vai al contenuto principale

Nel primo dei due week-end contro le ex franchigie del Super Rugby, Benetton porta a casa 4 punti contro il Lions grazie alla sua difesa, le Zebre crollano nel finale contro i Bulls. Venerdì a Parma attesi gli Sharks, a Monigo i campioni 2022 degli Stormers

Da sciovinisti, ci saremmo aspettati di più da questo week end di United Rugby Championship, perché Treviso affrontava la franchigia sudafricana – sulla carta – più scarsa, mentre le Zebre, dopo le due ottime prestazioni con Ulster e Ospreys, le avevamo accreditate meglio contro i Bulls. Le buone notizie comunque ci sono, 4 punti per il Benetton – nono in clasifica ma solo per differenza punti, di fatto quarto come gli Stormers – e 4 mete delle Zebre che raggiungono quota 15 in tre partite (solo i Bulls con 20 hanno fatto meglio).

Da Treviso

Fin qui i Lions avevano perso di misura sia con gli Stormers (33-35 al debutto in casa) sia a Edimburgo (17-16) e non si sono smentiti neanche a Treviso (15-10 il finale). Però i trevigiani, ora che l’entusiasmo per la vittoria colta in rimonta sta svanendo, dovrebbero ragionare come l’hanno ottenuta. Partendo dalla mischia, sofferente per tutto il primo tempo e dalle percentuali di possesso (42%) e territorio (44%). Finché si gioca con Munster si può comprendere, ma soffrire a questi livelli in chiusa ed entrare così poco nei 22 in casa con i Lions può essere preoccupante, perché quando si andrà in casa di certe corazzate potrà non essere sufficiente quanto fatto domenica. Comunque per la seconda settimana di fila la squadra di Bortolami si affida alla difesa: 207 placcaggi (27 solo di Izekor!) contro i 116 degli avversari (con Munster furono 174 a 65) con una percentuale di successo ancora una volta sopra il 90% (93 con la Red Army, 91 con i Lions). Ma il Benetton non gioca per forza così: a Cardiff ha tenuto di più il pallone, ha fatto più clean breaks e ha placcato meno degli avversari (152 a 133). Quindi, tattica a parte, sia con Munster che con i Lions ha subito il gioco degli avversari. E se con gli irlandesi ci poteva stare, con i sudafricani questa sofferenza accende un campanello di allarme.

Alessandro Izekor (foto Benetton Rugby)

Disciplina e precisione

Domenica ci sono stati tanti errori nel gioco aereo (sia in ricezione da calcio, sia nel kick and chase) da parte del triangolo arretrato (Smith, Albornoz), né  Uren nè Garbisi hanno convinto dalla base (lunghi e troppo veloci) ma quello che dovrebbe preoccupare di più è la disciplina del pacchetto: 11 i calci di punizione concessi in totale, molti dei quali in mischia in un primo tempo da tregenda: la prima, calcio di punizione; la seconda idem; terza si è tenuto a fatica; quarta ancora in difficoltà; sulla quinta cediamo ancora una volta e perdiamo un’occasione ghiotta sui loro 22 metri. Per fortuna il lavoro nei turnover è stato eccezionale (12 totali, dopo i 9 contro Munster e gli 8 contro Cardiff) e la maul, in difesa e in attacco, è stata ordinata e solida.

Interessante

L’attacco del Benetton ha girato poco questo week end a Monigo ma quando lo ha fatto ha prodotto due mete di grande fattura, in cui si può evidenziare il lavoro sulla struttura da parte dello staff di Bortolami per creare sovrannumero sin dalla prima fase. Entrambe sono arrivate da touche, decisamente il lancio di gioco più congeniale ai biancoverdi: Padovani riceve da 10 ed è il primo sostegno del compagno di mischia. Albornoz gioca così la seconda linea, concentrando l’attacco al largo e costringendo gli ospiti a spostare tanti uomini. Si cambia lato e, con un’altra seconda linea, ecco la voragine in difesa che Fekitoa sfrutta bene per servire Cannone. L’offload successivo è figlio di una difesa poco aggressiva, così l’ex All Black riceve e segna la sua prima meta in maglia Benetton. Ci si chiede perché si debba aspettare il 70’ per vedere qualcosa di simile ma la palla è ovale e rimbalza come pare a lei. Ancora touche, sempre dal lato della tribuna nuova e poi nove fasi molto ben fatte da Benetton che, anche stavolta, aggiunge alla struttura un po’ di talento dei suoi interpreti: è Lamaro, come Fekitoa nel primo tempo, a trovare l’intervallo che da al Benetton il piede avanzante nelle successive fasi, anche perché il riciclo è in sottomano e regala a Umaga un tempo di gioco. A quel punto dopo due cambi di lato, è sempre il nipote di Tana Umaga a gestire bene l’ovale e servire Mendy, un altro in giornata, per la meta che risulterà decisiva.

