Il risveglio di Andrea Di Giandomenico, capo allenatore dell’Italia U20, dopo il successo sull’Inghilterra nella seconda partita di preparazione al mondiale giovanile, non è dei migliori.
Malgrado la vittoria a suo modo storica, solo la seconda contro la rappresentativa con la rosa cucita sul petto, altri pensieri hanno distolto il tecnico dalla soddisfazione per il 24-19 maturato a Calvisano: “Ci siamo messi subito a compilare la lista dei 30 nomi che verranno al mondiale, abbiamo dovuto fare delle scelte e non è mai facile” racconta, pur con il sorriso.
Andrea, la vittoria sull’Inghilterra è ovviamente prestigiosa, ma qual è il peso effettivo di questo successo in un test di preparazione?
“Il risultato, ovviamente, va contestualizzato. Le partite che contano davvero sono quelle che arriveranno [a partire dal 27 giugno]. Certo questo è un successo che ci aiuta a costruire fiducia in quello che facciamo e fiducia nel nostro gioco. A livello di prestazione, se andiamo a ben vedere, potevamo essere più efficaci nel gioco sullo spazio e più precisi in alcune situazioni che dovremo rivedere, come la costruzione del drive. Anche se sappiamo che c’è ancora da lavorare, comunque, è una vittoria che ci dà tanta consapevolezza”.
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Questa squadra ha avuto una evoluzione importante nel corso dei mesi, se si pensa a quella prima gara del Sei Nazioni persa contro la Scozia, dove l’Italia era parsa quasi impreparata al livello che l’attendeva.
“Sì, già durante il torneo del Sei Nazioni si era vista un’evoluzione. Anche lì era mancato, appunto, qualche dettaglio: penso alla partita con l’Irlanda, a quella con la Francia, dove comunque fino al 50′ eravamo in parità, se non addirittura in vantaggio di tre punti. Con l’Inghilterra forse c’era stata di nuovo una flessione, soprattutto nel secondo tempo. Poi col Galles siamo riusciti a ottenere il risultato, quindi questa progressione era già evidente. Siamo contenti che nel periodo che è intercorso fra queste due partite e l’ultima che avevamo giocato nel Sei Nazioni, siamo riusciti a consolidare il lavoro che era stato fatto durante il torneo”.
“Sappiamo quanto i percorsi di formazione non siano sempre lineari. Quindi ci si espone a momenti di crescita, magari poi di arresto, che possono anche essere percepiti come qualche passetto indietro a volte. Ma l’importante è essere fiduciosi in quello che si sta portando avanti, nel modello di gioco che cerchiamo di sviluppare, consapevoli che il lavoro non finisce mai. È un continuo ricercare una maggiore efficacia nei giocatori, perché poi sono i giocatori quelli che vincono le partite.”
Possiamo pensare che questo percorso di crescita e di continua progressione tra il Sei Nazioni e questo mese di giugno, anche senza più giocare assieme, sia stato agevolato notevolmente dal fatto di essere tornati ad avere un’Accademia Nazionale?
“Sì, assolutamente sì. L’esperienza del Sei Nazioni ti serve per andare a riflettere su determinate aree di miglioramento e sappiamo comunque che il percorso si chiuderà il 19 luglio, quando in realtà le altre squadre ricominciano la preparazione. Sicuramente c’è da avere un po’ più di pazienza e aspettare la fine del percorso per valutare cosa fare meglio nelle stagioni successive. Quindi sicuramente l’Accademia è un grosso supporto e i giocatori hanno risposto positivamente a questo. Parallelamente vorrei spendere anche una parola per i giocatori che in Accademia non ci stanno, ma hanno comunque portato avanti il loro lavoro; credo che si possa estendere a tutto il movimento, ai club e a tutte quelle persone che lavorano al fianco dei giocatori per promuoverne la crescita costante”.
Veniamo un po’ a questo Mondiale Under 20. Formalmente Junior World Championship, quest’anno ha una nuova formula con 16 squadre. Aspettative? Perché veniamo da un paragone importante: lo scorso anno la Nazionale U20 ha ottenuto il settimo posto, che è il migliore mai raggiunto.
“Questa è sempre una domanda trabocchetto, perché parliamo di competizioni annuali che vedono sempre cambiare i protagonisti. Ma questo non ci permette di tirarci indietro dal poter affermare che comunque tornare nelle prime otto del torneo è sicuramente un obiettivo. Sarebbe ipocrita dire di no. Sappiamo che è un torneo dove non si devono fare troppi calcoli, e abbiamo subito una partita che sembra decisiva [contro la Scozia per il passaggio tra le prime due del girone]”.
“Allo stesso modo la successiva con il Giappone, a prescindere da come sarà andata la prima, sarà decisiva a sua volta per confermare una posizione oppure per provare a riacchiapparla. Lo definirei un torneo ad esaurimento.”
Bisogna sempre andare a tutta.
“Esatto. Ogni partita si dovrà cercare di mettere in campo la formazione più competitiva perché è difficile fare calcoli; bisogna sempre andare alla ricerca di un risultato partita dopo partita. Abbiamo visto nelle due partite di preparazione un ampio numero di giocatori e con i minutaggi abbiamo dato spazio a tutti proprio perché era necessario avere una rosa ampia. C’è bisogno di fiducia in tutti i 30 convocati e, facendo gli scongiuri, anche in chi rimane a casa, perché con cinque partite internazionali la possibilità che qualcuno venga chiamato in corsa è reale e concreta. Dobbiamo rimanere concentrati tutti per il prossimo mese”.
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Come state a livello fisico? Non ci sono stati problemi di infortuni per il momento?
“No, niente di grave, solo botte e acciacchi. Un aspetto positivo è la risposta fisico-atletica che hanno dato i giocatori. Siamo ancora in una fase di carico, ma abbiamo visto come nelle collisioni, nei momenti di corsa e di velocità la squadra ha risposto molto bene, quindi siamo molto soddisfatti”.
Intanto, per queste partite, hai convocato tre ragazzi classe 2008, ovvero un anno in anticipo sulla consueta tabella di marcia.
“Falchetto, Andretti e Germanò. E si sono comportati molto bene tutti e tre. L’anno scorso anche Braga da “anno piccolo” aveva partecipato alla Coppa del Mondo; ci sono queste opportunità. Stiamo vedendo anche giocatori come Malik Faissal, che non è riuscito a giocare una Coppa del Mondo l’anno scorso per infortunio e quest’anno non ci sarà perché ha avuto una convocazione ancora più prestigiosa”.
“Le opportunità vanno date ai giocatori perché questo fa la differenza. C’è solo un modo per sviluppare il potenziale: metterli in competizione, fargli fare del lavoro e poi a loro spetterà l’onere di confermare il loro talento negli step successivi. Tutti questi ragazzi, come tutta l’Under 18 quest’anno, hanno messo in mostra profili notevoli all’interno di un collettivo di qualità e ci era sembrato opportuno dargli un ulteriore momento di verifica”.
In copertina: Francesco Braga vola verso la meta in Italia-Inghilterra U20 – ph. Stefano Delfrate
