vai al contenuto principale

Una partita di rugby, finalmente. L’Inghilterra allunga a 11 la sua serie senza macchia, l’Argentina conferma di meritarsi il posto tra i grandi, perché fa tremare Twickenham, mette all’angolo i padroni di casa in un secondo tempo di grande coraggio, orgoglio, competenza rugbistica, ma all’ultimo assalto da brividi la risalita dalla fine del mondo che potrebbe regalare un’impresa epica va a sbattere sull’ultima touche persa. Vince (27-23, 3 mete a 2) l’Inghilterra perché è pragmatica e cinica in un primo tempo in cui Spencer e Ford giocano con il goniometro nel piede, il piano strategico è quello, palla in aria e il terreno si conquista con la contraerea. L’Argentina non ha possesso, è disciplinata ma poco reattiva, subisce nei primi 10 minuti il drop letale di Ford seguito alla ripresa del gioco dalla meta di Ojomoh (migliore di giornata) che sfrutta un bel pasticcio di Delguy e Mallia sul solito pallone che piove dal cielo. Gli inglesi vanno che è un piacere, Freddy Steward è un’arma letale sui palloni aerei, Ojomoh non fa rimpiangere Ollie Lawrence, la mischia regge. La partita è veloce, anche perché Brousset decide di uscire dai canoni imposti negli ultimi tempi da chi gestisce il gioco, passa sopra ai suoi (tanti) impacci evitando di chiamare in causa il Tmo e dimenticando di avere in tasca quei cartellini colorati che solo il giorno prima avevano dilaniato la sfida di Dublino.

Ojomoh ha appena segnato la meta e sembra dire “mica male no” (Foto EnglandRugby.com)

L’Inghilterra è sempre in avanzamento, al 25′ Ojomoh inventa una delizia di calcio passaggio, taglia il campo a fette e recapita l’ovale in mano a Fei Waboso che deve solo muovere le gambe prima del tuffo liberatorio.

La meta di Picardo in aperrtura di secondo tempo (Foto Uar.com.ar)

L’Argentina paga l’imprecisione di Albornoz e Benitez Cruz nel gioco di spostamento, ma non si piega, difende, avanza, si immola nello scontro fisico tanto sa che prima o poi la partita potrebbe girare dalla sua parte. Cosa che succede puntualmente al nuovo inizio, un minuto e Piccardo esplode in tutta la sua arroganza fisica, meta lampo e partita completamente ribaltata. Adesso l’Inghilterra non ci capisce più niente, per 20 minuti non vede un pallone, aggredita com’è dai Pumas inferociti. Albornoz prima, Carreras poi capitalizzano dalla piazzola tanto affanno inglese e rimettono tutto in linea di galleggiamento (17-16).

 

Nell’unico possesso pulito della ripresa arriva la meta che salva il Re, touche pulita, apertura e Ojomoh che inventa, sempre lui, un off-load da terra per l’angolo di corsa mortifero di Slade. Distanze ristabilite (24-16), ma l’Argentina è una bestia ferita. Ford ha il tempo di mettere dentro un penalty prima dell’assalto che sa di epica del gioco. L’Argentina segna con Oviedo ma ci vuole il Tmo per vedere il pallone scivolare prima del tocco finale, si ripete un minuto dopo con Isgrò al termine di una serie di scontri ad altissima intensità in cui Piccardo indossa i panni del supereroe. Il tempo è scaduto e i Pumas hanno una sola possibilità: risalire il campo palla in mano senza commettere errori. L’azione è commovente, a forza di spallate riescono nell’impresa, complice un break mortifero di Carreras. L’inerzia è nelle loro mani, costringono gli inglesi a infangare un punto di incontro e hanno la possibilità di giocare la touche della vita a 5 metri dal traguardo. Touche, salto, persa. Fine dei giochi. Gran bella partita di rugby, per Inghilterra e Argentina l’autunno finisce in gloria.

Nella foto di apertura lo splendido offload di Ojomoh che ha permesso a Slade di segnare la meta (Foto EnglandRugby.com)

Torna su