In entrambi i casi, oltre alla bravura di Fekitoa e Lamaro, è sempre stata la velocità in ruck a determinare l’affanno dei Lions. Purtroppo lungo la partita i sudafricani sono stati molto efficaci a rallentare il gioco e il Benetton se non trova il ritmo giusto rischia di diventare prevedibile, costringendo i suoi registi a calciare e a rendere l’ovale agli avversari. Con una difesa del genere è anche lecito farlo ma quando, sul 15-10 e quattro minuti dalla fine, il Benetton doveva apparire la squadra da playoff che è in grado di addormentare il gioco, ecco che due turnover di fila mettono a rischio il risultato. Sul primo Lamaro ha subito rimesso le cose a posto, sul secondo si è regalato un possesso senza senso ai Lions che poteva risultare fatale.

Zebre

Per la franchigia di Parma potremmo fare un copia e incolla ogni settimana: grande attacco ma pessima difesa. Come sempre si parte forte (meta, bella fra l’altro, al 9’ di Jacopo Bianchi da touche) ma poi irrimediabilmente subiscono il sorpasso, concedendo una segnatura a van der Merwe cui si poteva opporre maggiore resistenza. Anche Petersen al 20’ segna una meta dettata da un errore delle guardie in ruck e da un riposizionamento pigro dopo il break di Ruan Nortje. La terza già scava un solco importante (21 a 5), solo in parte ridotto dal bel numero di Prisciantelli che accorcia al 29’ (meta trasformata) e un calcio appena prima dell’intervallo (21-15).

(La meta di Geronimo Prisciantelli, la seconda delle quattro delle Zebre (foto Zebre Parma)

L’errore già visto in occasione della seconda meta (la difesa vicino al pacchetto) si ripropone al 42’, (l’estremo Williams mezzo ai pali. Poi mentre tutti marcano il 9, Zak Burger, Zebre in affanno fuori per la meta di David Kriel del 35 a 15. Tutto chiuso? Assolutamente no, perché Gregory (ancora a segno, terza partita di fila) e Pani illudono il Lanfranchi regalando il bonus point con mete di pregevole fattura. Una volta sotto break però, le Zebre subiscono due segnature in fotocopia: al largo. Ai Bulls è bastato accelerare in ruck per ritornare all’adagio del primo tempo.

Si parla sempre di aggiungere una terza franchigia per allargare la base e avere più risultati ma dopo queste prime tre giornate se mettessimo insieme le statistiche di Zebre e Benetton avremmo il secondo miglior attacco e la miglior difesa e, in teoria, una squadra prima in classifica.

Tornando con i piedi per terra, venerdì a Parma arrivano gli ultimi in classifica, gli Sharks, e bisogna approfittarne; a Treviso, sabato alle 16, di scena gli Stormers: se gli obiettivi stagionali sono quelli prefissati è una giornata da bottino pieno.

E le altre?

In cima alla classifica c’è un’irlandese, ma non è Leinster e nemmeno Munster. È Connacht, capace di vincere il derby con Ulster (partita che meriterebbe di essere rivista su https://www.urc.tv/ se provvisti di pass) 22-20 e issarsi davanti alla Red Army che ha regolato in casa i Dragons con 7 mete. Nell’altro derby, questa volta gallese, primo successo stagionale per gli Scarlets dopo le batoste in terra sudafricana contro Cardiff (31-25), il tutto mentre Glasgow lascia a bocca asciutta gli Stormers, capaci di segnare solo dalla piazzola ma appesantiti da due gialli ravvicinati: nel periodo in 13 la meta decisiva di Matthews per l’allungo decisivo. Per finire, Leinster a valanga su Edimburgo in casa (36-27 il finale, ma al 57’ si era già 33 a 13) e Ospreys ancora vittoriosi, questa volta a spese degli Sharks (19-5), unica squadra ancora a 0 punti. Venerdì 10, in prima serata, Ulster-Munster a Ravenhill, alla stessa ora, il giorno dopo, Edimburgo-Connacht le partite da non perdere del round 4.

Torna su