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Gli esordienti salvano l’Italia Una vittoria è una vittoria. Ma per interrompere una serie di 16 sconfitte consecutive l’Italia ha dovuto sudare le proverbiali sette camicie, contro un Uruguay modesto ma, come prevedibile, mai disposto ad arrendersi. Partita caratterizzata dai troppi falli: 17 quelli fischiati contro l’Italia, 16 quelli a favore degli Azzurri, incapaci di sfruttare anche 10’ in superiorità numerica alla fine del primo tempo: con gli uruguaiani in 14, solo 3 i punti messi a segno con il piede di Garbisi. Mete dei due esordienti: Pierre Bruno, il migliore in campo, e Hame Faiva, appena subentrato a Bigi, nel secondo tempo. Sono tra le poche note positive di una giornata grigia. L’Italia non ha saputo sfruttare il 55% di supremazia territoriale, vanificando anche una serie impressionante di drive ravvicinati da touche, fino all’ingresso in campo di Faiva, capace immediatamente di sfondare con una spinta collettiva a 5 metri dalla linea dell’Uruguay. Inefficaci nel gioco al largo, gli Azzurri hanno mosso il pallone troppo lateralmente senza mai riuscire veramente a bucare. L’attacco ha vissuto delle improvvise fiammate di Ioane e Bruno, ma quasi mai il sostegno è stato pronto e in molti casi anche l’ultimo passaggio è stato speso male. Decisioni spesso inadeguate e scelte in alcuni casi confuse. Squadre che hanno effettuato lo stesso numero di placcaggi, 134 ciascuna, con l’Italia attestata al 90% di successo, mentre l’Uruguay (20 errori) si è fermato all’85%. Match nel complesso poco spettacolare. L’Italia si è confermata incapace di dettare i ritmi e i tempi del gioco. Ci si aspettava una squadra convinta di prendere di petto il match e imporre la legge di una qualità superiore. Invece nel finale un’azione concitata sotto i pali azzurri ha rischiato di mandare in meta l’Uruguay. Il placcaggio senza palla su un giocatore della formazione sudamericana è stato punito con il cartellino giallo, ma non con la meta tecnica che avrebbe determinato la beffa del pareggio a pochi minuti dalla fine. Resta molto lavoro da fare.

Nella foto (di Daniele Resini/Fotosportit), la meta di Pierre Bruno.

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