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Destiny Aminu

Destiny Aminu Ugiagbe è stato uno dei protagonisti della partita tra Italia XV e Scozia A, finita 24-24 venerdì 6 febbraio a Rieti.

Il pilone sinistro del Benetton continua nel suo percorso di crescita dopo aver ben figurato con l’Italia under 20. In questa intervista di Valerio Vecchiarelli, apparsa su Allrugby 179, aveva raccontato la sua storia.

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L’altra metà della prima linea che ha devastato ogni pacchetto di mischia incontrato sulla sua strada nel Sei Nazioni Under 20, ha il faccione simpatico e l’accento friulano di Destiny, «Dede» per tutti, Aminu, pilone sinistro nato a Benin City, Nigeria, e arrivato in Italia, a Udine, insieme con mamma Grace e l’ultima delle tre sorelle che lo coccolano come fosse il loro orsacchiotto di pelouche.

Il viaggio che ti cambia la vita per sempre gli Aminu lo fecero per raggiungere papà Henry, che in Italia era arrivato da tempo, operaio in Friuli con il sogno di diventare italiano. Sogno avverato nel 2018, richiesta di cittadinanza accolta e possibilità di vestire l’azzurro per il piccolo (? 188 cm x 122 kg) Dede: “Io sono italiano dentro – racconta sorridendo Destiny appena tornato dal trionfale viaggio in Scozia – vado a scuola qui, canto con orgoglio l’inno, gioco per questo Paese che mi ha dato la possibilità di scoprire un modo bello di vivere”. Eppure le radici non si dimenticano: “Le radici sono importanti, io da allora non sono più tornato in Nigeria, ma quando sono arrivato qui papà conosceva tante persone, aveva tanti amici che ci facevano sentire comunità, si respirava aria d’Africa. E poi là ho le due mie sorelle maggiori, ci sentiamo spesso, ci raccontiamo, ci scambiamo sensazioni sui nostri modi di vivere. Diciamo che sono cresciuto con le radici africane e il modo di vivere italiano, sono un ragazzo fifty-fifty, ma oggi il mio Paese è questo”.

Rugbista, il Destiny nel nome: “Ho iniziato a giocare a 13 anni, come tanti perché un giorno a scuola arrivano due giocatori del Leonorso Udine, spiegano cosa è il rugby e invitano gli studenti ad andare al campo a fare una prova. Io all’epoca giocavo a pallavolo, ma la curiosità mi ha spinto ad andare a vedere cosa fosse quel gioco di cui non conoscevo l’esistenza. Dopo due mesi, dal nulla, ero in campo con il Leonorso. Poi il mio club si è unito con l’Fvg Rugby Udine e tutta la mia esperienza giovanile è targata Rugby Udine. Fino al provino per l’Accademia di Treviso, il trasferimento in Ghirada, la fantastica esperienza della Nazionale e l’impegno in Top 10 con il Mogliano. Sono consapevole di come il mio percorso sia solo all’inizio, quale direzione prenderà dipende solo da me”.

Questo Sei Nazioni, le due vittorie, le mete (3) personali, la mischia che trita gli avversari. Sensazioni dalla prima linea: “All’inizio ci abbiamo messo un po’ per trovare le giuste connessioni, poi tutto è diventato molto divertente. Con Marcos (Gallorini, ndr) è uno spasso, lui fuori dal campo è un cucciolone, davvero un bravo ragazzo, ha una bella parola o uno scherzo per tutti. Poi si mette la fascia in testa e si trasforma, quando lo sento intimidire gli avversari in mischia resto sorpreso e penso: “Ma davvero è la stessa persona che stava là fuori?”. Insieme abbiamo trovato un bel modo di divertirci”.

Divertimento, è una parola che torna spesso nei discorsi di Dede: “Perché, come altro si chiama in italiano? In fondo io spero di guadagnarmi da vivere giocando, mica lo posso definire lavoro. Lo faccio anche per rendere orgogliosi i miei, loro sì che sanno davvero cosa sia il lavoro. Papà adesso è in Irlanda, fa l’aiuto cuoco e vuole sempre foto e video di me in maglia azzurra. Credo che per lui sia davvero un motivo di orgoglio poter far vedere là, non in un posto qualsiasi, cosa sta facendo suo figlio per il suo, il nostro, Paese”.

