Alla vigilia del derby d’Italia numero 200 (fin qui se ne sono giocati 184 di campionato, 11 di Coppa Italia e 4 nelle coppe europee), in programma sabato 21 marzo al Battaglini alle 14.10, riproponiamo l’articolo che Luciano Ravagnani scrisse sul numero 114 di Allrugby, in previsione del derby di campionato numero 159. Le sue riflessioni storiche restano sempre attuali e la sua analisi merita di essere riletta anche a distanza di nove anni.
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Nella storia del campionato non c‘è partita tanto giocata quanto Padova contro Rovigo. Praticamente come una partita alla settimana per più di tre anni consecutivi. Il che giustifica ampiamente che sia riconosciuta come “la partita”, quale che sia il momento storico della disputa. Momenti storici più o meno importanti, ma pur sempre fra club che hanno nel blasone 12 scudetti ciascuno e 60 titoli in campionati minori (43 il Petrarca).
Padova contro Rovigo perché la storia comincia fin dal dicembre 1940, quando il Petrarca ancora non esiste. Da subito non è soltanto un incontro di rugby. Tra le due città corrono poco più di 40 chilometri, ma allacciano due mondi diversi che non è il caso di ridefinire mescolando, cultura, economia, sociologia e caratteri. C’è ancora chi acidamente rammenta come alla stilografica dei padovani, quasi tutti universitari, venisse opposta – in illo tempore – la bombola di metano (quelle lunghe, da due metri!) dei rossoblù “rovigoti”. Il che è tutto dire. A Padova il rugby degli studenti, a Rovigo quello de “la corte dee pegnate” (il cortile delle pentole).
Gli scontri con il Padova sono stati pochi, era tempo di guerra, ma dal Padova deriva “per li rami” il Petrarca e dall’ottobre 1948 comincia la sequenza mai più interrotta. Rovigo (dal 1940) e Petrarca (dal 1948) sono, infatti, le squadre di più lunga e continua presenza nel massimo campionato.
Una storia di rugby, sport abrasivo e di tanti umori, così intensa e variegata non può che mescolare mille episodi, con mille interpretazioni, tra piccoli drammi sportivi e tragedie umane (un tifoso rossoblù annichilito da un fulmine al termine dello spareggio-scudetto di Udine, 40 anni fa). E tanti personaggi di ogni parte del mondo, che hanno catalizzato il pro e il contro, per un pallone ovale. In qualche modo una guerra di stili, canalizzata in un unico obbiettivo: vincere il derby.
In questa semifinale 2017 il derby sarà su due partite. Non è accaduto tanto spesso anche se, dall’anno dei playoff (1988), il Petrarca è giunto alle semifinali 15 volte e il Rovigo 14 volte. Arduo trarre un pronostico dai precedenti risultati. Nel 1988, su tre partite (erano i tempi di Botha e Campese) vinse il Rovigo, che poi vinse anche lo scudetto. Nel 1998 vinse il Petrarca poi battuto in finale dal Treviso. Niente altro tra bianconeri e rossoblù, se non gli storici “magoni” dei polesani causati dallo spareggio di Udine 1977 e dalla finale al “Battaglini” del 2011, con il Petrarca scudettato. A consolazione il Rovigo può vantare 8 finali scudetto (3 titoli) contro le 3 del Petrarca (un titolo); e inoltre il bilancio, attuale, dei 158 incontri giocati con 74 successi e 65 sconfitte*.
La semifinale aggiornerà soltanto la statistica, tra Petrarca e Rovigo non cambierà niente anche se adesso si parla inglese, si gioca a golf fra ex prima delle partite, si contano sulle dita di una mano i giocatori IGP (indicazione geografica protetta) e tecnici e video analisti propongono modi di giocare estranei alla sostanza delle origini. Il derby, infatti, è nato e cresciuto ben oltre i risultati: durante i nove scudetti vinti dal Petrarca dal 1970 al 1987, gli avversari più ostici per punti sottratti sono stati L’Aquila e Treviso, terzo il Rovigo; durante i sette scudetti del Rovigo dal 1951 al 1964, l’ordine degli avversari più duri è stato Roma, Parma e Amatori Milano (Petrarca solo settimo).
Il “crunch” veneto non è quindi più o meno importante a seconda del trofeo, il “crunch” è. E basta. Poi ognuno lo valuterà come crederà opportuno, con il suo bel bagaglio di “magoni”. Piccoli o grandi, per ora ne ha ingoiati di più il tifoso del Petrarca. E questo è un fatto.
Ho visto in streaming giocare Petrarca e Rovigo. Non somigliano in niente alle squadre di un tempo, non sono da derby Anni Settanta e nemmeno Anni Novanta. Sono un prodotto di teorie contrastanti. Tentano un rugby ambizioso e un po’ sconsiderato (soprattutto il Rovigo) che sovente spacciano per ricerca di “bel gioco”. Con un approccio simile non è possibile immaginare che doppio derby sarà. Spero attraente, ma sono pronto a scommettere che non se ne parlerà fra 40 anni, tanto meno con il supporto della fantasiosa fake story della neve d’agosto sul confine dell’Adige.
Luciano Ravagnani ci ha lasciato nei primi giorni dello scorso mese di gennaio. Da quando scrisse queste riflessioni, ancora oggi valide, di derby, ce ne sono stati altri 42. Alberto Guerrini e Andrea Nalio ci hanno scritto un libro “La partita. La grande storia di Rovigo-Petrarca, il derby d’Italia del rugby”, pubblicato ad aprile del 2025. Le semifinali alle quali Ravagnani accenna, in questo articolo della primavera di nove anni fa, promossero il Rovigo (33-18 e 28-12) che poi perse la finale contro il Calvisano.
Successivamente Petrarca e Rovigo si sono affrontate altre due volte in semifinale (in entrambe le occasioni in finale andarono i Rossoblù) e tre volte in finale con due vittorie del Rovigo, memorabile quello del 2022 al Plebiscito, con meta a lungo analizzata dal TMO all’ottantesimo.
Quest’anno nel derby disputato il primo novembre a Padova, il Petrarca si aggiudicò il match di misura, 13-9. Se nelle quattro giornate che restano, compresa quella di questo week end, il Valorugby dovesse riguadagnare la testa della classifica – ora al primo posto c’è il Rovigo – di derby d’Italia potrebbero essercene altri due, ancora una volta in semifinale. Luciano avrebbe avuto di che scriverne ancora. Ma difficilmente la sua analisi si sarebbe discostata da quella che abbiamo riproposto qui sopra. La nostalgia è sempre quella del tempo che fu.
*Le statistiche aggiornate parlano di 184 derby di campionato con 91 successi del Petrarca e 89 del Rovigo, più quattro pareggi. Rispetto a quando Ravagnani scriveva, a maggio 2017, gli scudetti sono diventati 15 a testa.
