Si conclude in questo weekend la stagione del rugby giovanile. A Calvisano, domenica (alle 17 streaming su canale Youtube della Federugby) Valsugana, campione uscente, e Experience Aquila, si contendono il titolo di campione d’Italia Under 18, ad Arezzo sabato e domenica le final four: sabato le semifinali, dove il Livorno Rugby sfida l’Unione Rugby Capitolina e il Viadana affronta Rugby Experience L’Aquila (club detentore); domenica la finale fra le due vincenti per il trofeo, per assegnare il Trofeo Mario Lodigiani, di fatto il titolo di categoria, e fra le due perdenti per il terzo posto.
“Sono campionati di grandissima qualità, con giocatori di talento, preparati. Le Accademie e le società stanno facendo un grande lavoro. Ho girato l’Italia in lungo e in largo e ho visto tanta qualità. Anche se…”
Parole di Gianluca Guidi, director of rugby del Livorno Rugby. Ha un curriculum e un’esperienza sul campo che pochi possono vantare in Italia (guardatevi la sua pagina wikipedia). Da due anni è tornato a casa, per occuparsi dello sviluppo del club biancoverde. Un lavoro che sta dando i suoi frutti sia a livello di prima squadra (Serie A1) sia di campionati giovanili. Under 16 alle final four e Under 18 eliminata in semifinale dal Valsugana dopo aver imposto ai padovani quella che fino ad oggi è stata l’unica sconfitta di stagione.
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Anche se? “Anche se i tre gironi di élite sono stati una forzatura. Io credo che si cresca e si migliori se ogni domenica ti incontri con squadre forti, ampliare a 30 squadre ha fatto sì che ci siano stati in ogni girone incontri che finivano con punteggi altissimi. Se fai 300 chilometri e torni a casa con 100 punti sul groppone non è che stai bene, magari ti viene voglia di smettere. E ogni ragazzo che abbandona è una sconfitta per il rugby”.
Anche perché i numeri si stanno assottigliando. “Abbiamo affrontato il campionato con 40-45 ragazzi tanto che non abbiamo potuto fare due squadre”, dice Jacopo Pivetta, allenatore del Valsugana, alla seconda finale di fila in Under 18. “Per fortuna che avevamo il tutoraggio con il Cus Padova così nessuno, infortunati a parte, è rimasto senza giocare”.
Qual è il segreto della società padovana? “Io ho avuto la fortuna di aver seguito questi ragazzi dall’Under 6 alla 18. Li conosco bene. Poi certo ci sono annate migliori. Ha giocato un ruolo importante anche l’investimento sul club messo dalla dirigenza, il nuovo sintetico, lo stadio. Le strutture aiutano ad allenarsi meglio. Quest’anno abbiamo fatto una grande stagione e non ci nascondiamo che l’obiettivo era arrivare alle finali”.

Rugby Experience L’Aquila è l’unica società italiana ad avere squadre in corsa per il titolo sia in Under 18 che in Under 16. “Paga il lavoro che facciamo su questi ragazzi, l’essere inseriti in una struttura incentrata su di loro, sulla loro crescita. E l’atteggiamento dei ragazzi, l’intensità che hanno messo nel loro lavoro per tutta la stagione. Sì direi che i fattori chiave sono stati intensità, disciplina e qualità”, dice Alessandro Cialone, direttore tecnico della società aquilana.
E c’è anche l’identità. “Quando andiamo in trasferta sono sempre viaggi, magari di due giorni. La condivisione di queste esperienze, il piacere di stare insieme arricchisce il gruppo e lo rende più unito. E i nostri ultras, i genitori, fanno anch’essi parte della forza del club. A Parabiago, quando battendo i padroni di casa abbiamo conquistato il diritto alla finale, è stata una giornata di rugby intensa, in un bel contesto, con una grande accoglienza dei padroni di casa. L’Aquila è una città che sa di rugby che lo ama e si è messa al nostro fianco”.

Già i tifosi, i genitori, il legame territoriale. “Rilanciare il legame fra club e città, fra le squadre del club, l’identità, questo è quello che conta di più. A Padova per la semifinale di ritorno dell’Under 18 c’erano quattrocento livornesi sugli spalti. I ragazzi quando sono entrati in campo hanno sentito che il club e la città erano con loro. E’ stato bellissimo. Poi Valsugana ha vinto, certo, ma quel biancoverde in tribuna è stata una vittoria anche per noi”, dice ancora Guidi. “La forza del rugby è questa, la comunità. La forza e la ricchezza. Ci sono giocatori che andranno a giocare altrove ma devono sapere che questa è casa loro, che possono tornare. E quelli che restano domani saranno il capitano del Livorno, poi diventeranno avvocati, poi torneranno come dirigenti. Il club è la ricchezza del nostro rugby, il professionismo c’è solo nelle franchigie, Benetton e Zebre, il resto è un professionismo sbagliato. Con 1800 euro al mese lordi non puoi vivere, certo se sei uno studente puoi andare fuori, ma una volta laureato torni nel tuo club. Il rugby delle radici, servono nuove regole di ingaggio per le società e chi lo capisce per primo avrà un vantaggio”.
Nella foto di copertina l’esultanza dei giocatori dell’Experience Aquila al termine della parita con Parabiago che dava l’accesso alla finale scudetto Under 18 (Foto Giangrazi per Experience L’Aquila)
