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alberto benettin intervista biella rugby club

Due settimane da star per il Biella Rugby Club. Prima una meta, segnata nel 59-12 che li ha visti uscire sconfitti dal Mirabello di Reggio Emilia, ha fatto il giro del mondo in forma di clip video sui social: drive da rimessa laterale, passaggio al centro Matteo Morel che, di prima intenzione, colpisce di testa l’ovale; palla oltre la difesa, su cui si avventa Giacomo Foglio Bonda. Il contatto della palla con la testa non costituisce, infatti, un in-avanti, secondo una delle poco note regolette nascoste nel manuale del gioco. Poi, la settimana successiva, la squadra gialloverde si è tolta lo sfizio di togliere il numero zero dalla colonna vittorie nella classifica della Serie A Elite, cogliendo un successo importante per la stagione della neopromossa.

Con la vittoria sui Lyons, 29-28, il Biella ha tolto finalmente lo zero dalla casella “vittorie” in Serie A Élite.
“Veramente noi, a gennaio, avevamo già battuto il Colorno – dice Alberto Benettin, head coach della formazione piemontese – quindi questa è la seconda vittoria, comunque sì siamo contenti di questo successo e dell’ottavo posto in classifica”.

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Il ritiro degli emiliani e la cancellazione delle retrocessioni vi hanno tolto pressione in questa ultima fase della stagione, permettendovi di giocare un po’ più rilassati?
“Voglio far presente – sottolinea Benettin – che al momento dell’abbandono del Colorno noi eravamo noni in classifica e che pertanto la salvezza non è frutto del loro ritiro. Adesso siamo ottavi e speriamo di restarci. Comunque negli ultimi anni, ci fosse la retrocessione o meno (nel 2024 nessuna squadra scese dall’Elite alla A1, ndr), la neopromossa era sempre arrivata ultima, direi pertanto che il nostro è un ottimo risultato”.

Qual è l’aspetto che rende più difficile il salto di categoria per chi arriva dalla serie inferiore?
“A mio parere la velocità e l’intensità del gioco, i tempi di decisione si dimezzano rispetto alla A1 e questo, per chi viene promosso, è il fattore più difficile da fronteggiare. Tutti parlano della fisicità dell’Élite, ma l’anno scorso il Parabiago aveva una rosa molto più fisica di almeno un paio di formazioni di Élite. È la velocità del gioco che rende il salto molto, molto duro. Poi certo, a Viadana, dopo che eravamo andati al riposo concedendo solo dodici punti, nella ripresa ci hanno messo sotto con la mischia e il divario si è molto allargato. Ma per me la vera differenza con le altre categorie sta nella velocità”.

A parte la vittoria dello scorso week end voi avevate comunque raccolto diversi punti di bonus, segno che siete sempre stati abbastanza competitivi.
“Siamo una squadra votata all’attacco e in casa, tranne che col Valorugby, abbiamo sempre conquistato almeno un punto. Io l’avevo detto ai ragazzi, all’inizio del campionato, segnando quattro mete a partita, arriveremmo a 18 punti e saremmo salvi, anche se dovessimo perderle tutte. Per questo ho sempre insistito sul fatto di provare a segnare. Siamo il sesto attacco per numero di mete realizzate, 34, mentre sapevo che non saremmo stati altrettanto bravi in difesa”.

Comunque un paio di partite le avete portare a casa…
“Il nostro obiettivo erano Lyons e Colorno: su tre sfide ne abbiamo vinte due e la terza (a Piacenza all’inizio di novembre, ndr) l’abbiamo persa di un punto. Direi che dobbiamo essere soddisfatti”.

Non sono mancate però delle batoste pesanti.
“Sapevo che la difesa sarebbe stata il nostro punto debole, per questo dovevamo puntare tutto sulle nostre qualità in attacco. Poi che devo dire: la settimana prima del match con il Rovigo era stata perfetta, per impegno, concentrazione, preparazione, ciononostante abbiamo preso settanta punti. Abbiamo certamente pagato dazio anche a livello di esperienza”.

Si cresce giocando in Élite?
“Certamente, giocando con quelli più forti si impara sempre, anch’io ho imparato molto da colleghi più preparati. È così in tutti gli sport. Ma per crescere e imparare devi poter competere. Quando prendi sessanta o settanta punti non impari molto, in quel caso affrontare squadre tanto più forti rischia di essere controproducente. Per questo devi attrezzarti per disputare un campionato come l’Élite”.

Voi su una quarantina di giocatori della rosa, ne avente almeno 25 piemontesi. Vuol dire che si può fare con i ragazzi del territorio?
“Si può fare sì, almeno fino a un certo livello. Il Piemonte non è il Veneto, però anche qui ci sono buoni giocatori. Ne cito uno per tutti: Giacomo Foglio Bonda (trequarti centro, classe 2001). Noi stiamo crescendo, è un buon segnale”.

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