Gonzalo Quesada, il ct dei Boks, Rassie Erasmus, ha detto che gli italiani non devono sentirsi delusi dopo un match in cui hanno impegnato assai duramente i sudafricani.
“Lo ringrazio – dice il tecnico dell’Italia – e in effetti devo stare attento a bilanciare le mie sensazioni perché da una parte sono molto orgoglioso dei giocatori e di come hanno attuato il piano di gioco studiato per affrontare i più bravi del mondo. Dall’altra devo ammettere che, sì, c’è stato un momento in cui ho pensato che potessimo battere, noi decimi al mondo, la squadra al primo posto del ranking, ovvero un avvenimento enorme, un’occasione rarissima. Di fatto è giusto essere anche delusi perché di occasioni ne abbiamo davvero create, mentre non è giusto esserlo se non si costruisce qualcosa di efficace. Magari un po’ di killer istinct e di pragmatismo non avrebbero fatto male nella ripresa”.

Peccato che dopo avere dominato il primo tempo, gli azzurri abbiano incassato una meta oltre il 40’ quando si stava andando a bere il tè.
“Già, peccato, davvero e fra l’altro la stessa nostra prima mischia non ha capito che cosa abbia fischiato l’arbitro Doleman. Però dobbiamo sempre tenere presente che in tutti i dettagli decisivi per un match ci siamo confrontati con i campioni del mondo. E alla fine parliamo di un match in cui siamo restati a tiro dei più bravi fino a 10 minuti dal termine. E’ vero che hanno giocato quasi sempre in 14 e per 10 minuti anche in 13, ma di queste potenti capacità dei Boks ha fatto le spese una settimana fa anche la Francia a Parigi”.

Una nota dolente arriva dal gioco aereo: i Boks hanno quasi sempre riconquistato le palle calciate e hanno inoltre messo al sicuro i palloni calciati dagli azzurri.
“Sì e no, fermo restando, e scusate se mi ripeto, che i nostri rivali sono i più bravi al mondo in questa strategia tanto che hanno scritto una statistica fenomenale sul gioco aereo. Mantengono il possesso, in altre parole, del 60/65% dei palloni calciati il che è naturalmente enorme. Però sono convinto che abbiamo comunque inceppato più volte questa loro sicurezza, andrò a vedere le nostre statistiche di questo match. Ci eravamo allenati sia al recupero a due mani del pallone sia allo “schiaffo” della palla verso un ideale rombo in cui tre azzurri arrivano alle spalle di chi salta. Poi non tutto funziona e allora i Boks hanno potuto recuperare alcune di quelle che noi chiamiamo “seconda palla” “.
Capitano Brex, non è che quando i Boks sono restati in 14 e poi in 13 vi siate lasciati prendere da una certa frenesia?
“Di certo no nel primo tempo in cui siamo stati molto rigorosi, poi nella ripresa qualcosa abbiamo lasciato per strada, magari in un paio di occasioni avremmo potuto osare di più, però in campo non credo ci siamo mai disuniti nel tentativo di recuperare nel punteggio. I Boks sono maestri nello sfruttare ogni errore, anche il più piccolo, l’avete visto, e lo sono anche nel gestire l’inferiorità numerica, anche noi dovremo imparare ancora di più come sfruttarla il meglio possibile e anche, all’opposto, a come giocare se ci troveremo con un giocatore o persino due in meno”.

Quesada, oggi una pioggia di cartellini che ai più sono parsi – diciamo – forzati.
“La strada maestra per garantire l’incolumità dei giocatori passa da queste situazioni e siamo noi allenatori che con i giocatori dobbiamo adattarci. Detto questo, senza nulla addebitare all’arbitro e al Tmo, forse il giallo a Lollo Cannone e il rosso a Mostert sembrano un po’ esagerati. Ma, ripeto, nel rispetto della disciplina dobbiamo sempre mettere il massimo impegno”.
Interviene Nacho: “Scusate, voglio proprio ringraziare il nostro magnifico pubblico (32mila fedeli nello stadio della Juve che ne tiene 42mila, ndr) che anche oggi ci ha fatto sentire tanto sostegno”.
“Da ringraziare anche – chiosa Quesada – perché ci ha preferito a Sinner (che giocava alla stessa ora e a pochi isolati di distanza nelle Atp Finals)”.
La parola al maestro Erasmus che con una ragnatela di cambi e rientri e nonché sopraffini espedienti tattici (gioco al piede in tutte le sue versioni, in particolare) è riuscito ancora una volta a coprire il buco di un giocatore, anzi due,
“Ci prepariamo – dice il ct sudafricano – ad affrontare ogni situazione e sottolineo che i tanti cambi nella formazione rispetto al match precedente erano programmati e dovuti anche a infortuni e alle squalifiche e pure ai tempi dei trasferimenti di questo tour europeo. L’Italia è stata magnifica e ci ha impegnato davvero molto duramente”.
Il rosso a Mostart?
“Cose che possono capitare e che dobbiamo metabolizzare. La sicurezza dei giocatori viene prima di tutto e perciò dobbiamo allenarci a muoverci in maniera sempre più attenta. Il che non è facile quando si chiede a un giocatore alto due metri di placcare, in spazi ristretti, un giocatore molto più basso che magari sta cadendo a terra perché placcato”.
Qualche giocatore italiano che l’ha impressionata?
“Ricordando anche i match estivi devo dire che il duo Menoncello-Brex è davvero forte, poi oggi Nicotera e insomma, tutta la prima linea azzurra a partire da Ferrari. Mi piace anche Garbisi, peccato per voi che non abbia messo dentro quei primi calci, punti che potevano metterci ancora più in difficoltà”.
Nella foto del titolo, Nacho Brex ha messo in difficoltà un paio di volte la difesa del Sudafrica con il gioco rasoterra al piede. (Photo by Federugby/Federugby via Getty Images)
