Una volta durante le Olimpiadi si fermavano quasi tutte le competizioni sportive. Non era solo un segno di rispetto, ma anche di convenienza commerciale: si evitava la sovrapposizione di eventi e che gli uni si cannibalizzassero con gli altri.
Oggi lo scenario è completamente diverso, le piattaforme digitali consentono a tutti di sintonizzarsi su ciò che preferiscono, senza limitazioni di spazio o di tempo. E della stampa non si interessa più nessuno.
Tuttavia a noi pare decisamente assurdo che le prime tre giornate del Sei Nazioni 2026 si svolgano in perfetta concomitanza con i Giochi Olimpici invernali. Che per di più si disputano in uno dei sei paesi che partecipano al Torneo.
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Francia-Irlanda è stata anticipata al giovedì sera, bontà loro, per non confliggere direttamente con la cerimonia di apertura dei giochi. In programma a San Siro venerdì 6 febbraio.
Certo i calendari sono compressi (colpa di chi..?), ci sono le Coppe Europee, il Top 14, l’URC la Premiership, a luglio cominceranno le partite della nuova Nations Cup, le finestre libere sono poche.
Ma sarebbe stato davvero impossibile rimandare di un anno la riduzione delle pause all’interno del Sei Nazioni e far partire il torneo nel week end del 31 gennaio/1 febbraio, come peraltro un anno fa?

Se si fosse riproposto il programma del 2025, la sovrapposizione avrebbe riguardato solo le date del 7 febbraio e 8 febbraio. Poi le Olimpiadi avrebbero avuto l’esclusiva per le due settimane a seguire.
Invece così le prime tre giornate del Sei Nazioni coprono l’intero periodo di gare di Milano-Cortina. La Rai, tanto per dire, ha escluso la possibilità di battersi sui due fronti e quest’anno non trasmetterà nemmeno le partite dell’Italia. Poco male, direte. Ma anche SKY dovrà fare i salti mortali per dare copertura adeguata alle due manifestazioni. Senza tenere conto che il pubblico non dispone di tempo infinito e che chi ha guardato la seconda manche dello slalom gigante maschile, sabato 7 febbraio fino più o meno alle 14, magari alle 15 non tornerà a sedersi davanti al video per altre due ore. E ancora: quanto spazio ci sarà per il rugby quel giorno sui giornali italiani (massi chissene frega dei giornali…chi li legge più?) se a vincere una medaglia fosse un discesista italiano?
Tutto ciò pare confermare il fatto che la palla ovale vive in un mondo a parte, incapace di uscire dalla sua prosopopea. E infatti, come ha amaramente constatato di recente anche un commentatore qualificato come Stephen Jones, oggi le nazionali in grado di vincere il Mondiale sono meno di quante fossero sulla carta trent’anni fa.
Il rugby continua ad essere amministrato al vertice come un giocattolo per pochi spocchiosi snob.
E l’allargamento della Coppa del Mondo 2027 a venti squadre, dettata solo da interessi commerciali, è una foglia di fico che produrrà risultati da pallottoliere. La volontà di estendere le frontiere del gioco è solo propaganda inutile.
World Rugby e la Six Nations Ltd vivono nella loro torre d’avorio, ignare che c’è un mondo lì fuori del quale sarebbe bene tenere conto. Invece si cronometra il tempo a disposizione dei calciatori. Mah.
