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Gregor Townsend ha insistito di non sentire più pressione del solito in vista di questo Sei Nazioni, nonostante i livelli senza precedenti di critiche rivolte a lui e alla squadra dopo il disastroso crollo contro l’Argentina dello scorso novembre.

Tuttavia, la scelta del gruppo dei convocati per preparare il Torneo suggerisce chiaramente che il capo allenatore della Scozia sia ben consapevole della necessità di concentrarsi totalmente sul qui e ora, più che su una costruzione in prospettiva Mondiale 2027.

Dal suo punto di vista, Townsend potrebbe sostenere con buone ragioni di stare ora raccogliendo i frutti delle tante opportunità concesse ai giocatori nelle campagne precedenti, il che gli permette di non dover azzardare scelte drastiche adesso.

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Townsend e il suo staff devono prendere decisioni molto importanti sulle ali, dove sembra esserci un ballottaggio tra i titolari di Edimburgo Darcy Graham e Duhan van der Merwe (i migliori marcatori di sempre della Scozia, ma entrambi fuori forma in una squadra di Edimburgo che fatica a trovare continuità) e i rivali dei Glasgow Warriors, più in forma, Jamie Dobie e Kyle Steyn.

La forma di Duhan Van der Merwe è una preoccupazione?
“Probabilmente mi preoccupano di più i suoi infortuni. Non ha avuto continuità di partite. L’ultima gara contro il Gloucester mi è piaciuta molto, anche se stava ancora lottando con un problema fisico.
Ha mostrato buoni spunti a Hampden [lo stadio in cui si è giocato il derby con Glasgow a dicembre], soprattutto sui palloni alti. Sta ritrovando la forma e ha solo bisogno di giocare. Credo che sarà disponibile già questa settimana, il che è positivo. Può giocare bene nelle prossime settimane prima dell’inizio del Sei Nazioni.”

Quanto conterà il momento positivo di Glasgow?
«Dovrebbe contare molto. È un gruppo che si sente bene per le proprie prestazioni. Il club sta costruendo slancio e c’è anche coesione: molti giocatori giocano insieme abitualmente, in mischia, a centrocampo o nel triangolo allargato. Hanno un linguaggio comune che usano in allenamento e che possono portare in nazionale. Giocatori che arrivano dallo stesso club e che stanno rendendo bene insieme possono aiutare molto la squadra nazionale.”

Ci sarà anche la sfida di avere una settimana di pausa in meno.
“Una situazione tutta da scoprire. È sicuramente più duro giocare tre test match di fila. Lo facciamo a novembre, ma lì tendiamo a ruotare molto la rosa. Qui parliamo del Sei Nazioni, con due trasferte. Abbiamo una settimana di pausa, ma la useremo soprattutto per il recupero. Probabilmente ruoteremo la rosa, dentro o fuori dai 23. Gli infortuni arriveranno, è inevitabile quando giochi tre test consecutivi. In realtà penso che questo formato favorisca noi e forse anche l’Italia, perché in passato, con due settimane libere, alcune squadre si allenavano mentre noi avevamo molti giocatori impegnati in Inghilterra e Francia. Ora siamo tutti più o meno sullo stesso piano.”

Iniziare a Roma: quanto è difficile?
“Molto difficile. È un’atmosfera unica, molto rumorosa. L’ultima volta abbiamo perso lì, è un dato di fatto. Sarà una partita durissima. L’Italia migliora ogni anno. Hanno una rosa forte, una linea arretrata eccezionale, giovani che hanno già 40 o 50 presenze insieme. So che sarà tutto esaurito, quindi l’atmosfera sarà fantastica. La prima partita è sempre complicata. Per noi si tratta di concentrarci sul nostro gioco e sulla preparazione: una trasferta rende tutto un po’ più difficile.”

Obiettivi?
“Vogliamo essere migliori di novembre. Migliorare partita dopo partita e portare in campo ciò che abbiamo imparato allora.”

Quali sarebbero dei segnali di progresso?
“Giocare vicino al nostro potenziale, essere costanti e offrire buone prestazioni in tutte e cinque le partite. È difficile, ma sarebbe un grande passo avanti.”

C’è più pressione dopo l’autunno?
“No, non la vedo così. Mi sento privilegiato a poter affrontare un altro Sei Nazioni. Non vedo l’ora di lavorare di nuovo con i giocatori. Quando guardo la squadra, vedo giocatori in grande forma e questo mi entusiasma.”

Ci sono cose da migliorare rispetto all’autunno?
“Sì, assolutamente. In particolare la gestione dei momenti in cui l’avversario ha inerzia, come contro l’Argentina. E dobbiamo migliorare la finalizzazione. Questi argomenti sono stati oggetto di colloqui continui con i giocatori perché si verificano frequentemente questi sbalzi di rendimento nelle partite, quando una squadra sale e l’altra recupera. Quindi è qualcosa che vogliamo migliorare, assolutamente. A novembre gran parte del nostro gioco è stato quello che volevamo vedere, quello su cui avevamo lavorato in allenamento. E stavamo avendo abbastanza occasioni per vincere quelle due partite [All Blacks e Argentina]. Quindi, anche la capacità di concretizzare le occasioni è qualcosa che vogliamo migliorare.”

Hai già una formazione in mente per l’Italia?
“Sì… ma non la dico! Abbiamo ancora alcune partite di club da giocare e potrebbero esserci uno o due cambiamenti. Abbiamo un’idea chiara e vedremo se sarà la stessa tra una settimana.”

La versione originale di questo articolo è uscita in inglese su The Offside Line

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