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Mentre molti speravano in una vittoria dell’Italia sul Giappone, è probabile che pochi si aspettassero il punteggio e lo scarto che si sono materializzati a Fontanafredda. Alla luce dei risultati del weekend, tuttavia, saranno ancora meno quelli che considereranno sorprendente il 55-21 inflitto alle nipponiche. Tra venerdì 18 e domenica 20 ne sono successe in effetti “di tutti i colori”, per cui il risultato delle Azzurre finisce per apparire quasi scontato.

Le avvisaglie di quello che sarebbe accaduto si sono viste già dalla serata di venerdì 18. Pochi avrebbero alla vigilia scommesso sulle possibilità di un Galles, in serie negativa da nove partite e inattivo dal Sei Nazioni, contro un Sudafrica che lo precedeva di tre posizioni nel ranking, ed era reduce da cinque incontri di alto livello con USA, Figi e Nuova Zelanda. Sul campo di Cardiff le cose sono andate molto diversamente. Con un primo tempo perfetto per precisione in attacco e solidità difensiva, il Galles ha distrutto un Sudafrica che ha perso la battaglia sui punti d’incontro e ha pagato una difesa alquanto approssimativa. La fallosità delle sudafricane, soprattutto al breakdown, è costata loro 30 minuti in inferiorità numerica,  depotenziando l’unico settore in cui sarebbero state veramente dominanti, la mischia chiusa. Sei mete a una e un parziale di 38-5 hanno lasciato poco spazio alla reazione delle Springboks women che pure si è manifestata nella ripresa. La frazione ha visto due mete a testa, ma non ha cambiato il senso di una partita in cui la squadra ospite ha mostrato limiti sostanziali.

Carmen Castellucci della Spagna placcata da una samoana nel match disputato al Kai Tak Youth Sports Ground di Hong Kong. (Photo by Yu Chun Christopher Wong – World Rugby/World Rugby via Getty Images)

L’ordine “naturale” delle cose sembrava essere stato ristabilito a Hong Kong, dove nel primo incontro del WXV Challenger la Spagna ha battuto largamente Samoa (61-21, nove mete contro tre). Se il risultato era previsto, sono comunque da notare le tre mete marcate da Samoa nella ripresa, dopo che lo 0-33 del primo tempo aveva fatto temere una ripetizione della batosta subita contro l’Olanda la settimana precedente. Il fatto di essere state insieme per una settimana ha chiaramente beneficiato le isolane, la cui preparazione precedente al torneo si era limitata, pare, a un raduno di una sola giornata. Secondo le attese anche il secondo incontro, dove le Figi hanno regolato Hong Kong con un netto 54-26 (otto mete a due), chiudendo la pratica già nel primo tempo, terminato 40-14. Le padrone di casa si sono comunque assicurate il secondo punto di bonus offensivo. Di tutt’altro taglio l’ultima partita della giornata: le olandesi non hanno replicato l’exploit contro Samoa, e devono ringraziare una trasformazione fallita se non sono state raggiunte nel finale da un Brasile che non si è mai arreso. Se il risultato è stato quello atteso, non lo è stato di sicuro il punteggio: 17-15 il finale (tre a due il conto delle mete) dopo una prima frazione altrettanto combattuta, conclusasi sul 10-7 per le europee.

I veri fuochi d’artificio si sono comunque visti nelle partite dei grossi calibri. L’unica che ha rispettato fino in fondo il copione è stata quella di Edimburgo, dove una Scozia ancora incompleta non è riuscita a contenere la Nuova Zelanda. Ha marcato un paio di mete nel primo tempo, subendone peraltro sei (14-38 il parziale), mentre nella ripresa non è andata al di là di una feroce difesa che ha impedito alle Black Ferns di dilagare (“solo” quattro le mete marcate) ma non ha prodotto punti. E’ finita allora 14-66, un risultato  certamente pesante ma non sorprendente visto lo status (e lo stato di forma) delle due compagini. Secondo le aspettative anche il risultato di Francia-Australia, vinto dalle transalpine 29-26, ma il modo in cui ci si è arrivati è stato tutt’altro che lineare. Tra il 17’ e il 23’ del primo tempo le francesi hanno ricevuto due cartellini gialli (la terza linea Champon e l’ala Murie), un giallo diventato un rosso da 20’ (il pilone Mwayembe), e un rosso diretto (la seconda linea Correa). Ridotte a un certo punto a undici elementi, si sono ritrovate sotto 0-19, riuscendo però una volta ritornate in 14 a marcare due volte prima del riposo (12-19). Hanno però dovuto aspettare il 74’ e la meta del centro Teani Feleu (preceduta pochi minuti prima da quella di Rifonneau) per ribaltare il risultato dopo che ancora al 68’ le vedeva sotto 17-26.

Sono però le altre due partite ad aver generato le maggiori sorprese. Nell’ultimo incontro del weekend l’Irlanda, avanti 31-12 fino al 57’ (il primo tempo si era chiuso 24-12), subisce nell’ultimo quarto l’incredibile reazione degli USA che con quattro mete trasformate vanificano anche l’ultima segnatura irlandese a tempo scaduto.  In un incontro in cui entrambe le squadre hanno marcato sei mete non aiuta la causa irlandese la giornata non felicissima di O’Brien dalla piazzola (3/6), ma non può essere questa la causa di un crollo così marcato per una squadra che negli ultimi tempi era parsa in continua ascesa. Di rilievo ancora maggiore, infine, il fatto che a Exeter si sia infine interrotta la serie di vittorie consecutive dell’Inghilterra. Dopo 39 successi le Red Roses vengono bloccate sul pareggio (26-26, 19-19 il primo tempo) da un Canada che ha mostrato una straordinaria combinazione di organizzazione, ferocia agonistica, e resilienza. Quattro a testa le mete, in un incontro memorabile su cui torneremo a breve in maniera più approfondita.

Nella foto del titolo l’olandese Lieve Stallmann placcata dalla brasiliana Giovanna Barth nel match disputato a  Hong Kong nell’ambito del WXV Global Series Challenger  (Photo by Yu Chun Christopher Wong – World Rugby/World Rugby via Getty Images)

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