ROMA – Il tempo delle parole sta giungendo al termine. Mentre decine di migliaia di persone, italiane e inglesi, affollano il perimetro dello Stadio Olimpico, nel cuore del catino romano le squadre si preparano a scendere in campo dopo una settimana che ha visto la squadra ospite sommersa da fiumi di inchiostro che la danno mezza spacciata nella sua trasferta in Italia per la quarta giornata del Sei Nazioni 2026.
Le tastiere dei media, britannici in particolare, hanno riempito la partita di pressione, questa però egualmente distribuita tra Azzurri e avversari. Se l’Inghilterra vive sul baratro di una ignominiosa posizione finale nella parte bassa della classifica del Torneo, l’Italia sente il peso della necessità di arrivare infine a compiere il grande passo di un risultato storico.
Quale delle due squadre saprà reagire meglio alle pressioni esterne probabilmente saprà fare meglio, ma alla fine dei conti Italia-Inghilterra si gioca in ottanta minuti di rugby sul campo, con il consueto coacervo di temi tattici, tecnici, strategici che una partita porta con sé.
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Mischia ordinata
Italia contro Inghilterra è il confronto tra i due migliori pacchetti di mischia ordinata del Sei Nazioni 2026. Gli Azzurri hanno consolidato quest’arma nel corso del tempo, salendo un gradino alla volta e arrivando al Torneo con una coesione e un affiatamento eccezionali: lo dimostra il fatto che non solo la mischia abbia ottenuto molto con i primi 8 uomini in campo, ma che anche con i subentranti sia sempre riuscita a fare male agli avversari.
L’Inghilterra, parimenti, ha nel corso del tempo consolidato la mischia ordinata come un’arma dalla quale spremere calci di punizione che possano permetterle di avanzare sul campo, combinandola con uno dei drive da rimessa laterale più temibili del panorama internazionale. Anche in un Sei Nazioni che a questo punto si può definire deludente, la mischia inglese ha continuato a funzionare.
Sarà quindi uno scontro tra titani che potrà orientare la partita in un senso o nell’altro, consentendo a ciascuna delle due squadre di mettere punti sul tabellone, di portarsi in posizioni pericolose del campo e di imporsi in una delle fasi di gioco emotivamente più rilevanti.
Brexoncello: la differenza rispetto agli avversari
La combinazione che può fare la differenza per l’Italia rispetto all’Inghilterra sta nella sua stellare coppia di centri, che si ricompone dopo due giornate di assenza di Nacho Brex.
Malgrado Marin non abbia fatto male, il centro argentino è mancato all’Italia in termini di leadership, di capacità di incidere sulla partita a livello difensivo e anche di freddezza e compostezza nelle scelte da prendere sotto pressione.
Tommaso Menoncello è stato uno dei migliori giocatori del Torneo. Non è una valutazione pigra frutto dell’hype attorno al futuro giocatore dello Stade Toulousain. Ogni volta che è coinvolto in un’azione Menoncello dimostra di essere un giocatore con un motore diverso rispetto agli altri. Prendete la partita con la Francia: un’Italia valorosa ha comunque faticato a tenere il livello dello scontro fisico contro i transalpini, ad eccezione di un Menoncello sempre pericoloso, sempre brillante, sempre positivo con e senza palla.
Che Brexoncello sia una delle migliori coppie di centri del mondo non è un mistero più per nessuno e oggi può essere il punto di differenza dell’Italia. Per contro, l’Inghilterra soffre di un’atavica carenza nel trovare un’accoppiata congeniale con le maglie numero 12 e 13. Per l’occasione scendono in campo Seb Atkinson, esordiente al Sei Nazioni, e Tommy Freeman, giocatore di grande talento fisico e atletico, ma non il più brillante in termini di letture difensive.
Zona rossa
Inghilterra e Italia hanno in comune un difetto: la capacità di realizzare punti quando hanno un possesso che origina all’interno dei ventidue metri avversari.
Gli Azzurri hanno segnato le loro quattro mete in questo Torneo sempre con un’azione originata fuori dalla zona rossa avversaria, come si chiamano in gergo gli ultimi ventidue metri.
Parimenti l’Inghilterra ha saputo fare meglio quando è riuscita a rompere le difese lontano dalla linea di meta, per poi mantenere il ritmo avanzante e non consentire al muro di ricostruirsi.
Parte della spiegazione sta nel fatto che all’interno dei 22 metri le difese hanno bisogno di coprire meno campo: non c’è una profondità da presidiare, e pertanto si mettono 14 o 15 giocatori sul muro difensivo pronti a salire. Nessuna delle due formazioni ha dimostrato di avere la potenza pura e l’organizzazione per riuscire a aprire un varco nelle difese avversarie quando i possessi nella zona rossa avversaria diventano di qualità media o bassa, quindi lenti.
Lo scorso anno l’Inghilterra riuscì a stritolare l’Italia grazie alla sua potente driving maul da rimessa laterale, ma il miglioramento principale che entrambe le squadre possono mettere in campo a stretto giro di posta è riuscire a essere ancora più letali quando ottengono dei lanci del gioco tra le due linee dei dieci metri. Lì entrambe possono fare meglio che nelle scorse partite nel generare palloni di grande qualità da trasformare in linebreaks e, possibilmente, in mete.
In copertina: una rimessa laterale di Italia-Inghilterra del Sei Nazioni 2025 – ph. Paul Harding/Federugby via Getty Images
