La partita decisiva per il passaggio del turno ai Mondiali donne nella giornata delle 100 presenze in azzurro. Non poteva esserci una combinazione più “eclatante” di questa per Sofia Stefan. E in effetti, a usare questo aggettivo è proprio lei, terza ragazza a raggiungere il traguardo dei 100 caps, dopo Sara Barattin e Lucia Gai.
Conferenza stampa alla vigilia di Italia-Sudafrica: per come si sono messe le cose già dalla prima giornata, i giochi per il passaggio ai quarti sembrano fatti, a eccezione di due dubbi che si scioglieranno a York tra stasera e domani pomeriggio. Dentro o fuori: secondo posto nelle rispettive pool e qualificazione in bilico per Usa-Australia e Italia-Sudafrica.
«La questione delle 100 partite era nell’aria da tempo – sottolinea Sofia – ma non posso evitare di considerarla. Metto in conto le aspettative alte legate alla partita e alla mia prestazione. La pressione c’è, ma è sempre una delle componenti che mi piacciono. Certo, queste 100 presenze – dopo avere conosciuto tante persone, avere fatto tante esperienze e dopo essermi messa in gioco tante volte – cadono proprio in un momento speciale».
Si parla della scelta sudafricana di spostare a estremo la mediana di mischia Nadine Roos, affidando la maglia n. 9 a Unam Tose. «Mettono in mediana una giocatrice più pesante e meno mobile – osserva Sofia – e penso che lo facciano per sfidarci ancora di più per linee dirette».
«Non so se questa scelta indica anche la volontà di avere un’opzione in più al piede – dice il ct Fabio Roselli – ma il loro gioco è solitamente incentrato sulle ball-carrier. La fisicità e la potenza di alcune giocatrici-chiave sono la base, cosa confermata anche nel match d’esordio con il Brasile, che non ci ha dato segnali di altro tipo. Noi? Veniamo da una settimana in cui la squadra ha lavorato bene, con serenità, ed è cresciuta sotto tutti gli aspetti».
Concetti su cui si trova d’accordo Beatrice Veronese, terza linea al rientro dal primo minuto: «Sulla fisicità delle sudafricane c’è poco da aggiungere, l’importante sarà non farle partire, fermarle subito. Abbiamo anche lavorato sulle fasi statiche, studiando le avversarie e cercando di prendere le misure adeguate». E qui si affaccia soprattutto la questione delle rimesse laterali. Sarà indispensabile andare meglio che otto giorni prima contro la Francia… «…E noi andremo meglio!»
Nella foto del titolo, Sofia Stefan libera dalla base di un raggruppamento nel match dello scorso autunno contro le sudafricane, vinto dalle azzurre a Città del Capo, 23-19 (Photo Johan Rynners – World Rugby/World Rugby via Getty Images)
