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finn russell

Cinque anni dopo Finn Russell l’ha fatto di nuovo.

Venticinquesimo minuto del quarto di finale più bello di questo weekend, quello tra Bath e Northampton Saints. Il Recreation Ground ha il fiato sospeso: in trepidazione i tifosi sotto la copertura della tribuna ovest, affacciata sul fiume Avon; in ansia quelli nei box della tribuna nord, sul lato corto del campo; vibrano gli assiepati nella tribuna est, quella che d’estate viene rimossa per adattare il terreno di gioco al cricket; non tranquilli neanche quelli che sbirciano dalle finestre degli edifici vittoriani che circondano lo stadio. I Saints sono avanti 28-7, hanno già segnato quattro mete in apertura di gara, ma i padroni di casa hanno un lancio in rimessa laterale a cinque metri dalla linea bianca avversaria, serve una meta per riaprire la partita.

Tom Dunn, il 33enne tallonatore nato e cresciuto a Bath, ha già del sangue incrostato nelle orecchie a cavolfiore ormai compromesse. Il suo lancio non è male, ma non è perfetto. Il saltatore avversario Tom Lockett esce come lo squalo di Spielberg dall’allineamento e vola a intercettare il pallone con una mano, ma non riesce a indirizzarlo dalla sua parte. La palla carambola, è inseguita dal numero 7 dei Saints Tom Pearson, chino a braccia larghe come il contadino che insegue una gallina nel pollaio. Quando sembra far suo l’ovale, qualcuno glielo toglie dalle grinfie con un soffice tocca di tomaia.

È Finn Russell, che con il mancino se la aggiusta e poi va via in dribbling, con il destro prende Fin Smith d’infilata, estende ancora la gamba destra per controllare il rimbalzo tipicamente strano del pallone e poi lo schiaccia oltre la linea per ridare vita ai suoi.

È quasi un tunnel, forse non è un tunnel: la palla sembra passare tra la gamba e il braccio dell’apertura avversaria, non proprio tra le gambe.

Non come quella volta, a novembre del 2019, quando il centro del Munster Rory Scannell finì al centro di uno degli highlights più memorabili di tutti i tempi, il grubber in tunnel con cui Finn Russell aprì le marcature in quella partita dei gironi di Champions Cup tra gli irlandesi e il Racing 92.

Quel famosissimo pezzo di bravura non è forse in cima alla lista dei gesti tecnici più belli di un giocatore che in ormai quasi quindici anni di carriera ha riempito un forziere da pirata di un tesoro inestimabile di pregevolezze. Alla stessa maniera questo semi-tunnel di Russell a Fin Smith, un gesto del tutto calcistico che ha riportato alla mente di tutti quella scena della docu-serie Netflix in cui lo scozzese si autodefiniva il Messi del rugby, non è neanche stata la cosa migliore della serata del numero 10 al Rec.

Per quella serve il minuto 32, appena sette giri d’orologio dopo l’azione descritta in precedenza, ma nel frattempo Northampton ha segnato di nuovo, e quindi il tabellone dice 35-14 per gli ospiti. Bath ha una mischia in zona d’attacco, una prima fase prelibata dalla quale attaccare. Lo schema predefinito è il più giocato del mondo: primo centro a prendere il pallone e attaccare la linea, secondo a offrire un angolo di corsa stretto in penetrazione, apertura (e cioè il nostro) a girare dietro la schiena con la collaborazione dell’ala dal lato chiuso.

Se è una delle giocate più utilizzate al mondo un motivo c’è: è molto difficile da difendere. Se la esegue Finn Russell è quasi impossibile. Quando lo scozzese riceve dietro alla schiena del suo compagno trattiene la palla tra le mani per un tempo inferiore ai due secondi, eppure in questo battito di ciglia scompagina la difesa dei Saints e manda in meta Henry Arundell: finge il passaggio immediato, trattiene l’ovale fin quando non convince il connazionale e avversario Rory Hutchinson a stringere su di lui, poi mette l’ala nel corridoio che si è aperto. Semplice, essenziale, perfetto. Forse con meno fuochi d’artificio, ma addirittura meglio del precedente.

La partita finirà poi 43-41, con Russell protagonista ancora dell’azione che al 72′ porta Bath nei 22 avversari, al giallo di Henry Pollock prima e alla meta di Ted Hill poi. Firmati Messi del rugby anche i due punti addizionali della trasformazione che vale il sorpasso e il successo.

Se ora Bath può andare in semifinale a Bordeaux ed essere una delle migliori quattro della Champions Cup dopo vent’anni dall’ultima volta lo deve per buona parte anche alla qualità del suo numero 10, che a 33 anni continua a incantare quanto e più di prima.

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