vai al contenuto principale

Nello spazio improvvisato dell’Aviva Stadium dove gli Azzurri affrontano le interviste post match un sorriso radioso di risposta illumina la mixed zone: è quello di Louis Lynagh quando, uscendo dal copione di giornata, gli chiediamo se sapeva che a Dublino papà Michael segnò una meta decisiva contro l’Irlanda, che salvò all’ultimo minuto dall’eliminazione l’Australia ai quarti del mondiale 1991 poi vinto dai Wallabies.

“Sìììì certo, è vero – risponde entusiasta il trequarti ala del Benetton e della Nazionale – L’ho appena detto a Zambo, ho segnato sulla bandierina, stesso angolino, di mio padre. Beh, annullata la mia, un vero peccato. Anche se per me era meta, ma io non sono l’arbitro”.

Volendo essere pignoli, gli ricordiamo che il campo non è più lo stesso, la linea di touche del campo è stata spostata: allora il trenino della Dart passava sotto la tribuna ovest, ora i binari corrono fuori dallo stadio. “Lo so bene – risponde Louis – ma l’angolo destro dove ho segnato è lo stesso di papà” ribadendo l’emozione di qualcosa che gli dà brividi sottopelle.

Altro su ALLRUGBY:
→ Serie A Elite: il testa-code finisce 245-21, di Valentino Aggio
→ Sei Nazioni 2026: la Francia stappa lo champagne e spiana il Galles, di Valerio Vecchiarelli
→ Se l’Italia è competitiva anche giocando al 90%, di Alessandro Cecioni

Un mese dopo quella meta Michael Lynagh, neo-campione del mondo, arriva a Treviso ingaggiato da Amerino Zatta (durante un Sevens ad Honk Kong dove l’ex presidente dei Leoni guidava una sede Benetton) e conoscerà alla festa di accoglienza Isabella Franchin, con la quale ha avuto Louis, Tom e Niccolò. Tutti con doppio passaporto e pure cittadinanza inglese. Eleggibili per tre nazionali. Tom, apertura dei Wallabies, non era in campo a Udine, dove il fratello maggiore ha segnato una grande meta contro la nazionale del padre. Per Niccolò c’è tempo ancora.

Ricorda Zatta che, trentatré anni dopo, avrebbe fatto firmare un contratto per il Benetton pure a Lynagh junior: “Era il terzo anno che assistevo al torneo Sevens di Hong Kong, durante le pause del lavoro. Non c’erano procuratori allora (il professionismo sarebbe iniziato solo nel 1995), Michael era una star e per il torneo stava nel mio stesso albergo. Una sera mi sono avvicinato e gli ho fatto l’offerta. Lui ha preso tempo, ma il giorno dopo ha accettato e mi ha chiesto un fax di conferma. Tempo di fare il mondiale con l’Australia ed è arrivato in Ghirada”.

Sulla meta annullata sabato, Louis chiosa e rilancia: “A questo punto speriamo che la prossima settimana contro la Francia io possa fare due mete invece di una. L’azione è stata bellissima. Un grande buco di Tommy [Menoncello] e un bellissimo passaggio. Un vero peccato”.

Ma riavvolgiamo il nastro del Lansdowne Road di Dublino, sede nella Rugby World Cup 1991 di una poule, di un quarto e di una semifinale storica per Campese e soci; quella dove l’ala di ascendenza vicentina fece il suo capolavoro: mandò per margherite Kieran Crowley, liberando poi Tim Horan in meta con un passaggio dietro la schiena. E prima aveva messo a sedere John Kirwan, segnando sulla bandierina dopo aver tagliato tutto il prato in diagonale in modalità eretica per un’ala. Score finale 16-6.

Regista di quell’Australia: Michael Lynagh. Wallabies dominatori con il gruppo formato nel 1984 grazie a un Grand Slam nel tour in Europa e che nel 1987 sprecò la prima occasione iridata.

