Il rugby, un paese per vecchi. Ora, dopo indicazione del Ministero per la Salute, l’età per finire nel foglio destinato alle mani e agli occhi dell’arbitro sale a 48 anni. Ritornano i nati negli anni Settanta ed è il momento per rodati veterani di tornare a gustare l’odore a volte intenso degli spogliatoi, udire lo scalpiccio dei tacchetti nel corridoio, rispondere all’appello, scendere in campo per rispondere al saluto della famiglia, figli e nipoti compresi. “Ci sono ancora, porto esperienza, magari un po’ di malizia, uno spruzzo di cattiveria. Qualcuno ha capito che l’età non conta”, devono essersi detti questi vecchi guerrieri finiti nella notte del riposo obbligato. E qualcuno tra quelli che giocano da tempo nei Campi Elisi sta vivendo un giramento di palle: ai loro il confine, l’età della pensione, erano i 40 anni.
Il rugby, un paese per giovani. Parallelamente, l’età minima per l’attività agonistica è stata portata a 12 anni: la parentesi concessa è sempre più ampia, 36 anni. Un segno che lo sport, per come lo abbiamo inteso in tanti anni passati ad osservarlo, a studiarlo, ad amarlo anche, è cambiato. Era un interludio legato all’entusiasmo dell’adolescenza e alle stagioni della giovinezza che veniva chiuso per entrare nella vita. Scontato ricorrere a certi atleti, a certi nuotatori che vedemmo in un’Olimpiade e non oltre.
Ora l’età dello sport si è dilatata. Qualche giorno fa Lebron James è tornato in campo ed è andato a schiacciare un pallone che il fatato Luka Doncic gli ha offerto nell’aria: Lebron ha 41 anni ed è alla 23a stagione in Nba. E voci mormorano di un ritorno in campo di Serena Williams che di anni ne ha 44 e che si è resa conto che il livello generale è tale che, dopo essersi data una “ripulita”, può esserci ancora posto per il suo diritto senza pietà.
In realtà stiamo andando fuori tema. Il rugby è una galassia particolare e i vecchi mastodonti che stanno per tornare in campo non sono miliardari che vogliono allungare la loro ricca parabola. Amate i bestioni, scriveva Ray Bradbury parlando di creature che aveva amato, i dinosauri. Può essere l’epigrafe provvisoria a quel che sta per succedere.
