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Magia alla rovescia di Harry Potter che tallona la palla con le mani: Piardi non può non mostrargli il giallo. Mancano meno di dieci minuti e il pubblico può sospirare a fondo: sul 26-24 qualche timore stava serpeggiando. La meta di Roigard, la seconda del mediano servito da Tupaea, chiude il match e si trasforma in una sutura sulla ferita ancora aperta dopo la umiliazione subita dagli Springboks. I Blacks non sono alla deriva, non sono entrati in una crisi nera. E l’Australia, a parte un’indisciplina aumentata nel secondo tempo, può guardarsi dentro e confermare che la rinascita è a buon punto. Joe Schmidt non se ne andrà in tempi brevi e potrà continuare, almeno sino a metà del 2026, il suo lavoro di ricostruzione.

L’Eden Park continua a essere una fortezza impossibile da prendere: va avanti così da 31 anni e per l’Australia il ricordo dell’ultimo successo – settembre 1986 – è sbiadito nel tempo.

L’inizio è all’insegna della famiglia Clarke: Caleb piange mentre il padre canta l’inno e, ripresosi dalla commozione, segna al 4’ la sua 14a meta al rientro da una catena di infortuni. L’Australia prova a non farsi prendere alla gola: McDermott (la sua partita durerà solo 20’) riesce a imprimere un bel ritmo agli avanzamenti dei Wallabies che, privi di Valetini e Skelton, trovano in Hooper e Wilson i protagonisti nell’area del breakdown. Ma sono i Neri a riprendere in mano le redini e ad andare ancora a segno: avvia Savea, prova Roigard, risolve Carter, quello che non era andato in Argentina perché il cane gli aveva mangiato il passaporto.

I Blacks sembrano prendere il largo (guizzo di Roigard dopo una serie di cariche), perdono Beauden Barrett (entra McKenzie) che sino a quel momento aveva duettato con Jordan e nel giro di otto minuti si ritrovano gli australiani addosso: da 20-3 a 20-17 con le mete del tallonatore Pollard e di Potter, liberato da un assist di Ikitau. Il match è corretto e Piardi (che dopo il 6 Nazioni e i Lions va a conoscere anche la dimensione della Bledisloe) mette in vetrina la solita lucidità. Meno lucido O’Connor, reduce da una trasvolata che deve aver scombussolato i suoi ritmi: il 35enne che ha sempre l’aspetto del ragazzino butta almeno due calci che avrebbero potuto portare la touche Wallaby a ridosso della zona calda.

Dopo un sterilità di quasi mezz’ora Savea indica a McKenzie di calciare in mezzo ai pali. “Smiling” esegue una prima e una seconda volta e il gap torna a quota 9. A quel punto, i Wallabies, che amano i finali cuore e batticuore, provano ad aprire le ali con un paio di manovre di vasto respiro e al 29’ un drive porta oltre la linea Carlo Tizzano.

E’ la fine del flash-back e il ritorno a quel che capita negli ultimi dieci minuti: la punizione inflitta a Potter, la meta di Roigard, la conferma che la Bledisloe Cup per la 23a stagione rimane in Nuova Zelanda.

Nuova Zelanda – Australia 33-24 (primo tempo 20-17)

Nuova Zelanda

mete: Caleb Clarke, Leroy Carter, Cameron Roigard (2); tr: Beauden Barrett, Damian McKenzie; cp: B. Barrett, D.  McKenzie (2))

Australia

mete: Billy Pollard, Harry Porter, Carlo Tizzano tries; tr: James O’Connor (3); cp: O’Connor

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