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Concerti ovali per incassi garantiti e per globalizzazioni sempre più spinte: sufficiente annusare l’aria, sapersi muovere, sfruttare l’onda, allestire per tempo, promuovere – parola orribile – il ticketing. In due parole, creare l’evento, usando palcoscenici di grandi teatri che, sino a uno ieri storico, si dedicavano a un altro repertorio. Il tempo dei classici è morto.
Prendiamo Twickenham, la Fortezza, la Casa del Rugby d’Inghilterra: sino a non molto tempo fa, metteva in scena le recite della Rosa, il Varsity Match, un paio di match benefici tipo Army contro Navy, la finale della Premiership, che tutto sommato è una Miss ancora piuttosto giovane, ed era tutto. Ora, dopo i successi registrati a Wembley, si sono impegnati per l’immediato futuro con il football americano, hanno varato un Inghilterra v Galles fuori stagione (la rivincita della rivincita?) e, notizia di qualche giorno fa, hanno aperto le porte all’altro Nations, quello a 4, del mondo che sta sotto i nostri piedi: Argentina v Australia (l’8 ottobre, match conclusivo del Rugby Championship 2016)  ha trovato collocazione in un campo neutro che finirà per diventare molto fruttuoso: Londra è piena di australiani e i Pumas non sono più guardati come i nemici delle Falkland.
I tempi sono cambiati, si è capito. Prima dell’avvento del professionismo un Lions v Barbarians a Hong Kong non sarebbe stato concepibile. E, se è per questo, neanche un All Blacks v Wallabies, Bledisloe in palio, sempre nello stadio della vecchia colonia ritornata alla Cina, piena zeppa di “compagni” milionari.
Si sondano mercati, si cercano opportunità: London Irish e Saracens si sono affrontate a Boston, notoriamente città tra le più “verdi” d’America. E qualcuno sogna di mettere in scena Italia v Irlanda a New York: il tutto esaurito può esser garantito da uno sterminato popolo che ha nelle radici nonni di Cosenza e di Limerick.
In uno sbatter d’occhi, il rugby, che era un paté del Perigord, è diventato una pizza, un kebab, un tikka masala: piace a tutti, dappertutto, senza bisogno che trasmetta le vibrazioni nefaste del tifo, senza che in palio ci sia qualcosa. Un’amichevole di calcio, anche con Ronaldo e Messi, è una noia mortale; una partita di rugby è una guerra stellare, è, per dirla come Hugo Pratt, un concerto per arpa e nitroglicerina.
A quando All Blacks-Sudafrica all’Olympiastadion di Berlino o nell’avveniristica Shanghai, sempre più simile alla città di Blade Runner? Presto.
G. Cim.

nella fotodi Getty Images, un momento di London Irish v Harlequins dell’Aviva Premiership, disputata lo scorso 12 marzo alla Red Bull Arena di Harrison, New Jersey.

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