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inghilterra canada wxv

Tra venerdì 18 settembre e domenica 20 si sono disputate decine di partite di rugby professionistico: in ProD2 Oyonnax ha vinto ad Agen 19-17 rimontando dal 17-10 nell’ultima mezz’ora di gara; a Tokyo il Giappone ha vinto la Pacific Nations Cup per la prima volta dal 2019 battendo le Fiji, ma in maniera ancor più sorprendente il Canada, ventiquattresimo nel ranking maschile, ha battuto gli Stati Uniti, quattordicesimi; in Top 14 Tomas Albornoz ha sbagliato un drop centrale all’ottantesimo che avrebbe dato la vittoria al Tolone, che ora è in fondo alla classifica con 3 sconfitte in 3 giornate; a Fontanafredda, poco fuori Pordenone, l’Italia ha battuto sonoramente il Giappone nella prima partite delle sue WXV Global Series.

Nessuna di queste partite, le più notevoli tra le svariate disputate in giro per il mondo, è lei, quella singola gara dello scorso weekend che non dovevate perdervi. Lei è Inghilterra-Canada 26-26, ovvero il primo risultato positivo di una squadra contro le Red Roses dalla finale della Rugby World Cup 2022. Non abbastanza per interrompere l’imbattibilità delle inglesi, che ora ha raggiunto quota 40 gare, ma comunque un risultato sensazionale nel remake della scorsa finale mondiale.

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Una partita bellissima, giocata ad un livello siderale, che pare diverse spanne superiore a quello di ogni concorrenza. Una gara estremamente fisica, ma non per questo meno eccelsa dal punto di vista tecnico. (Un match, peraltro, disponibile on demand su Rugbypass TV, per chi avesse desiderio di rivederla).

Per il Canada l’ulteriore merito di aver centrato questo risultato a Sandy Park, in Inghilterra. La squadra finalista della scorsa coppa del mondo ha giocato un primo tempo straordinario, andando in vantaggio per due volte consecutive, e ha poi saputo rispondere dopo essere andata sotto nel punteggio. Infine, ha resistito all’assalto inglese negli ultimi 20 minuti e ha avuto l’umiltà di accettare il pareggio quando, a tempo scaduto, aveva una mischia a favore nella propria metà campo, da cui avrebbe potuto attaccare per provare a vincere, ma forse con più rischi che opportunità.

Partita grandiosa di tantissime interpreti della squadra canadese: Sophie de Goede continua ad essere una delle giocatrici più complete del mondo, in un pack dove le terze linee Rachel Smith, Julia Omokhuale e Lizzie Gibson danno uno sprint in più alla manovra. Olivia Apps ha giocato una partita sontuosa con la 9 sulla schiena, sempre precisa e con una capacità di scelta della destinataria dei propri passaggi di livello eccelso. Alex Tessier, con la maglia numero 12, è la vera playmaker della squadra, mentre Asia Hogan-Rochester sa essere davvero imprendibile con la palla in mano (peccato per un passaggio di poco in avanti nel primo tempo che aveva innescato una sua discesa devastante).

Interessante, come lo era stato anche al mondiale, il gioco del Canada, che impegna sempre il minimo numero possibile di giocatrici nel punto d’incontro (spesso una sola in sostegno) e alterna continuamente penetrazioni centrali a palloni spostati sul lato.

Splendido il duello fra Hogan-Rochester e la dirimpettaia Claudia Moloney-MacDonald, che ha scritto il proprio nome per due volte nel tabellino. L’Inghilterra è stata meno incisiva e concreta di altre volte, ma comunque ha dimostrato la propria innegabile forza e qualità, risultando particolarmente difficile da fermare quando le avanti vanno dritto per dritto (Botterman e Muir, in particolare). In più, si intravedono alcune strutture particolarmente interessanti, come l’utilizzo episodico del pod da 4 giocatrici, negli ultimi anni molto in voga nel rugby maschile ma ancora sfruttato poco nel femminile.

Adesso per le Red Roses arriva un’altra avversaria di ferro che aspira al trono del rugby femminile, la Nuova Zelanda, ma la vera sfidante, ad oggi, si è confermata la squadra canadese. Parte quindi il countdown per gli altri due incontri che vedranno le due protagoniste di fronte, il 17 e 24 ottobre prossimi.

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