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Per la prima volta Ba ha ospitato una partita importante: Fijian Drua contro Brumbies, la squadra di Canberra. Hanno vinto i figiani 47-27 e i 10.000 spettatori presenti al Govind Park, tutto esaurito per l’occasione, erano molto felici.

I Drua, la franchigia federale figiana, non può ovviamente contare sulla forza dei tanti giocatori del proprio paese impiegati nei maggiori campionati europei e nello URC. Un apporto che, usando un’allegoria, può diventare un vero e proprio vento del sud: attualmente sono 257 i giocatori che vengono dall’altro emisfero a militare tra URC, Prem e Top 14: una compagnia di ventura che comprende 12 paesi e che vede in testa i sudafricani, 60, seguiti dagli argentini, 56, e dai figiani, 31.

La sfera australe porta peso, muscoli, forza: buona parte di ciò che oggi contribuisce allo spettacolo. In cambio, ricevono una quantità di denaro su cui nei loro paesi d’origine non riuscirebbero a metter le mani. E il contributo dei “sudisti” può essere ancora allargato prendendo in esame il campionato delle corporations giapponesi, che può aprire le porte a un’agevole naturalizzazione.

Un altro elemento: le sedi casalinghe delle Fiji, nella fase estiva del neonato Nations Championship, saranno Edimburgo, Liverpool e Cardiff. Un modo per garantire pubblico e buoni incassi che le sterminatamente lontane Suva e Ba non sono in grado di fornire, ma anche un verdetto sul futuro che attende il rugby prodotto dai giocatori delle isole del Pacifico. Un po’ di denaro (stipendio dei club e per l’attività con la nazionale) e occasioni sempre più rare, sino a toccare il confine della sparizione, di ospitare test internazionali. I Fijians Oval Trotters.

Gli isolani offrono un buon esempio per esaminare uno scenario sempre più sbilanciato tra Nord e Sud. Il primo ha le centrali organizzative che controllano e incrementano il flusso del denaro, il secondo fornisce buona parte della materia prima. Come un tempo, ben prima dell’arrivo di Originals o All Blacks, faceva la Nuova Zelanda spedendo in Gran Bretagna navi intere di agnelloni da carne. L’etichetta è muscle versus money, muscoli contro denaro?

Lo Shape of the game, il recente concilio londinese su (ennesime) nuove regole, ha prodotto oltre allo scontro sull’importanza della mischia (per il sud da ridurre, in nome di un gioco sempre più simile al league, contro un’ortodossia sostenuta da un’alleanza franco-sudafricana) anche alcune ammissioni eloquenti: Nuova Zelanda e Sudafrica hanno dichiarato di non possedere i requisiti per puntare a organizzare una prossima Coppa del Mondo. Che, quando sbarca in Europa, produce interesse, utili, formidabili risultati televisivi e conseguente gioia degli sponsor. Non resta che attendere cosa capiterà tra un anno e mezzo in Australia. Il 2031 statunitense è di difficile decrittazione.

In tutto questo scenario il tour di agosto degli All Blacks, in lunga visita agli Springboks, smaltato vintage, come può esser etichettato?

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