Mettiamoci tranquilli e aspettiamo la sera del 14 marzo. Ultima partita dell’ultimo turno del Sei Nazioni 2026: sarà molto probabilmente Francia-Inghilterra ad assegnare il trofeo.
Le due principali favorite della vigilia per la vittoria finale non hanno smentito i pronostici e, con l’aiuto dell’Italia, si trovano già impegnate in una corsa a due. La Scozia, partita come al solito con notevoli ambizioni e un ruolo da outsider, è caduta subito, meritatamente sconfitta dagli Azzurri. Quanto all’Irlanda, fa bene – per carità – Cian Prendergast a sperare in una immediata riscossa (proprio contro l’Italia a Dublino) ed è lecito, per lui, pensare che il Sei Nazioni non è perduto, ma a contrastare gli auspici del terza linea del Connacht ci sono le evidenze emerse dal match perso dai Verdi in Francia: un 36-14 leggermente edulcorato da una pausa che i transalpini si sono concessi quando stavano già sul 29-0, con tanto di bonus mete.
Un parziale iniziale di 29-0 ha contraddistinto anche il confronto tra Inghilterra e Galles, ma certo la squadra di casa aveva un compito sulla carta ben più facile di quello che aspettava i francesi. La Nazionale del Principato, sconfitta alla fine per 48-7, è riuscita solo a evitare l’onta dei 50 punti subiti (l’anno scorso a Cardiff il confronto tra le due britanniche finì 18-64…).
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Insomma, salvo sorprese, la Scozia e l’Irlanda potranno anche conquistare vittorie prestigiose e indirizzare l’esito finale del torneo, ma sembrano avere già compromesso le possibilità di successo. E sarà Le Crunch, tra poco più di un mese, a dire la parola fine.
Due allenatori di esperienza come Andrea Cavinato e Pippo Frati sottolineano la superiorità di Francia e Inghilterra.
“È logico pensare che sarà una delle due a vincere il torneo – dice Andrea – Era così anche prima ma ora appare ancora più evidente. Sono rimasto molto deluso dalla Scozia, surclassata in touche e in mischia dagli Azzurri, che hanno vinto lì la partita. E l’Irlanda, pur rimanendo una grande squadra, sembra su un crinale discendente, le mancano la continuità di macinare gioco fase dopo fase e c’è una carenza di leadership. Mi aspetto che contro l’Italia si attaccherà ancora più del solito a touche e drive da touche, le cose che sa fare meglio”.
“Indubbiamente – aggiunge il coach della Rangers Vicenza – la Francia ha una capacità di gioco eccezionale e quando attacca emergono le qualità di rugbisti stratosferici, con caratteristiche tecniche, di velocità e di reattività superiori alla media delle altre squadre. Sembra quasi di essere tornati ai tempi di Pierre Villepreux. L’Inghilterra ha la migliore organizzazione difensiva al mondo, che le permette il recupero di tanti palloni e il rilancio del gioco. La solidità mentale è superiore a quella dei francesi, che forse potrebbero avere delle difficoltà una volta messi sotto pressione. Ma se guardiamo alla capacità di fare girare la palla delle seconde e terze linee di Galthié non c’è paragone: tra gli inglesi solo Pollock è a quel livello”.
Anche Frati si sofferma sulla versatilità degli avanti transalpini: “Tutti gli otto uomini della mischia – osserva – sono sempre pronti ad adattarsi alle scelte della mediana. Nelle azioni d’attacco non hanno posizioni predefinite in campo, si gioca la situazione, ed è un ritorno al rugby di grandissimo movimento tipico dei francesi. Bernard Jackman, ex tallonatore dell’Irlanda, ha detto che ora come ora quasi tutti gli allenatori preparano le squadre ad affrontare numerose situazioni, ma poi ci sono delle “zone grigie” del gioco, che la Francia sa affrontare meglio degli altri. Perfettamente d’accordo.”
“L’Inghilterra, a sua volta, ha fatto passi avanti, soprattutto sul piano della maturità. Gli uomini di Borthwick hanno imparato a giocare le partite in 23, con la mentalità della “Bomb Squad”, che fa partire dalla panchina alcuni dei più forti. E poi in regìa c’è un ritrovato George Ford”.
Sia Inghilterra che Francia dovranno giocare a Edimburgo… “E anche questo potrebbe essere un fattore – sottolinea il tecnico del(la) Rugby Parma, nonché apprezzato commentatore televisivo – perché la Scozia non può comunque essere sottovalutata. Io l’avevo addirittura individuata come possibile “guastafeste” del torneo, partendo dalla stagione strepitosa che sta facendo Glasgow, sia nello URC che nella Champions Cup. Ma l’Italia ha tirato fuori una prestazione paurosa, di cui va dato merito non solo ai giocatori ma anche allo staff tecnico, per come ha preparato la partita valutando tutto, previsioni meteo comprese. Un capolavoro, con gli avanti azzurri eccezionali: basta pensare che hanno fatto 176 placcaggi!”.
Resta da chiedere un pronostico: Francia o Inghilterra? Con tutte le precauzioni del caso, legate anche a eventuali indisponibilità nel prosieguo del torneo e in occasione dello scontro diretto, i due tecnici concordano nell’assegnare qualche possibilità in più alla Francia, favorita dal fattore campo. Da qui a metà marzo, ci sarà molto tempo per riparlarne.
In copertina: Antoine Dupont con il trofeo alla presentazione del Sei Nazioni 2026 – ph. INPHO
