Nel gioco dell’oca in cui si diletta da sempre l’Italrugby si torna al punto di partenza, l’alba del Nations Championship nel paese del Sol Levante si trasforma nel tramonto delle belle speranze, in una partita giocata senza capo né coda, persa (27-10, 3 mete a 1) con totale demerito in ogni angolo del campo. L’Italia paga quel vecchio vizio di non saper gestire il favore del pronostico, è svagata, imprecisa (20 errori di gestualità gridano vendetta), mai in grado di sporcare il gioco lineare dei giapponesi, soffocata dal ritmo e dall’innata capacità dei samurai di immolarsi per la causa. In tutta la partita un solo pallone recuperato nel breakdown (Faissal), il resto è tanta confusione, una mischia chiusa in sofferenza, una gestione del gioco al piede scadente, lanci di gioco efficaci questi sconosciuti. Se ci mettiamo anche la giornata storta nella gestione delle operazioni della coppia mediana Varney-Garbisi, salta fuori il passo del gambero che riporta la squadra al suo passato, quello che disegna sempre un capitombolo sonoro quando ci sarebbe da consolidare il terreno conquistato sul campo. Georgia docet.
Sarà il troppo tempo passato senza toccare palla per troppi azzurri, come aveva sottolineato alla vigilia Quesada, o quella insopportabile sufficienza che attanaglia il gruppo quando pensa di poter sbrigare la pratica senza soffrire, ma l’Italia vista a Tokyo non ha giustificazioni. Anche perché all’inizio tutto sembra fin troppo semplice, alla prima carica di Lorenzo Cannone il pallone esce veloce, Garbisi mette Brex nel corridoio e Nacho va in meta. L’Italia si illude, pagherà un conto salato alla sua presunzione.
Da lì inizia un’altra partita, il Giappone macina fasi su fasi, gestisce il possesso con tranquillità, tanto nei punti d’incontro tutto riesce facile, la difesa dell’Italia è in affanno e un’infinita serie di scontri si chiude con la meta di Dearns che impatta il risultato.
Non c’è reazione allo schiaffo in pieno volto, anzi. Di là c’è solo ritmo, avanzamento, una mischia solida e idee chiare. Ancora ritmo, tanti passaggi e la palla arriva a Hirose che aggira Brex e premia il sostegno di Matsunaga. Dopo un quarto d’ora le carte sono sul tavolo, l’Italia sottoterra.
Un piazzato di Matsunaga e uno di Garbisi a tempo scaduto chiudono il primo tempo (17-10), con la speranza che negli spogliatoi qualcosa possa succedere. Speranza vana.
Se piove, grandina e all’inizio della ripresa c’è solo una squadra in campo e non ha la maglia azzurra. Il Giappone gioca 17 fasi in avanzamento, non c’è possibilità di sporcare il loro possesso sereno e la fine della sequenza è logica: meta di Gunter, sprofondo dell’Italia. Errori rincorrono errori, appena c’è una possibilità di rimettersi in carreggiata, viene mortificata da scelte discutibili. Al 67’ Matsunaga mette tra i pali un piazzato che punisce il crollo della prima linea azzurra in mischia chiusa. Fine dei giochi, nella ripresa l’Italia non raccoglie punti, neppure le briciole in una giornata da dimenticare.
Sabato si va in Nuova Zelanda e non certo da favoriti. E questa, forse, è l’unica buona notizia.
Nations Championship 2026
Prince Chichibu Memorial Stadium – Tokyo
GIAPPONE – ITALIA 27-10 (pt 17-10)
Giappone: Matsunaga, Ueda, Riley, Hirose, Ishida, Ito, Saito (75’ Kammimura), Cornelsen, Shimokawa (51’ Keitch), Gunter (65’ Costley), Dearns ©, Hockings (59’ Stolberg), Takeuchi (56’ Tamefusa), Harada (56’ Era), Okabe (59’ Otsuka)
All: Neal Hatley
Italia: Pani (12’ Allan), Faissal, Brex (60’ Marin), Menoncello, Ioane, Garbisi, Varney (60’ Fusco), L. Cannone, Lamaro ©, Ortombina (47’ Vintcent), Zambonin, N. Cannone (69’ Favretto), Riccioni (60’ Hasa), Di Bartolomeo (47’ Lucchesi), Fischetti (60’ Spagnolo)
All: Gonzalo Quesada
Arbitro: Nick Berry (Aus)
Marcatori: 5’ meta Brex tr. Garbisi (0-7); 10’ meta Dearns tr. Matsunaga (7-7); 16’ meta Matsunaga tr. Matsunaga (14-7); 25’ cp Matsunaga (17-10) 40’+2’ cp Garbisi (17-10); 46’ meta Gunter tr. Matsunaga (24-10); 67’ cp Matsunaga (27-10)
