Da quando Tommaso Menoncello ha divelto la spalla destra di Elliot Daly che tentava di placcarlo, al minuto 71 di Italia-Inghilterra del Sei Nazioni 2026, il suo status nelle gerarchie del panorama rugbistico mondiale sembra essere cambiato.
Già molto stimato e rispettato da ogni avversario, quel momento di fumettistico supereroismo lo ha consegnato alla storia del gioco e lo ha consacrato come uno dei migliori al mondo a fare il suo lavoro. Da quell’azione in poi, infatti, più di un opinionista estero si è permesso di definirlo il miglior trequarti centro del mondo.
Difficile sollevare obiezioni all’idea. Non che tutti si debba essere d’accordo, ma inserire Menoncello in una rosa ristretta di giocatori meritevoli di poter essere definiti il miglior centro del mondo è evidentemente il minimo, dopo il Sei Nazioni 2026 giocato dal ragazzo di Treviso.
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Menoncello è veloce, esplosivo, con il fisico bestiale di cui cantava Luca Carboni e con un baricentro basso che rende davvero difficile fermarlo. Ha un’energia infinita che gli permette di andare avanti per ottanta minuti senza tregua e nel tempo ha saputo affinare letture e tecnica individuale, pur fermo restando che ancora non siamo di fronte al prodotto finito e che è un giocatore con ancora margini di crescita. A seconda del profilo che ha accanto e del sistema offensivo in cui agisce, può giocare indifferentemente con la maglia numero 12 o 13.
Non è, però, l’unico pretendente al titolo onorifico di miglior centro del mondo. C’è almeno un’altra mezza dozzina di giocatori pronti a contendergli lo scettro. Abbiamo provato a individuarli.
Fit and healthy Lukhanyo Am, best centre in world rugby https://t.co/TIzC9Zs1je
— Kevin Kaagya (@kevo2503) October 8, 2025
Chi è il miglior centro del mondo?
Jordie Barrett
29 anni – Hurricanes & Nuova Zelanda, 78 caps
Remarkable from Jordie Barrett. What a try saving tackle. Wow #Allblacks #Springboks #NZLvRSA #Rugby 🇳🇿🇿🇦 pic.twitter.com/UoeHAbxDuf
— Chalyn.Rugby (@ChalynRugby) September 13, 2025
Probabilmente capace di rientrare in tutte le discussioni per il miglior giocatore del mondo tout court, Jordie Barrett ha avuto una carriera che lo ha visto giocare in quasi tutti i ruoli della linea dei trequarti, a testimonianza del fatto che le sue abilità a tutto tondo lo rendano un giocatore che sa semplicemente fare ogni cosa. Probabilmente sarebbe un’ottima seconda linea, pure. Con il tempo, il minore dei fratelli Barrett si è stabilito a primo centro, dove vengono esaltate al contempo le sue capacità di distribuzione e il suo amore per lo scontro fisico, con il possesso dell’ovale e senza. I sei mesi in cui ha giocato al Leinster lo scorso anno hanno testimoniato che impatto può avere su una squadra un giocatore del genere, semplicemente ineluttabile. Anche nelle gare recenti in cui abbiamo visto la Nuova Zelanda non brillare al massimo, Barrett è sempre stato ineccepibile. Per chi scrive, Jordie Barrett è ancora lo standard: al momento il miglior centro del mondo.
Damian de Allende
34 anni – Saitama Wild Knights & Sudafrica, 102 caps
There is just so much to love about this try.
Damian de Allende is just world-class throughout.#RSAvARG pic.twitter.com/0NkWqgifFG
— Jared Wright (@jaredwright17) September 29, 2024
Come il buon vino si affina col tempo, anche Damian de Allende è migliorato nel corso della sua ormai ultradecennale carriera da numero 12 del Sudafrica. Ha partecipato a tre Rugby World Cup e tre le ha vinte, ha giocato a lungo con gli Stormers, poi è stato per tre stagioni la stella più brillante del Munster, quindi si è stabilito da quattro anni in Giappone, dove può conservarsi al meglio dal punto di vista fisico continuando a giocare un rugby all’avanguardia. Il giocatore degli Springboks ha sempre avuto dalla sua una grande prorompenza fisica, essendo un centro da un metro e novanta per oltre un quintale di peso. Con il passare degli anni, però, sono aumentate molto le sue qualità tecniche e le sue capacità di lettura, rendendolo un giocatore sempre più rotondo e completo.
