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Seb Atkinson Inghilterra formazione

The Times: Steve Borthwick è andato nel panico? Modifiche così radicali sono piene di rischi. The Guardian: Ci chiediamo di nuovo se questa non sia la volta buona dell’Italia, perché la fiducia in sé stessi dell’Inghilterra sembra andata in pezzi. The Telegraph: La nazionale maschile inglese di rugby è la squadra più underperformante dello sport degli ultimi 20 anni.

In Inghilterra, insomma, già suonano le campane a morto prima che il XV della Rosa scenda in campo nella quarta giornata del Sei Nazioni 2026 contro l’Italia, a Roma, sabato 7 marzo.

La situazione che si è venuta a creare, in effetti, ha più dell’unico che del raro. L’Inghilterra ha iniziato il Torneo con una convincente vittoria contro il Galles, ottenendo la dodicesima vittoria consecutiva. Poi, d’improvviso, è andato tutto in pezzi: prima la Scozia ha teso un’imboscata inattesa agli uomini in completo bianco a Murrayfield, poi l’Irlanda, squadra che sembrava in totale declino, ha ottenuto un successo record la settimana successiva, distruggendo la compagine inglese davanti al pubblico attonito di Twickenham.

Infine martedì pomeriggio Steve Borthwick ha annunciato, per primo come di consueto, la lista dei 23 giocatori scelti per giocare all’Olimpico, rivoluzionando completamente la squadra e in particolare la linea dei trequarti.

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L’eccezionalità della scelta

Non è una cosa che accade sovente, neanche nei momenti più bui. L’Inghilterra non aveva mai cambiato 9 giocatori da una giornata all’altra in 26 edizioni e mezzo del Sei Nazioni. Non aveva mai cambiato più di 4 trequarti in un colpo solo, stavolta ne ha cambiati 6 su 7 e all’ultimo ha cambiato ruolo.

È una mossa senza precedenti e un segnale fortissimo. “Ho detto alla squadra che abbiamo un certo standard e da loro esigo quel livello. Ci sono alcune cose sulle quali sono irremovibile. Cose sulle quali non cederò. Sfortunatamente nelle ultime due partite, su certi aspetti, non siamo stati al livello richiesto – ha detto Borthwick in conferenza stampa – Ci sono stati aspetti chiave nelle ultime due gare che non sono stati sufficienti. Ce ne siamo occupati. Come me ne occupo è una cosa che cambia. Il modo e il tempo in cui me ne occupo può variare. E questo perché ciò che vogliamo è una prestazione di più alto livello e un risultato migliore nel prossimo fine settimana.”

La scelta di Borthwick ha senso sotto una certa luce: ai giocatori è richiesto un certo livello e devono essere coscienti che non hanno alcuna garanzia di indossare la maglia alla prossima occasione. Eppure ci sono una serie di altri aspetti per i quali la piccola rivoluzione della formazione lascia interdetti: per prima cosa l’impressione verso l’esterno è di uno scarico di responsabilità da parte dello staff nei confronti dei giocatori; in secondo luogo c’è l’azzardo fondamentale, ovvero quello di assemblare una linea di trequarti che non ha mai giocato assieme per una partita dove l’Inghilterra ha soltanto da perdere. Se vincerà la partita si risolleverà momentaneamente, ma rimarrà soltanto l’ennesima vittoria sull’Italia, business as usual. Se perderà le conseguenze potrebbero essere difficili da sanare.

Seb Atkinson, il più nuovo tra i volti nuovi

Tra le scelte di Steve Borthwick, va detto, alcune sono state dettate dagli infortuni. Il mediano di mischia Alex Mitchell e il centro Ollie Lawrence hanno dovuto fare loro malgrado spazio ad altri giocatori: il primo è stato sostituito dall’esperto Ben Spencer, il secondo da Tommy Freeman, riportato nel ruolo di centro mentre Henry Slade continua a non essere considerato.

Nel pack i cambi sono meno eclatanti: Henry Pollock torna a fare l’impact player dalla panchina, il fido Guy Pepper torna tra i titolari assieme a Ben Earl e Tom Curry, mentre in seconda Ollie Chessum cede il posto ad Alex Coles e davanti Jamie George si rimette sulle spalle il numero 2.

Il triangolo allargato vede il ritorno di Tom Roebuck, ala dalle grandi doti di finalizzazione e ottimo nel gioco aereo, al fianco di Cadan Murley degli Harlequins, altro giocatore veloce e potente ma inesperto (4 caps), e di Elliot Daly, il signor versatilità della squadra, che non avrà più le gambe di un tempo ma continua ad essere un giocatore decisamente intelligente, brillante, forte in aria e con un gran piede sinistro.

Nel ruolo di mediano di apertura ritorna Fin Smith. Sostituto non utilizzato contro la Scozia, non mette piede in campo dal 3 gennaio, Northampton-Harlequins, e in nazionale aveva lasciato il posto a George Ford nella finestra internazionale di novembre. Giocatore di sicuro talento e apertura della squadra prima in classifica in Prem, Smith torna a vestire la maglia numero 10 della nazionale nel momento di maggiore pressione.

Farà coppia con l’amico Seb Atkinson, 2 caps, al suo esordio al Sei Nazioni.

Atkinson è la più nuova delle novità, per così dire: ha 23 anni, gioca centro per il Gloucester, ma era il compagno di stanza di Smith quando entrambi giocavano nella academy dei Worcester Warriors all’inizio della carriera; hanno giocato insieme fin da quando avevano 13 anni e si sono ritrovati in prima squadra, prima che il club fallisse e imponesse loro il trasferimento.

Di lui si dice che sia il giocatore di rugby più veloce a completare un bronco test (4:08), una classica prova di preparazione atletica in cui si corrono 1200 metri con continui cambi di direzione. In campo è un ideale secondo playmaker, un 12 rapido con tanta qualità a livello tecnico e di lettura del gioco.

È un giocatore giovane che si sta affermando malgrado una carriera nella trafila delle nazionali giovanili buona ma non eccellente: avrebbe dovuto essere capitano dell’Inghilterra under 18, ma la pandemia gli ha tolto questo privilegio; a livello under 20 era parte della squadra che nel 2021 vinse il Grande Slam al Sei Nazioni di categoria, ma non fu convocato nemmeno per una partita e anche l’anno successivo rimase sempre fuori dai 23.

Con caparbietà ha saputo crescere e diventare prima di tutto un titolare del proprio club (dove ha giocato anche con Stephen Varney), poi un elemento di interesse per la nazionale malgrado la militanza in un club che nelle ultime stagioni non sta facendo benissimo. Ha esordito l’estate scorsa, giocando in entrambe le partite dell’Inghilterra contro l’Argentina di luglio, vinte tutte e due e con tanto di prima meta internazionale nella seconda, 22-17 a San Juan.

Sabato si troverà di fronte a una delle migliori coppie di centri del mondo in Tommaso Menoncello e Nacho Brex, cercando di specchiare la combinazione tra un centro penetrante e un secondo playmaker assieme a Freeman. In attacco Atkinson ha tutte le qualità per poter far male tanto quanto Fraser Dingwall, il giocatore che si trova a rimpiazzare. Sarà invece difensivamente che dovrà dimostrare di poter dare un contributo maggiore di chi lo ha preceduto nel ruolo, fronteggiando la potenza delle due stelle azzurre, dando man forte negli spazi allargati e rispondendo alle domande che l’attacco dell’Italia sa porre, specie in occasione dei lanci del gioco.

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