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16 dicembre 1905; Teddy Morgan invita i 47.000 dell’Arms Park a cantare Hen Wlad Fy Nhadau per rispondere all’haka: prima volta che un inno introduce un evento sportivo. Sta per cominciare il Match del Secolo (anche se era appena iniziato…) e gli All Blacks sono alla 28a partita del tour: sino a quel momento, tutte vinte, 801 punti fatti, 22 subiti e tre Union battute. Manca solo il Galles. Primo tempo durissimo, 0-0. Poi segna Morgan e i Neri provano a reagire.

“La meta era buona”. disse, e continuò a dire nella poca vita che il destino gli concesse, Bobbie Deans quando gliela negarono. Davvero Rhys Gabe lo tirò indietro? “E’ arrivato corto”, testimoniò Gabe, che era di Llanelli. “Mah, potrebbe esserci arrivato”, lasciò un margine di dubbio Morgan, che giocava nei London Welsh. Non c’erano il Tmo e le riprese da più angolazioni, non c’era proprio nulla e John Dallas, l’arbitro scozzese che, impacciato da un lungo impermeabile e da scarpe inzaccherate, arrivò in ritardo sul “luogo del delitto”, disse che non era meta e corse alla stazione, lì vicina, perché lo aspettavano almeno due cambi di treno per tornare nottetempo a Edimburgo.

Il 120° anniversario di una delle più memorabili giornate della storia del rugby è appeso sul filo del tempo e le due protagoniste ci arrivano da malate. Grave il Galles, con ricorrenti attacchi influenzali la Nuova Zelanda che getta sul piatto della bilancia 973 chili di mischia: solo Tamai’ti Williams e Pasilio Tosi ne fanno 284 in due. Sembrano i Troll che accompagnano gli orchi alla conquista di Minas Tirit.

Dopo esser stati sconfitti dagli Invincibili, novant’anni fa i gallesi vinsero ancora (13-12) e tornarono al successo nel 1953, 13-8. Da allora, e da 18 contatti in Galles, attendono più o meno come gli ebrei attendono il Messia. Non sembra aria che la serie nera si spezzi. Sabato all’82’43” il calcio di Evans ha confezionato il successo sul Giappone, l’unico avversario che in questi anni di cani è alla portata dei poveri dragoni.

E’ capitato il giorno dopo la caduta degli All Blacks a Twickenham, a suggellare un periodo di fiato corto: i secondi tempi stanno diventando un calvario. I gallesi sono in crisi finanziaria e in crisi di vocazioni; i neozelandesi hanno perso il loro ingegno, la loro capacità di inventare, di essere un modello. Non prendono più alla gola. Al massimo, un morso non letale.

Nella foto del titolo (WRU Welsh Rugby) i giocatori gallesi in allenamento per il match con gli All Blacks 

E poi…Inghilterra vs Argentina

La meta di Fraser Dingwall sabato scorso contro gli All Blacks (Photo by Alex Davidson – RFU/The RFU Collection via Getty Images)

Domenica la Fortezza vuole trasformarsi ancora in rombante cassa armonica piena com’è di un orgoglio fresco e inebriante. Due precedenti, uno non lontano, uno molto fresco, per creare dubbi e interrogativi che possono aumentare dopo quel che è successo negli ultimi 20’ a Murrayfield quando la Scozia è stata spazzata dalle volate di Santiago Carreras, dai portoni abbattuti da Pablo Matera.

2006, Inghilterra vs Argentina18-25: Federico Todeschini da Rosario, segna, calcia, trasforma.

2022, Inghilterra vs Argentina 29-30: Emiliano Boffelli, anche lui da Rosario, segna, calcia (sei su sei), trasforma, non la sua meta ma quella di Carreras sì. Lontani i tempi – 1990 – in cui i Pumas miagolavano e perdevano 51-0.

L’Inghilterra però ha vinto le ultime quattro sfide: le due di Francia 2023 e i due test della scorsa estate, senza i British & Irish Lions in formazione, a La Plata e San Juan. Ci aspetta un match di ruggiti e spine.

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