Per la nazionale femminile, il ritorno sul campo per le 2026 WXV Global Series rappresenta l’opportunità di lasciarsi definitivamente alle spalle una fase che è stata, per usare un eufemismo, alquanto movimentata. La situazione di incertezza legata all’abbandono di Fabio Roselli e alle condizioni in cui questo è maturato sembra aver lasciato spazio a una nuova progettualità. La conferma di Plinio Sciamanna come head coach, l’arrivo nello staff tecnico di una personalità del livello di Cocco Mazzariol, e lo stesso ricambio nella leadership con la nomina di Vittoria Ostuni Minuzzi come nuova capitana sono tutti segnali di un nuovo ciclo che inizia combinando continuità e innovazione.
I temi cui prestare attenzione nel prossimo mese sono svariati, e toccano in misura variabile sia lo stile di gioco della squadra che la scelta delle protagoniste che dovranno metterlo in atto. Dal punto di vista del personale sono le avanti quelle che presentano le maggiori novità. La competizione nell’ultimo anno è cresciuta particolarmente in prima linea. Tra i piloni, le importanti esperienze francesi di Zanette e Pilani, l’esordio di Dosi e quello imminente di Foscato dovrebbero mettere il pacchetto in grado di reggere con maggiore efficacia e con più alternative un peso che in tempi recenti era gravato quasi interamente sulle spalle di Silvia Turani, Gaia Maris e Sara Seye (ancora in recupero dall’infortunio subito lo scorso inverno, e di fresco arrivo a Treviso). Le opzioni sembrano cresciute anche a tallonatore, dove dietro a Vittoria Vecchini sono presenti varie alternative di qualità (Cheli, Spinelli e Fent, con la prima che per il momento pare leggermente avanti nelle scelte dei coach). Una prima linea solida e un lancio accurato in rimessa laterale (vedremo se sarà influenzato dal nuovo pallone 4.5) saranno essenziali in una fase in cui la seconda linea dovrà inevitabilmente assestarsi, visto il ritiro di quasi tutte le protagoniste degli ultimi anni. Tra le opzioni attuali, solo Giulia Cavina è comparabile a Valeria Fedrighi quanto ad altezza, le altre giocatrici (Frangipani, selezionata per il Giappone, ma anche Costantini e Andreoli) non lo sono, per cui è lecito attendersi qualche aggiustamento nella gestione delle rimesse laterali.
In linea di principio, le linee arretrate sembrano avere un profilo più definito per quanto riguarda il personale. La selezione per il Giappone non presenta alcuna novità – considerando che almeno sulla carta la prima partita dovrebbe anche essere la più abbordabile, non dovremmo aspettarci grandi sconvolgimenti durante il WXV 2026. Vi è però un’eccezione, che riguarda il ruolo di Michela Sillari. La sua assenza per motivi di lavoro dalla partita con il Giappone fornisce l’opportunità di riprovare la linea che scese in campo contro la Francia all’esordio del Sei Nazioni 2026, con D’Incà a secondo centro. All’epoca l’esperimento non andò benissimo, certo anche per la qualità dell’opposizione. Individuare soluzioni alternative a quella che è una delle migliori interpreti del ruolo a livello europeo, se non mondiale, non sarà facile, ma è sicuramente uno dei temi chiave dell’autunno 2026.
Passando dal personale allo stile di gioco, l’interrogativo principale riguarda le innovazioni offensive, ripetutamente annunciate dallo staff così come dalle giocatrici nell’ultimo mese, ma mai – comprensibilmente – specificate nei dettagli. Nell’attesa di vedere all’opera i nuovi meccanismi, che presumibilmente richiederanno un qualche rodaggio, continuerà il lavoro sul gioco al piede che aveva già portato dividendi nella passata stagione. Oltre che alle strategie offensive, è probabile che l’arrivo di Mazzariol permetterà di intensificare il lavoro su una fase di gioco che in passato era stata sì trattata, ma in maniera intermittente, visto che le competenze di Corrado Pilat in quel settore erano state rese disponibili alla femminile solo parzialmente.
Il Giappone rappresenta per le Azzurre il migliore (anche se comunque non facile) avversario con cui iniziare il nuovo ciclo. Arriva infatti alla partita di Pordenone in una situazione per molti versi simile, a partire da un’esposizione limitata alle competizioni in tempi recenti. In primavera ha vinto per la settima volta, senza troppe difficoltà, l’Asia Rugby Women’s Championship (64-12 al Kazakhstan e 71-12 a Hong Kong), ma dai primi di maggio ha disputato un solo incontro, ai primi di settembre, con esiti non brillanti (sconfitta casalinga con le Figi per 12-15). Un’altra analogia riguarda la direzione tecnica. La federazione nipponica ha appena confermato come head coach Toshizumi Kitagawa, ex-seconda linea con 43 caps, che dopo avere servito come coach delle avanti nel 2025 aveva assunto a inizio 2026, ad interim, l’incarico più importante in sostituzione della canadese Lesley McKenzie. La squadra presenta alcune assenze importanti rispetto al mondiale, come l’apertura Asaya Otsuka e la terza linea (e capitana alla RWC) Iroha Nagata. Rappresenterà comunque un avversario ostico, forte nelle fasi statiche e nelle driving maul, pur essendo fisicamente non dominante, e molto aggressivo nei punti di incontro.
