Sergio Parisse è un nuovo membro dello staff tecnico dell’Italia. Il giocatore con più caps in Azzurro tornerà a contribuire al rugby italiano attraverso un ruolo di rilievo nel gruppo di allenatori che affiancano l’head coach Gonzalo Quesada.
“L’addio all’Olimpico l’anno scorso è stato per me un momento estremamente forte, per la mia famiglia, per tutto quello che è stato il vissuto di più di venti anni in nazionale – ha detto l’ex capitano della nazionale in una lunga videointervista diffusa dalla FIR – Sono stato davvero fortunato perché sono riuscito comunque a giocare fino a quarant’anni e a decidere quando finire. Non mi sarei mai immaginato un ritorno, diciamo, in Italia e in federazione, così veloce, dopo la mia fine carriera a Tolone”.
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L’esperienza in Francia e il legame con Gonzalo Quesada
Gonzalo Quesada e Parisse, com’è noto, già si conoscono bene, avendo lavorato assieme nel massimo campionato francese, ai tempi dello Stade Français.
“Il rapporto con Gonzalo è iniziato allo Stade Français nel 2014, un rapporto di grandissima fiducia reciproca, di grande comunicazione. Condividevamo sempre molto i dopartita, mi chiamava dopo ogni gara per chiedermi come era andata la settimana e avere un feedback.”
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“Sicuramente chiamate che non duravano 15 minuti, ma magari 45 o un’ora – scherza Parisse – da allenatore capire come comunicare con ogni giocatore è fondamentale. Mi sono reso conto col tempo che non puoi fare lo stesso discorso, avere lo stesso modo di comunicare con un giocatore o con un altro. L’allenatore deve dare fiducia ai giocatori e i giocatori devono dare fiducia all’allenatore, essere credibili e avere la fiducia massima su quello che si va a costruire insieme è fondamentale”.
Il ruolo nello staff
“La mia responsabilità principale sarà sul settore della touche, ma anche sul gioco degli avanti – precisa poi l’ex capitano della Nazionale – Rimanendo nel sistema e nella filosofia che è quella che Gonzalo da due anni e mezzo a questa parte ha costruito. Gonzalo ha dato un equilibrio che magari prima non c’era tra intelligenza, gioco tattico, gioco al piede, senza perdere quella capacità offensiva che ha oggi l’Italia”.
“Inizio con una base di lavoro che è già molto buona, merito del lavoro che è stato svolto fino adesso. Oggi la nostra nazionale ha un po’ più di profondità rispetto a quella che era magari ai nostri tempi. In particolare tra gli avanti, nel reparto di terza linea, oggi ci sono veramente 6, 7, 8 giocatori che possono tranquillamente giocare titolari. Questa competizione non fa altro che trainare verso l’alto il livello della squadra”.
Legacy
Fu nell’estate del 2005 che il giovane Sergio Parisse, già internazionale per l’Italia, lasciò Treviso per Parigi, per indossare la maglia dello Stade Français. Ventuno anni più tardi tornerà nel paese di origine della sua famiglia, andando a vivere a Roma.
“È un cambio di vita importante perché ho passato vent’anni in Francia, tutti i miei figli sono nati in Francia e adesso torniamo a Roma. Mia moglie è di Roma, vivere a Roma sarà bellissimo. Avendo vissuto 20 anni a Parigi, [il traffico] non mi spaventa”.
“Se torno in Italia non torno perché voglio dire ‘torno in Italia’, ma perché voglio portare l’Italia ad essere la miglior squadra possibile, far sì che la Nazionale possa arrivare ai più alti livelli. E quando mi metto qualcosa in testa ho abbastanza resilienza e sono abbastanza determinato per raggiungerla”.
