Parabiago e CUS Torino si sono guadagnate il diritto di giocarsi l’accesso alla Serie A Elite, battendo rispettivamente Cavalieri Union e Calvisano nelle due semifinali dello scorso weekend.
Domenica 31 maggio, a Biella, si scoprirà quale delle due squadre sarà Campione d’Italia di Serie A nella finale disputata sul campo neutro dei piemontesi, saliti nella massima serie lo scorso anno.
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Parabiago, ancora finale un anno dopo. Daniele Porrino: “La differenza la faranno i cambi”
Daniele Porrino per giocarsi l’accesso all’Elite, ovvero l’obiettivo di stagione, torna a Biella, città dove ha vissuto a lungo: “Poi l’alternativa sarebbe stata il Beltrametti, direi che è meglio così, già viviamo nel ricordo dell’anno scorso”.
Già, perché dodici mesi fa fu proprio Biella, a Piacenza, a cancellare i sogni di promozione, con una meta maturata proprio nei minuti finali. Invece stavolta a giocarsi il campionato è il Cus Torino, imbattuto da sei mesi. “Giocare alla Cittadella ci da ancora più carica”, dice l’allenatore del Parabiago.
In effetti sembra che il destino ci abbia messo lo zampino. La semifinale con i Cavalieri Union è stata più semplice del previsto, soprattutto a guardare il punteggio (49-14) ma le motivazioni e i valori in campo erano molto diversi. “Più che in campo direi in panchina. Comunque loro venivano a giocare più scarichi, avendo raggiunto il massimo risultato già qualificandosi ai playoff all’ultima giornata. Penso che nelle fasi calde del match abbia influito”.
La grande risorsa del Parabiago è la rosa numerosa. Anche domenica nel secondo tempo Porrino ha giocato la carta della panchina, inserendo sei avanti sostanzialmente dello stesso livello di quelli in campo, una freschezza del pacchetto che ha messo in ginocchio i toscani. Non è certo una novità, è tutto l’anno che assistiamo a un turnover massiccio dei giocatori, con particolare attenzione agli under 18. “Ne abbiamo fatti esordire ben 12, e in molti casi non è stato possibile solo perché non avevano ancora compiuto 17 anni”.
A proposito di Under 18, il cammino del Parabiago nel campionato giovanile si è concluso anzitempo, in semifinale e all’ultimo minuto. Il rammarico è grande ma il bicchiere è comunque mezzo pieno: “Abbiamo circa 100 ragazzi in quella fascia di età, l’anno prossimo penso faremo quattro squadre. Spiace non aver raggiunto la finale di categoria ma per la partita di Biella possiamo contare anche su di loro, non mi stupirei di inserire qualcuno nei 23”.
Porrino ricorda bene quando i migliori giocatori del Parabiago finivano per confluire in altre squadre della provincia, in particolare l’ASR Milano. Adesso, sull’onda di quel progetto denominato PAF (Progetto Atleti in Formazione) il percorso è inverso, perché è diventato il club più strutturato della Grande Milano. “L’anno scorso siamo arrivati alla finale con Biella un po’ corti, qualche infortunio e squalifica ci hanno fatto pensare. Stiamo raccogliendo i frutti di questo progetto importante che ci consente di avere giocatori del vivaio pronti per la prima squadra, così da non snaturarci ed essere costretti a ingaggiare giocatori da fuori. Come ho sempre detto, se Élite deve essere, sarà secondo la filosofia del club che non vuole intraprendere la strada del professionismo”.
Con il CUS Torino, in stagione, è finita 20-17 in casa per il Parabiago, mentre a Torino ha vinto il Cus per 20-6. Il pronostico non è facile da fare e Daniele non ha certo voglia di sbilanciarsi: “Loro sono molto esperti, hanno una squadra che gioca da tanto tempo insieme, molti hanno fatto l’anno in Elite. Nei trequarti il loro punto di forza. Noi pensiamo di andare come contro Prato Sesto con sei avanti in panchina e vogliamo giocare, non attendere. La differenza, da parte nostra, la faranno i cambi, la panchina è più lunga. Abbiamo guadagnato in fiducia con i Cavalieri in semifinale, non era così scontato come poi ha detto il risultato”.
CUS Torino, Filippo Bianco: “Pronti a giocarcela”
Dopo la vittoria in semifinale con il Calvisano il Cus Torino prepara l’assalto all’Élite. Per arrivarci deve battere il Parabiago, finale in programma domenica a Biella.
Filippo Bianco, alla prima stagione da capo allenatore, nonché direttore tecnico, degli universitari ci crede: “Andremo a giocarcela con le nostre caratteristiche e i nostri punti di forza, convinti di avere gli strumenti convinti di poter mettere in crisi i loro”.
Sarà una sfida tra il peso degli avanti del Parabiago e la velocità della vostra linea veloce?
“Io penso che noi siamo in grado di affrontare anche la battaglia di trincea. È vero che a Calvisano il primo tempo abbiamo lasciato loro il territorio, ma questo non è stato solo conseguenza dello scontro fra gli avanti. Perché lo spazio si conquista anche con il gioco al piede, che nel secondo tempo abbiamo migliorato e ci ha permesso di riequilibrare i numeri. Nei primi quaranta le statistiche delle fasi statiche non erano così lontane, soprattutto in touche avevamo fatto molto bene”.
L’ultimo confronto diretto, fra voi e i vostri prossimi avversari, un mesetto fa, è finito a vostro favore, 20-6. Conterà in vista della finale? “No. Avrebbe contato, negativamente, se avessimo perso, noi ancora motivati, loro tranquilli per la certezza del primo posto in classifica. Sarà una partita diversa e ci aspettiamo anche un Parabiago diverso: un bel match tra due filosofie diverse di gioco. Ma ripeto io ho molta fiducia anche nei miei avanti e ben venga anche lo scontro frontale. I ragazzi sono stati sempre molto bravi e per giocare con la linea veloce è necessario sapersi far valere anche nelle fasi statiche, sennò non avremmo mai segnato 70 mete”.
La promozione in Élite è un traguardo a cui pensate in modo concreto?
“Assolutamente sì, da quando abbiamo avuto la certezza dei play off, abbiamo cominciato a pianificare l’eventuale futuro. Perché l’Élite è comunque un campionato molto difficile per una neopromossa, ma se ci arrivi senza neanche esserti preparato a quell’eventualità di certo diventa ancora più complicato. Se dovessimo salire lo faremmo comunque senza stravolgere la nostra filosofia che è quella di offrire i nostri atleti una doppia carriera: studio e lavoro, dentro e fuori dal campo di rugby”.
In copertina: Parabiago in campo durante la semifinale di Serie A – ph. Rugby Parabiago
