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È spesso un dato chiave del rugby: il numero dei punti per ogni visita nei 22. Nei primi dieci minuti le squadre si trovano per tre volte in zona rossa – due l’Irlanda, una il Galles – e il risultato è 14 a 7 per i padroni di casa. Un avvio pazzesco, tanto che stupisce, nel rovesciamento di fronte, vedere Finn Russell sbagliare scelta e la Scozia tornare indietro a difendere senza aver segnato neanche un punto. Sarà una costante del primo tempo, con il 10 molto marcato e costretto all’errore, mentre dall’altra parte la velocità di Gibson Park sfrutta il grande lavoro nel breakdown e affida ovali di qualità alla lucida regia di Crowley.

Dopo tre minuti è subito meta Irlanda da prima fase. La touche sui cinque è guadagnata con un calcio in mischia (stappato Fagerson): si finge il drive per stringere la difesa, si mette sotto pressione la Scozia con una carica di Baloucoune ma è poi un pod di Doris giocato a un passo dall’impatto con la difesa che crea un’autostrada per Osborne che schiaccia sotto i pali.

È altrettanto bella la segnatura scozzese che dispiega una serie infinita di fasi nei 22 irlandesi. Grandi passaggi, efficaci linee di corsa ma è la carica di Schoeman ad andare oltre a creare l’abbrivio per la meta di Darcy Graham. 8 minuti pirotecnici e si è sul 7-7.

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Poco dopo un fuorigioco di Darcy Graham regala un’altra touche in zona rossa all’Irlanda. Stavolta niente finte, si va di drive ma la rotazione irlandese regala un corridoio a Sheehan che segna la sua 18esima meta con l’Irlanda. 14-7.

Si attende la reazione della Scozia ma non arriverà mai, anzi sono i padroni di casa ad allungare e sempre da prima fase. Stavolta si parte da una mischia, la palla va veloce da Gibson Park a Crowley ma è McCloskey il vero protagonista: con tutta la difesa scozzese addosso disegna un arcobaleno per Baloucoune che sfrutta il miss match con Darcy Graham per schiacciare in bandierina. 19-7.

Il 33enne dell’Ulster, squadra che oggi ha dato sette giocatori nei 23, è ovunque, nel solo primo tempo somma 8 cariche, 40 metri guadagnati, 5 avversari battuti. Mentre il grande atteso Finn Russell è impreciso e soffocato proprio dalla sua marcatura.

Una partita il cui ritmo si era improvvisamente abbassato si infiamma come previsto al ritorno in campo delle squadre. Finn Russell da confortanti segni di vita al 51’, segnando una meta di opportunismo con due avversari addosso. Ma dopo cinque minuti, e un incessante multifase (ne abbiamo contate 17) nei 22 scozzesi, l’esordiente Darragh Murray (entrato per un ferito Tadhg Beirne) segna per il 26-14. Ma la sequenza di mete non si esaurisce qui: tempo di riportarsi nella metà campo irlandese e la Scozia ricambia subito: l’azione è bella, la palla viaggia veloce come per la segnatura di Graham nel primo tempo, solo che stavolta è Rory Darge a schiacciare e portare il XV di Townsend a distanza di break.

Alla fine saranno i cambi a fare la differenza: dal lato scozzese il mediano di mischia George Horne non riesce a cambiare ritmo ai suoi e si fa stoppare un uscita dai 22. Farrell invece mette dentro Frawley. Sarà lui, dopo l’ennesimo errore di Russell, ha creare lo spazio per la corsa di Tommy O’Brien, autore della meta che chiude la partita.

Sul 33-21 l’Irlanda decide di andare per i pali per la prima volta nel match (72’ con Crowley), mentre la Scozia attacca a testa bassa ma non cambia il copione di giornata. Sono troppi gli errori e a tempo rosso è ancora Tommy O’Brien a segnare la meta a tempo scaduto. Su assist dell’immenso McCloskey, decisamente il giocatore irlandese del torneo. 43-21 il risultato finale, Triple Crown per l’Irlanda, l’ennesima delusione per gli scozzesi.

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