A partire dalle ore 15.10 a Edimburgo ci si gioca il Sei Nazioni 2026: se la Francia riuscirà ad avere ragione della Scozia e ottenere il punto di bonus offensivo che ha sempre ottenuto nelle tre precedenti gare del Torneo, avrà matematicamente vinto questa edizione, la seconda di fila; se arriverà una vittoria semplice, i transalpini avranno comunque ottime possibilità di alzare il trofeo (o meglio, la copia dell’incendiato originale) indipendentemente dal risultato dell’ultima giornata; solo una vittoria scozzese può riaprire completamente i giochi e mandare Scozia, Francia e Irlanda a giocarsi tutto negli ultimi 80 minuti.
Può davvero la migliore Scozia, anche ammesso che si materializzi sabato pomeriggio, impensierire questa Francia, sembrata su un altro pianeta rispetto a tutte le sfidanti delle prime tre settimane? Rispondere in maniera affermativa sembra difficile.
La Francia ha sofferto più del previsto contro l’Italia a Lille, ma è sempre sembrata in controllo e a proprio agio anche senza godere delle percentuali di possesso e territorio avute contro Irlanda e Galles. La Scozia ha offerto una prestazione sontuosa solo contro l’Inghilterra, peraltro incentivata da un pomeriggio piuttosto storto degli avversari.
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Ci vorrà un Murrayfield incandescente (e su questo non ci sono molti dubbi) e una prestazione scozzese che vada oltre i propri limiti. Per questa generazione di giocatori scozzesi questa partita rappresenta un momento chiave. Hanno raggiunto risultati che i loro predecessori si sognavano: quinti nel ranking mondiale, un gioco spettacolare, mete su mete e a tratti alcuni dei migliori giocatori al mondo in specifiche posizioni. Tolti i successi in Calcutta Cup contro gli eterni rivali inglesi, però, la golden generation non ha mai centrato successi memorabili: ha fallito l’assalto agli All Blacks in un paio di occasioni, non è mai andata oltre il terzo posto al Sei Nazioni, non si è mai qualificata per un quarto di finale mondiale. Sovvertire i pronostici e l’ordine costituito del rugby mondiale, perché di questo si tratta, è l’obiettivo del pomeriggio.
Assai complesso, ma non utopia. Inevitabilmente quasi tutto passa dalla testa, dalle mani e dai piedi di Finn Russell. Il luogo comune vuole che il numero 10 del XV del Cardo sia personaggio volubile, a volte in giornata a volte no. La verità è che è talmente centrale nel gioco scozzese che ogni avversaria lo metterà nel mirino e quando le cose dipendono così tanto da un singolo giocatore non è semplice brillare.
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— Scottish Rugby (@Scotlandteam) March 7, 2026
In questo Sei Nazioni Russell ha avuto una partita silenziosa contro l’Italia, complice il diluvio. Contro l’Inghilterra è stato semplicemente clamoroso. E contro il Galles è passata dai suoi colpi la sfangata di Cardiff.
La sfida a distanza con Matthieu Jalibert è uno dei temi più affascinanti della partita: sono le due migliori aperture del Torneo, con alcuni tratti in comune. Entrambi straordinari nella lettura delle situazioni, entrambi fantasiosi e capaci di colpi estratti dal cilindro. Jalibert ama di più attaccare in prima persona, come il Russell di qualche anno fa. Lo scozzese è esemplare per il proprio impegno difensivo, cosa a cui l’omologo transalpino si sottrae quando può.
La verità, però, è che più che dai fenomeni al centro del palcoscenico il successo dipenderà dalle performances del supporting cast. In particolare dalla capacità del pack scozzese di bloccare l’avanzamento avversario e di rompere le uova nel paniere alle fonti del gioco. Quanto Rory Darge riuscirà a guastare i possessi avversari (e Freddy Douglas dalla panchina dopo di lui). Quanto Scott Cummings disturberà la serenità della rimessa laterale e quanto D’Arcy Rae, la chiamata a sorpresa di Townsend, riuscirà a far soffrire una prima linea francese che in mischia ordinata rappresenta uno dei pochi dubbi della squadra.
Per la cronaca, in palio ci sarà anche l’Auld Alliance Trophy, la coppa che ogni anno va alla vincitrice del confronto diretto fra queste due nazionali e che dal 2018 celebra i giocatori caduti durante la Prima guerra mondiale, fra cui sono annoverati i due capitani delle squadre del 1914, quando si giocò l’ultima gara prima dell’interruzione per il conflitto.
Sono quattro anni che la Francia si porta a casa il trofeo, ma stavolta a Murrayfield i transalpini puntano ad alzarlo sapendo già di avere in tasca anche quello più ambito.
Sei Nazioni 2026: le formazioni di Scozia-Francia
Scozia
15 Blair Kinghorn, 14 Darcy Graham, 13 Huw Jones, 12 Sione Tuipulotu, 11 Kyle Steyn, 10 Finn Russell, 9 Ben White, 8 Jack Dempsey, 7 Rory Darge, 6 Matt Fagerson, 5 Scott Cummings, 4 Gregor Brown, 3 D’Arcy Rae, 2 George Turner, 1 Pierre Schoeman
A disposizione: 16 Ewan Ashman, 17 Rory Sutherland, 18 Zander Fagerson, 19 Grant Gilchrist, 20 Freddy Douglas, 21 Josh Bayliss, 22 George Horne, 23 Tom Jordan
Francia
15 Thomas Ramos, 14 Theo Attissogbe, 13 Nicolas Deporteere, 12 Yoram Moefana, 11 Louis Bielle-Biarrey, 10 Matthieu Jalibert, 9 Antoine Dupont, 8 Anthony Jelonch, 7 Oscar Jegou, 6 François Cros, 5 Mickael Guillard, 4 Charles Ollivon, 3 Dorian Aldegheri, 2 Julien Marchand, 1 Jean-Baptiste Gros
A disposizione: 16 Peato Mauvaka, 17 Rodrigue Neti, 18 Demba Bamba, 19 Thibaud Flament, 20 Emmanuel Meafou, 21 Lenni Nouchi, 22 Baptiste Serin, 23 Pierre-Louis Barassi
In copertina: Matthieu Jalibert in allenamento – ph. FFR
