L’Irlanda è un supercomputer con un hardware scortecciato e un sistema operativo a cui manca l’ultimo aggiornamento, ma rimane pur sempre programmata per eccellere e conserva, pertanto, i crismi della squadra decisamente favorita nella sfida che la oppone all’Italia nel secondo turno del Sei Nazioni 2026.
Per riconquistare l’amore di Dublino nel giorno di San Valentino, Andy Farrell non chiederà alla propria squadra di mutare la propria identità: aspettiamoci che il fatto che a Parigi gli irlandesi non siano riusciti a portare a casa niente dai duelli aerei sia trattato come un errore statistico, una deviazione voluta dal fato rispetto a una consolidata abitudine al successo in quell’area del gioco.
Tuttavia, come sottolineato anche da Gonzalo Quesada nella conferenza stampa seguita all’annuncio delle formazioni, all’Aviva Stadium i padroni di casa non potranno passare tutto il pomeriggio a calciare: c’è bisogno di generare un po’ di entusiasmo non solo nel pubblico, ma anche nei giocatori in campo, bisognosi di prendere fiducia nel loro momento più difficile da quasi un decennio a questa parte.
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Ecco che quindi le scelte di formazione premiano un mediano di mischia rapido ed elettrico, dal servizio preciso e veloce come Craig Casey. Il 9 del Munster proverà ad alzare il ritmo di un attacco dove l’inserimento di Jack Conan serve a dare un po’ di ruvidità in più a una squadra che ha preoccupantemente perso le collisioni offensive e difensive durante la gara della settimana scorsa.
Sono da leggere in questo senso anche gli inserimenti in lista gara di Cormac Izuchukwu (Ulster, 3 caps) e Edwin Edogbo (Munster, esordiente). Il primo è un ottimo saltatore in rimessa laterale e un giocatore dall’offload facile, ma anche un flanker da 118 chili con una buona mobilità, ma soprattutto una percentuale di vittoria della linea del vantaggio del 64,7% e impegna due placcatori nel 61,8% dei casi. Il secondo è un atleta-montagna di un metro e novantasei per 122 chili che si sta rendendo protagonista di una grande stagione con il Munster.
Per l’Italia la sfida sarà riuscire a imporsi un’altra partita di sacrificio, in cui mettere il corpo a disposizione della squadra, dopo l’impresa dei 223 placcaggi contro la Scozia (a cui comunque aggiungere 84 cariche palla in mano) soltanto una settimana fa. Riuscire a gestire un po’ di più il possesso rispetto al 35% dell’Olimpico potrebbe essere una buona idea per abbassare il numero degli interventi necessari.
Per ottenerlo servirà una nuova prestazione di qualità da parte della rimessa laterale e della mischia ordinata. Se quest’ultima può essere un’arma, malgrado la buona prestazione irlandese a Parigi, la prima sarà messa sotto grande pressione da un allineamento irlandese con i 201 centimetri di Izuchukwu, l’esperienza e la qualità di Ryan e le ottime qualità di jumper di Conan, con Joe McCarthy a fungere da quarta opzione, ma soprattutto da sollevatore di lusso (l’uomo di Leinster arriva a 1,98).
Attenzione, infine, alla sfida delle panchine. Quesada ha utilizzato relativamente tardi i cambi nella sfida dell’Olimpico con la Scozia, mentre stavolta l’utilizzo dei sei avanti dal banco dei sostituti potrebbe arrivare in modo massiccio già attorno al cinquantesimo, chiedendo subito un grosso apporto di lavoro e legnate a Favretto e Odiase. L’Irlanda ha una panchina che unisce fisico ed esperienza capace di diventare un fattore nella partita, anche se è curiosa la presenza di Tom O’Toole come riserva nel ruolo di pilone sinistro, in cui non ha mai giocato a livello professionistico.
La selezione di Paolo Odogwu, in forma nelle ultime uscite con il Benetton, sembra avere una funzione doppia. Oltre a essere un giocatore in grado di coprire due posizioni e quindi buon complemento per il 6+2, è anche il tipo di giocatore che l’Italia vorrebbe avere in campo in un finale simile a quello dello scorso anno quando, dopo una partita sempre indirizzata verso l’Irlanda ma mai chiusa del tutto, la meta di Varney aveva riaperto improvvisamente i conti e negli ultimi 10 minuti l’Italia ha giocato per vincere. Il trequarti ex Wasps è uno di quelli a cui vuoi dare il pallone quando ti trovi nei 22 metri avversari, perché spesso in grado di fare la differenza nell’uno contro uno.
Ciononostante, quella di Dublino sembra una di quelle gare in cui se entrambe le squadre mettono in campo il proprio meglio, vincerà la compagine più quotata, l’Irlanda. Per Doris e compagni, però, quel se è grosso come l’Aviva Stadium. La qualità della loro prestazione, prima ancora del risultato, darà la misura delle difficoltà della squadra.
Un’ultima osservazione per salutare la selezione di Hollie Davidson come arbitra di questa partita: la direttrice di gara scozzese sarà la prima donna ad arbitrare una partita al Sei Nazioni maschile.
Irlanda
15 Jamie Osborne, 14 Robert Baloucoune, 13 Garry Ringrose, 12 Stuart McCloskey, 11 James Lowe, 10 Sam Prendergast, 9 Craig Casey, 8 Jack Conan, 7 Caelan Doris, 6 Cormac Izuchukwu, 5 James Ryan, 4 Joe McCarthy, 3 Thomas Clarkson, 2 Dan Sheehan, 1 Jeremy Loughman
A disposizione: 16 Ronan Kelleher, 17 Tom O’Toole, 18 Tadhg Furlong, 19 Edwin Edogbo, 20 Tadhg Beirne, 21 Nick Timoney, 22 Jamison Gibson-Park, 23 Jack Crowley
Italia
15 Lorenzo Pani, 14 Louis Lynagh, 13 Tommaso Menoncello, 12 Leonardo Marin, 11 Monty Ioane, 10 Paolo Garbisi, 9 Alessandro Fusco, 8 Lorenzo Cannone, 7 Manuel Zuliani, 6 Michele Lamaro, 5 Andrea Zambonin, 4 Niccolò Cannone, 3 Simone Ferrari, 2 Giacomo Nicotera, 1 Danilo Fischetti
A disposizione: 16 Tommaso di Bartolomeo, 17 Mirco Spagnolo, 18 Muhamed Hasa, 19 Federico Ruzza, 20 Riccardo Favretto, 21 David Odiase, 22 Alessandro Garbisi, 23 Paolo Odogwu
In copertina: Lorenzo Pani al team run all’Aviva Stadium di Dublino – ph. Federugby/Federugby via Getty Images
