“Ci furono un paio di fasi vicino alla loro meta, poi Varney cambiò il senso dell’attacco, la palla arrivò a Morisi e Luca mi servì l’assist con una palombella sopra la testa della loro ala. Praticamente ero a due metri dalla linea, mi sono tuffato e quasi mi buttano fuori…”.
Pierre Bruno ricorda così la meta che aprì la strada al primo, e finora unico, successo dell’Italia sull’Australia.
Il commentatore britannico, sottolineò quella prima meta del match dicendo che “Pierre Bruno si dimostrava un finalizzatore di qualità”.
La settimana precedente, l’allora ala delle Zebre aveva segnato due mete a Samoa. “È stato senza dubbio il mio anno più importante, avevo la fiducia dell’allenatore – ricorda – e infatti, a parte il match con l’Inghilterra, giocai titolare gli altri quattro match del Sei Nazioni successivo a quell’autunno internazionale. Onestamente credo che delle mie 15 partite in azzurro, la migliore livello personale sia stata quella contro l’Irlanda, a Roma, la meta di intercetto alla fine del primo tempo, ma non solo. Quella contro l’Australia è stata sicuramente la vittoria più importante, il ricordo più prestigioso. Fu una sicuramente una bella prestazione collettiva, cui Capuozzo aggiunse il suo estro e la sua velocità”.
Un risultato irripetibile?
“No, credo che anche stavolta abbiamo una buona squadra e che ci siano i presupposti per fare bene, anche se l’Australia resta lontana per storia, cultura, tradizione ovale. Noi quella volta l’abbiamo incontrata forse non nel suo momento migliore, ma penso che quel risultato si possa anche ripetere. Mi ricordo quando ero in Accademia, nel 2012, vidi la partita a Firenze, Orquera mancò il calcio proprio alla fine (finì 22-19 per l’Australia, ndr), tre anni fa furono loro a sbagliare la trasformazione decisiva…”.
Pierre Bruno con la maglia del Valorugby (foto Valorugby Emilia)
Ti senti che potresti far ancora parte di quel gruppo azzurro? “Io sono convinto di sì, mi sento bene, sono fisicamente a posto, al Valorugby stiamo facendo bene e ho ancora fiducia nelle mie qualità. Mi dispiace solo che per come è organizzato il rugby italiano, se giochi in campionato non hai la possibilità di far valere le tue chance perché non puoi confrontarti con quelli che stanno nel livello superiore. E ho un rammarico, di aver mancato per un soffio l’incrocio alle Zebre con Massimo Brunello, l’allenatore che mi aveva lanciato. Sono sicuro che con lui avrei potuto prolungare la mia carriera internazionale”.
Nella foto del titolo la meta contro l’Australia a Firenze, inutilmente placcato da Tom Wright (foto Federugby)
