In questa finestra autunnale, potrebbe cadere un record storico del rugby sudafricano: Markus Muller, trequarti centro degli Stormers convocato da Rassie Erasmus in nazionale, è in pole position per battere il primato di François Steyn e diventare il giocatore più giovane a esordire negli Springboks dall’avvento del professionismo in poi.
François Steyn aveva 19 anni e 191 giorni quando l’11 novembre del 2006 fece il suo debutto con la nazionale sudafricana contro l’Irlanda.
Il giorno della finale del Nations Championship, il prossimo 29 novembre, Muller, nato 12 luglio del 2007, ne avrà invece 19 e 140 giorni. Il record quindi è assicurato, basta che disputi una delle quattro gare in programma nella competizione.
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Cresciuto nella squadra del Paarl Gimnasium, Muller ha debuttato con la maglia degli Stormers nello United Rugby Championship contro i Glasgow Warriors lo scorso 25 aprile, quando aveva 18 anni, 9 mesi e 19 giorni.
Prima di lui solo un altro giocatore aveva indossato i colori della formazione di Città del Capo prima di compiere i 19 anni: Damian Willemse.
Muller ha disputato da titolare quattro delle cinque partite del Sudafrica al più recente Mondiale U20, vinto la scorsa estate dai Baby Boks in Georgia. Forte in attacco, solido in difesa, il ragazzo è alto 1.83 per 93 chili. Ai Mondiali U20 ha giocato una partita con sulla schiena il numero 12 e le altre tre con il 13, e nella stessa linea dei trequarti giocava l’apertura Yaqeen Ahmed, anche lui tra i potenziali esordienti convocati dal Sudafrica.
Markus Muller Try. https://t.co/FRPCiUrBXw
— DummySwitchPod (@DummySwitchPod) September 3, 2026
A giugno, Muller aveva esordito con il Sudafrica A contro lo Zimbabwe, segnando una meta nella partita vinta 40-0. La sua selezione con la nazionale maggiore ha fatto alzare qualche sopracciglio: Muller supera di slancio nella gerarchia giocatori che stanno facendo bene in franchigia e aspettano la chiamata da un po’, come Jurenzo Julius degli Sharks e Henco Van Wyk dei Lions, ma anche il suo ex compagno di nazionale giovanile Ethan Adams, che molti davano più pronto di lui al grande salto.
“Essere stato capitano ai tempi della scuola mi ha aiutato a sviluppare leadership e carattere anche fuori dal campo – ha raccontato – Da bambino mi esercitavo nei placcaggi e nei breakdown e chiedevo a mamma di darmi il voto. Sul campo mi piace cercare lo spazio, evitare lo scontro fisico. Allenare la tecnica individuale ti aiuta ad avere fiducia nei tuoi gesti quando sei in partita. Io cerco di giocare le situazioni che ho di fronte, è un dono di natura. E insieme al duro lavoro che ho imparato a scuola, speriamo mi porti fino all’esordio con gli Springboks”.