Len Ikitau
27 anni – Exeter Chiefs & Australia, 51 caps
TRY MERCHANT 🧲
Len Ikitau – an Exeter Chief. #JointheJourney pic.twitter.com/LetBKKKtaY
— Exeter Chiefs (@ExeterChiefs) April 23, 2025
Ci ha messo un po’ ad emergere, Len Ikitau da Brisbane, Queensland, Australia, ma adesso che ce l’ha fatta è unanimemente riconosciuto come uno dei migliori centri in circolazione. La sua accoppiata con Joseph-Aukuso Suali’i è considerata una delle più forti del rugby internazionale, ma i meriti sono soprattutto del prodotto del Brisbane Boys’ College, superiori a quelli dell’atleticissimo ma ancor acerbo amico di merende. Ikitau non è gigantesco, ma è tosto e il fatto di essere più compatto degli avversari lo aiuta in alcune circostanze. Ha una intelligenza rugbistica rara, una tecnica individuale raffinata e una grande capacità di fare buone scelte, sbagliare pochissimo sotto pressione. Quello che lo pone su un altro livello però è la sua qualità difensiva: un placcatore duro con una grande capacità di lettura delle trame offensive avversarie. Nel 2025 ha avuto un’annata spettacolare e ha vinto la John Eales Medal, il riconoscimento per il Wallaby capace di distinguersi al meglio.
Santiago Chocobares
27 anni – Tolosa & Argentina, 35 caps
¡Chocobares para el campeonato! 🇦🇷
Santiago Chocobares marcó en el gran triunfo 29-26 de Toulouse ante La Rochelle en la final del Top 14 francés.#SomosLosPumas | #JugadaDeLaSemana | @LaSiglo21 pic.twitter.com/mWsOPtIdMq
— Los Pumas (@lospumas) June 18, 2023
Rivale per la maglia o partner in mezzo al campo? Quale sarà il destino di Santiago Chocobares con l’arrivo di Tommaso Menoncello a Tolosa non è ancora dato saperlo, ma il trequarti argentino è un giocatore speciale di cui si parla troppo poco. Molto promettente già da giovanissimo, adocchiato dai tifosi argentini già ai tempi della nazionale under 20, è una delle ragione dei successi dei Pumas nelle ultime stagioni. Come molti dei suoi colleghi in questa shortlist, infatti, Chocobares è un giocatore che abbina ai parametri fisici del classico numero 12 di sfondamento anche raffinatezza tecnica e capacità di distribuzione e lettura.
Stuart McCloskey
33 anni – Ulster & Irlanda, 28 caps
Le “frigo irlandais” Stuart McCloskey a vraiment fait des dégâts au centre du terrain contre les anglais :
– 14/16 au placages
– 56 m parcourus
– 1 franchissement
– 5 defs battus
– 3 offloads
– 1 retour défensif de l’espace pic.twitter.com/a1W96cYwAJ— Yann UBB LG – Podcast UBBistes ⭐ (@tuisovaubb) February 22, 2026
Non è un nome uso a quello dei grandi allori quello di Stuart McCloskey, centro che ha giocato per tutta la carriera nell’Ulster e in nazionale si è dovuto accontentare delle briciole lasciate dall’inossidabile trio formato da Bundee Aki, Robbie Henshaw e Garry Ringrose. Trio che però sta mostrando segni di cedimento, con sia Aki che Henshaw che sembrano indirizzati verso un leggero declino e McCloskey che ha saputo approfittarne per disputare un Sei Nazioni eccezionale. Se infatti il discorso sul miglior centro del mondo deve avvenire nel presente, oggi il classe 1992 non può essere tenuto fuori. Nelle cinque partite dell’Irlanda a questo Torneo è stato impressionante per completezza e forma: è sempre stato un centro fisicamente molto dotato, ma ha messo in mostra anche tecnica individuale, letture, attitudine. Due episodi recenti che torneranno alla mente del lettore per corroborare la tesi: il passaggio da 30 metri per Robert Baloucoune nella meta in prima fase da mischia contro la Scozia; la rincorsa a Marcus Smith agli sgoccioli di Inghilterra-Irlanda.
Sione Tuipulotu
29 anni – Glasgow Warriors & Scozia, 79 caps
Sione Tuipulotu. Energy primed. Italy next ➡️🇮🇹#BKTURC #URC | #GuinnessM6N pic.twitter.com/5gbZI6Fvyc
— BKT United Rugby Championship (URC) (@URCOfficial) February 6, 2026
Primo centro per elezione, secondo alla bisogna, è difficile trovare un giocatore che incarni il concetto di triplice minaccia come Sione Tuipulotu. Il capitano della nazionale scozzese è fatto come una palla di cannone: non arriva al metro e ottanta di altezza, ma concentra in quello spazio un quintale di muscoli. Rapido, capace di muoversi brillantemente sugli appoggi e sfuggire da ogni placcaggio frontale, ha mani dolci e raffinate che gli permettono di giocare la palla molto vicino alle difese avversarie. E per completare il lotto, c’è anche un piede educato: memorabile un suo assist in grubber per Huw Jones nel momento in cui tutti si aspettano la percussione o il pull back dietro la schiena del compagno.
In copertina: Tommaso Menoncello in azione nel Sei Nazioni 2026 – ph. Danilo Di Giovanni/Federugby via Getty Images
