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Italia WXV 2026

Smaltite le emozioni suscitate da una Italia-Sudafrica ricca di tensione agonistica e di frustrazione per i colori azzurri, può essere interessante ragionare a mente più fredda su come l’Italia ha affrontato la prima fase del WXV 2026.

La prima impressione è quella di un gruppo (intendiamo: giocatrici e staff allargato, non solo tecnico) che ha ritrovato una buona armonia dopo un periodo non semplice, e ha anche accolto bene l’arrivo di una nuova figura tecnica nella persona di Cocco Mazzariol.

I risultati sono stati alterni: a una grande prestazione contro il Giappone, battuto con un margine nettissimo, è seguita una sconfitta con il Sudafrica che lascia l’amaro in bocca per come è maturata. Al di là dei risultati, vale la pena concentrarsi sulle prestazioni. Prendiamone in considerazione alcuni aspetti, partendo da quelli positivi.

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L’attacco

Tredici mete in due partite confermano che quando ha il pallone in mano l’Italia sa cosa farne.

L’intenzione di giocare a un ritmo molto alto porta a volte a commettere errori in momenti cruciali della gara (si pensi al passaggio a vuoto di Mannini a pochi passi dalla linea sul 29-34 contro le Springboks), ma al tempo stesso mette molta pressione sulla difesa avversaria, e porta dividendi cospicui.

La mischia chiusa

Contro un pacchetto non pesantissimo ma estremamente competente come quello giapponese, e soprattutto contro un pacchetto gigantesco come quello sudafricano, le avanti hanno retto bene il confronto, conquistando in entrambi i casi il 100% delle proprie introduzioni. Già prive di Gaia Maris, in recupero da un piccolo intervento, hanno dovuto rinunciare dopo pochi minuti anche a Vittoria Zanette. Positive le indicazioni dalle debuttanti Laura Foscato e Giorgia Cuoghi, ma note di particolare merito per Silvia Turani e Alessia Pilani, in campo per 80 e 73 minuti contro un Sudafrica che aveva invece provveduto al consueto inserimento di forze fresche nella ripresa.

La difesa

I dati sui placcaggi completati dicono addirittura 96% contro il Giappone, e un ottimo 88% contro il Sudafrica, segno di cazzimma agonistica combinata con buona tecnica. E’ stata deficitaria soltanto la difesa contro il drive da rimessa laterale, ma onestamente con le regole attuali è veramente difficile opporsi a squadre bene organizzate come il Giappone o estremamente pesanti come il Sudafrica. Meglio limitare le opportunità per le avversarie di gestire rimesse laterali nei propri 22, un dato che dipende da due fattori, disciplina e uso corretto del piede. Qui cominciano gli elementi di riflessione.

Disciplina

È stata ottima contro il Giappone, salvo un breve momento tra il 10’ e il 15’, con soli cinque calci fischiati contro. Non lo è stata altrettanto contro il Sudafrica (12 falli contro 8 delle avversarie, anche se la differenza l’hanno fatta probabilmente gli ingressi laterali nelle lunghe maul avanzanti impostate dalle sudafricane).

Gioco al piede

Rispetto all’anno scorso sembra esserci stato un arretramento nell’uso di questa opzione, soprattutto contro il Sudafrica. Nello scorso Sei Nazioni il piede era stato usato in media 19 volte a partita; negli incontri di settembre si è calciato 17 volte contro il Giappone, sostanzialmente in linea con la prassi precedente, ma soltanto 10 volte contro le Springboks Women. In quest’ultimo caso si è tentato più volte di uscire dalla nostra area difensiva alla mano, con esiti non sempre soddisfacenti.

Gestione degli incontri

Contro il Giappone la squadra è riuscita a superare brillantemente il periodo di difficoltà vissuto quando due mete da drive in rapida successione avevano portato le nipponiche in vantaggio, limitando al massimo i falli e gli errori nella gestione del pallone. Questo non è accaduto invece contro le Springboks Women. Trovatasi in una posizione per molti versi simile a quella della settimana precedente (in svantaggio dopo aver marcato per prima), la squadra ha alternato per il resto del match momenti di grande efficacia a errori di gestualità e scelte spesso poco lucide. Indicativo quanto accaduto tra il 25’ e il 30’ del primo tempo: l’incapacità di controllare un calcio a scavalcare dell’apertura sudafricana è costata una punizione nei nostri 22; graziate dall’estremo Cilliers che ha trovato la linea di pallone morto invece della touche a 5 metri, le Azzurre hanno scelto la mischia dal punto invece della rimessa dai 22 con l’intento di uscire alla mano; l’attacco – oggettivamente ardito – è abortito immediatamente con Muzzo spinta in rimessa laterale; dalla successiva touche il drive sudafricano è andato fino in fondo per la meta del 19-5; la successiva rimessa in gioco da centro campo non ha superato i 10 metri; dalla risultante mischia è arrivato un calcio di seconda per spinta anticipata, che giocato rapidamente dalle sudafricane ha mandato in meta l’ala Tshiremba. Dieci punti subiti per una combinazione di errori banali e scelte difficilmente comprensibili, che hanno scavato un solco alla fine risultato decisivo.

La rimessa laterale

Alla sconfitta ha contribuito in misura rilevante anche una rimessa laterale apparsa irriconoscibile rispetto a quella del Sei Nazioni. Negli ultimi tre incontri primaverili la percentuale di successo sul proprio lancio era stata del 100% contro la Scozia, del 92% contro Inghilterra e Galles. A settembre è stata del 74% contro il Giappone, e del 60% contro il Sudafrica. Gli errori ripetuti in rimessa laterale hanno impedito di sfruttare le opportunità offerte dal Sudafrica nel secondo tempo, dapprima nella fase di gioco successiva all’espulsione temporanea del pilone Ngxingolo, e poi nel finale, dopo la meta annullata a Francesca Granzotto per aver toccato la linea laterale. Così come accaduto nel primo tempo, il regalo sudafricano (in questo caso la rimessa laterale storta) è stato immediatamente restituito dalle Azzurre che si sono fatte rubare il pallone sul proprio lancio. Da lì è partita l’ultima sequenza dell’incontro che ha permesso alle Springboks di risalire il campo e marcare la meta che ha scavato un gap, francamente non giustificato dalla qualità complessiva del gioco visto in campo.

What’s next?

La trasferta negli USA appare a questo punto del tutto aperta e imprevedibile: se la touche si sistema e la gestione tattica degli incontri torna a essere accorta, ci sono le premesse per creare seri problemi alle Eagles; se invece si persevera nell’errore, l’esito del doppio test non sarà magari diabolicum, ma sicuramente problematico e pesante da digerire.

In copertina: Alyssa d’Incà in meta contro il Sudafrica – ph. FIR

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