La vittoria in Scozia e poi la festa a Glasgow… “Una festa un po’ amara, perché Massimo Brunello, oltre a essere un grande allenatore, è un po’ il papà di tutti noi. Ha creato un gruppo che si vuole bene e allora pensare che per molti di noi era l’ultima partita nel Sei Nazioni, che i “francesi” sarebbero tornati a casa, che scesi dall’aereo ognuno di noi avrebbe preso la sua strada mi ha messo addosso molta malinconia”.

Bene con i sentimenti, ma a giugno c’è un Mondiale da giocare insieme: “Sarà bellissimo, ma alla fine anche bruttissimo, perché lì dopo l’ultima partita saremo consapevoli che la favola della nostra Under 20 sarà davvero finita”.

E allora parliamo di questo gruppo e guardiamo avanti: “Un’esperienza fantastica, se per me Brunello è un padre, David Odiase è un fratello. Abbiamo un vissuto simile alle spalle, conosciamo le nostre origini e l’importanza di essere italiani e poi lui ha la capacità di proteggerti sempre, in campo e fuori. Un riferimento per tutti. Quando dice che qui in Italia per lui il colore della pelle non è un suo problema, ma il suo punto di forza, per me è motivo di grande ispirazione. Il mio futuro? Sto qui a Treviso, qualche volta mi chiedono di allenarmi con il Benetton, respiro questa aria. Non so come andrà, ma certo spero di iniziare il mio percorso da professionista del rugby qui e che qualcuno dei miei compagni in azzurro possa raggiungermi. Dicono che Marcos potrebbe essere nel mirino del Benetton, sarebbe fantastico continuare a crescere insieme”.

Punti di forza e di debolezza di Dede pilone: “Mi diverto da matti a portare avanti il pallone, credo di avere l’occhio per farmi trovare al posto giusto nel momento giusto. Anche se il vero piacere in campo lo trovo in difesa, il placcaggio mi esalta. Devo, invece, lavorare molto in mischia chiusa, capire posizioni di spinta e impatto con l’avversario e su quello mi sto concentrando”.

Le tre mete personali nel Sei Nazioni sono il momento più bello di una carriera appena iniziata? “No, quelle sono il frutto di un lavoro collettivo. Il momento più bello resta quando da capitano dell’Under 16 del Rugby Udine, al primo anno in élite, riceviamo il Benetton e segno 4 mete. Indimenticabile”.

Cosa fa Dede Aminu quando non pensa al rugby? “Pensa al rugby… Scherzo, perché adesso devo prendere il diploma di maturità, frequento l’Istituto Alberghiero a Villorba e voglio crearmi un’alternativa per il futuro. Ho imparato a cucinare, mi piace e, soprattutto, è importante perché in Ghirada vivo da solo e riesco a badare a me stesso anche per quel che riguarda la dieta. Non sono uno che passa tempo sui social, ma il telefono lo uso molto per fare videochiamate con i miei, con le mie sorelle in Nigeria, con mamma a Udine o con papà in Irlanda. La mia famiglia è importante e capisco che quello che sto facendo in questo momento è soprattutto importante per loro. Poi ascolto musica, Calm Down di Rema (cantautore nigeriano, ndr) è il brano che più mi rappresenta e se ho tempo guardo qualche video con le gesta di “Beast” Tendai Mtawarira, il giocatore di rugby che è la mia fonte di ispirazione”. Le radici di un ventenne che ha già tanta vita sulle spalle, quelle profonde, quelle belle. Colorate di azzurro.

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Presente
Simone Ferrari, un uomo chiamato pilone di Gianluca Barca – da Allrugby 199
Spagnolo, Di Bartolomeo, Hasa: dal Petrarca all’Italia di Giacomo Bagnasco – da Allrugby 171

Futuro
Marcos Gallorini, il futuro della prima linea azzurra di Valerio Vecchiarelli – da Allrugby 178

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