade, il prossimo acquisto delle Zebre Parma, di Lorenzo Calamai
→ Under 18 Titolo: gironi fatti, i quarti di finale grande novità, di Alessandro Cecioni
→ L’Italia nel WXV 2026: impressioni di settembre, di Mario Diani
Il Daily Telegraph ha riferito martedì che Venter si sarebbe “dimesso” dal ruolo di direttore del rugby e, contestualmente, avrebbe assunto un nuovo incarico ai Saracens come “responsabile della cultura del rugby e consulente del vino”, ma né il club né Prem Rugby hanno confermato la notizia.
Per colpa sua, i Sarries avevano ricevuto una multa di 5.000 sterline perché Venter non era presente al lancio della stagione organizzato da Prem Rugby.
Ora la questione diventa legata al fatto che un eventuale cambio di titolo professionale escluda Venter dagli obblighi verso la stampa, poiché è palese che all’interno del club continuerà a svolgere il ruolo di director of rugby.
Venter è tornato ai Saracens questa estate dopo aver già ricoperto il ruolo apicale tra il 2009 e il 2011. Durante il suo primo mandato, a settembre 2010, il club si dovette scusare con i dirigenti dell’European Rugby Cup (ERC, l’antenato dell’attuale EPCR) per l’assenza dell’allora capitano Steve Borthwick al lancio della Heineken Cup, tenutosi al Millennium Stadium di Cardiff.
Borthwick, oggi allenatore capo dell’Inghilterra, era l’unico rappresentante assente tra gli allenatori e i capitani dei 12 club inglesi, gallesi e scozzesi invitati all’evento. I Saracens gli avevano chiesto di partecipare invece a una sessione di team building durante un festival della birra a Monaco di Baviera.
Nel dicembre 2010, lo stesso Venter fu ammonito dai dirigenti dell’ERC per un’intervista post-partita dopo la sconfitta per 24-21 della sua squadra contro il Racing Métro in Heineken Cup. Durante l’intervista, Venter rispose ripetutamente a monosillabi, confermando qualunque cosa gli venisse chiesta.
In seguito spiegò che il suo comportamento era stato ispirato da una scena del film calcistico Mike Bassett: England Manager. Venter lasciò il suo incarico a tempo pieno ai Saracens a metà della stagione 2010-11 e fu sostituito da Mark McCall, che gli ha restituito il ruolo alla fine della scorsa stagione.
Conor O’Shea lo chiamò nel 2017 a far parte dello staff dell’Italia, incarico che lasciò qualche mese dopo, quando gli Azzurri e il Sudafrica vennero inseriti nello stesso girone della Coppa del Mondo 2019, avendo Venter, nel frattempo, accettato anche il ruolo di consulente degli Springboks.
In redazione a Allrugby c’è chi racconta che una volta all’Olimpico Venter negò di essere lui, visto che la nomina nello staff non era stata ancora ufficializzata, insistendo parecchio. Gli fu ricordato dal giornalista presente che nel 1995 si erano incontrati a colazione a Durban nell’hotel dei Boks alla Coppa del Mondo, e allora disse con convinzione di avere problemi di memoria.
Chi scrive ricorda invece di un incontro a Roma, la mattina di una partita del Sei Nazioni, che si beveva un té alla Casa del Cinema a Villa Borghese, sulla strada tra la stazione Termini e l’Olimpico che percorrevamo a piedi per andare allo stadio. Mi presentai e ci mettemmo a chiacchierare e lui non la finiva più. Parlava dell’Italia, del rugby e di un sacco d’altre cose. A un certo punto disse una cosa come: cazzo, perdo il pullman per lo stadio. E si precipitò via. La settimana dopo a Murrayfield era in uno di quei bugigattoli vicino alla tribuna stampa dove stanno gli staff. I tifosi scozzesi cominciarono a rompergli le scatole, lui uscì fuori e si mise a discutere. Io ero lì di fianco e disse: “non vengo qui a farmi prendere in giro”.
Prosit.