Ci furono solo due ostacoli nel percorso concluso poi a Twickenham nella finale contro l’Inghilterra. Nella poule le allora sconosciute Samoa Occidentali del pilone trasportatore di pianoforti Peter Fatialofa e del centro Brian Lima detto il “chiropratico”, piegate con tanta fatica nel fango del parco cittadino di Pontypool sotto un nubifragio dopo una battaglia di trincea: finì 9-3, ne fece le spese il mediano Nick Farr Jones, portato fuori a spalla, sostituito da Peter Slattery, ex di Casale sul Sile. E infine proprio l’Irlanda forse considerata a torto una sparring partner per i precedenti fra le due nazionali.

E invece ne uscì la partita che non t’aspetti, perché se i Wallabies sembrarono inizialmente viaggiare sul velluto con due mete sontuose di David Campese, gli irlandesi furono capaci di rimanere a galla grazie al piede di Keyes (3 piazzati, una trasformazione e un drop).

Poi al 75’ scoppia il dramma per gli ospiti, mentre viene giù lo stadio del tifo verde, che spesso invade il campo per abbracciare i giocatori. Del resto non c’erano barriere, specie negli stands in curva, di cui una addirittura riservata agli studenti. Accade che lo sconosciuto Gordon Hamilton (guidava una ditta di navigazioni), flanker con 10 presenze e nessuna meta, vada in sostegno alla propria ala che sta inseguendo l’ovale dopo un lungo grubber nella terra di nessuno. In difesa c’è Campese, che ferma l’avversario diretto ma non impedisce il passaggio da terra per Hamilton, che si invola in 40 metri di sprint spinto da tutto lo stadio. Campese non arriva, Hamilton con una capriola per evitare il placcaggio tocca in meta e si ritrova seduto a salutare il pubblico. L’Irlanda sorpassa 16-14, Keynes trasforma e porta a 18.

È il gelo per gli ospiti, che nel mirino avevano già la semifinale contro gli All Blacks della settimana successiva. In tre minuti, però, la mischia aussie si installa in attacco. È chiaro che si cerca una soluzione nelle magiche mani dei trequarti: Campese, Little, Horan. L’occasione arriva al 79’ con Slattery che, da mischia sui 22 avversari, apre e Michael Lynagh sceglie di lanciare i centri.

Palla sino a Campese fermato sull’angolo, ma capace di alzare l’ovale mentre sta cadendo e di trovare Lynagh in raddoppio che afferra la palla, si libera con una veronica di un difensore e segna sulla bandierina. Controsorpasso: 18-19, anche se la trasformazione a Lynagh non riesce (suoi comunque 11 punti su 19). Non c’è più tempo e lo scozzese Fleming fischia la fine. Il pubblico del Lansdowne invade il prato di uno stadio unico al mondo.

Sono passati poco più di trent’anni ma è già archeologia ovale. A due metri dalla bandierina dove segna Lynagh, sotto la tribuna ovest che trema ad ogni passaggio del treno sotto i sedili del pubblico, sopravviveva la casetta sede e pub del club Wanderers. A fianco una spartana e storica altana permetteva ai telecronisti di lavorare, le due curve degli stands (dove il pubblico sta appunto in piedi) erano basse e svasate e permettevano di vedere il panorama della città (a nord, verso la zona del porto).

Incastonato in un quartiere residenziale, viene trasformato nell’Aviva Stadium nei primi anni Duemila, trasferendo per una manciata di anni le partite di calcio e rugby al Croke Park, il luogo sacro degli sport gaelici e della strage del 1920. Ci volle una lunga mediazione politica del Sinn Fèin per permettere di ospitare eventi di sport considerati inglesi e quindi non graditi.

Finita la digressione. Possiamo tornare al sorriso di Louis Lynagh, che per l’Italia è stato decisivo due volte contro la Scozia e ha segnato nella seconda vittoria di sempre sull’Australia. Per quanto tempo avete creduto di poter battere l’Irlanda? “Per tutta la partita, fino all’80’ – risponde sicuro – Nel finale avremmo potuto pareggiare. Era difficile, ma se la mia meta fosse stata valida la partita sarebbe andata in un modo diverso. Però abbiamo preso un punto di bonus, adesso siamo terzi e andiamo in Francia domenica prossima per vincere quella partita”.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Allrugby (@redazioneallrugby)

Torna su