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Come insegnava Umberto Eco, niente di meglio di una lista: le faceva anche Omero.
Le storiche vittorie, le sorprendenti vittorie, le vittorie, il pareggio che non è tanto usuale e infatti ce n’è stato solo uno, le belle sconfitte, le onorevoli sconfitte, le sconfitte di un soffio, le sconfitte, le sconfitte amare, i ko in piedi, i ko a terra, le rese senza condizioni, le rese, i
rovesci, le caporetto, i naufragi, i disastri.
Il grado finale di questo crescendo può essere riassunto in quello che è avvenuto all’Aviva al 40’: sette irlandesi che si scambiano la palla, come in uno schema provato in allenamento, senza che un italiano riesca anche solo a poggiare la mano sulla spalla di uno di loro. Il destino beffardo vuole che a segnare sia Jamie Heaslip, nato a Tiberiade e così abituato a camminare sulle acque. Il nome originale di Dublino, Baile Atha Clyath, il
porto delle acque scure, non è mai stato così appropriato.
Il Telegraph ha subito trasmesso il suo messaggio: “Dopo questa demolizione, un tifoso della Georgia può discutere sullo stato protetto di cui gode l’Italia e perché per loro il 6 Nazioni continui a essere un negozio chiuso”.

Cimbricus

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