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Nei primi due match dei quarti di finale, le Black Ferns si sono sbarazzate, non senza qualche fatica, delle sudafricane, mentre a Bristol, le Canadesi hanno impiegato meno di un tempo per chiudere la pratica con l’Australia.

Sandy Park, Exeter

Nuova Zelanda-Sudafrica 46-17 (primo tempo 10-10)

La sudafricana Maceala Samboya cerca di evitare il placcaggio della neozelandese Maia Joseph  (Photo by Morgan Harlow – World Rugby/World Rugby via Getty Images)

In una giornata di forte vento che disturba non poco il gioco al piede le Springbok Women, evidentemente ispirate dalla demolizione degli All Blacks da parte dei maschi, avvenuta in mattinata, rendono difficile la vita alla Nuova Zelanda per l’intero primo tempo. Usando al meglio la potenza delle avanti, dominano il possesso (81% alla fine della prima frazione, ma addirittura 90% nei primi 20 minuti) e impediscono alle Black Ferns di esprimere il loro gioco. Queste rispondono con due mete in rapida sequenza alla segnatura iniziale del pilone Latsha, giunta dopo 20 minuti, prima stoppando un calcio di liberazione della van Rensburg e, poco dopo, usando al meglio uno dei pochi possessi avuti al largo. Allo scadere però è ancora il Sudafrica a passare di forza con la terza ala Solontsi. La prima frazione si chiude così su un punteggio di parità che ben pochi si sarebbero aspettati alla vigilia. L’avvio della ripresa invece ristabilisce le gerarchie: nei primi sette minuti le Black Ferns marcano tre volte, creando un gap significativo con le avversarie. Quando al 54’ il numero 8 Olsen-Baker (player of the match) marca la sua seconda meta consecutiva è calato anche il vento, così arriva anche la trasformazione di Holmes, la prima della gara. Altri dieci minuti ed è Holmes a marcare la meta che la diciottenne Sorensen-McGee trasforma per il 39-10 e che chiude definitivamente la contesa. Il Sudafrica però continua a battersi alla ricerca della terza meta. Al 74’ se la vede negare per ostruzione dalla TMO Horton, evidentemente meno distratta rispetto alla partita con l’Italia, ma tre minuti dopo va oltre con la terza linea Makua per la gioia del pubblico di Sandy Park. L’ultima parola è comunque delle Black Ferns: la subentrata Vaha’akolo va in mezzo ai pali chiudendo un incontro che manda la sua squadra in semifinale, come atteso, ma al tempo stesso consacra l’arrivo del Sudafrica tra le protagoniste del movimento femminile.

Marcatrici: 20’ meta Latsha (0-5),  25’ meta Setefano (5-5), 29’ meta Sorensen-McGee (10-5), 40’ meta Solontsi (10-10); st: 41’ meta Holmes (15-10), 44’ meta Sorensen-McGee (20-10), 47’ meta Olsen-Baker (25-10), 54’ meta Olsen-Baker trasformata Holmes (32-10), 65’ meta Holmes meta Sorensen-McGee (39-10), 77’ meta Makuo trasformata Dolf (39-17), 80’ meta Vaha’akolo trasformata Sorensen-McGee (46-17).  

Arbitra: Sara Cox.

Ashton Gate Stadium, Bristol

Canada-Australia 46-5 (primo tempo 31-5) 

La numero 8 del Canada Fabiola Forteza placcata dall’australiana Siokapesi Palu (Photo by Molly Darlington – World Rugby/World Rugby via Getty Images)

Se a Exeter nel primo incontro di giornata ci erano voluti 20 minuti per sbloccare il risultato, all’Ashton Gate Stadium di Bristol ne bastano 7 per avere due segnature. Iniziano le canadesi mandando in meta l’ala Hogan-Rochester dopo begli inserimenti delle avanti nei trequarti – una combinazione che rappresenterà un tratto di forza degli attacchi canadesi per l’intero incontro. L’Australia risponde subito con un’azione al largo che l’ala Miller conclude sulla bandierina, ma poi non riesce a reggere il ritmo delle avversarie. Il Canada chiude la pratica semifinali marcando altre quattro mete nel primo tempo, e vedendosene altre due cancellate da interventi del TMO. La ripresa non è altrettanto scoppiettante, complice anche la pioggia torrenziale che a un certo punto si riversa sul campo. Possesso e territorio sono prevalentemente in mani australiane, ma le generose iniziative delle Wallaroos si scontrano con una difesa canadese molto efficace al breakdown, con la capitana De Goede (player of the match) in evidenza.  Neanche la rimessa laterale aiuta le australiane, i cui errori al lancio prima vanificano una situazione promettente in attacco, poi innescano le avanti canadesi nei propri 22, con il numero 8 Forteza che schiaccia vicino ai pali. Da una touche a proprio favore scaturisce invece l’ultima segnatura del Canada, con la terza ala Paquin che dimentica dei suoi 38 anni marca dopo oltre 30 metri di corsa solitaria. Nel complesso comunque il Canada nella ripresa si limita ad amministrare, andando anche per i pali in un paio di occasioni, con l’intento palese di guadagnar tempo. La testa è chiaramente già a venerdì prossimo, alla sfida in semifinale con la Nuova Zelanda. Pochi mesi fa, in casa delle Black Ferns, finì in pareggio. E senza l’infortunata Sophie De Goede. 

Marcatrici: 3’ meta Hogan-Rochester (5-0), 7’ meta Miller (5-5), 13’ meta Corrigan (10-5) , 17’ meta tr De Goede  (17-5), 20’ meta Corrigan trasformata De Goede (24-5), 38’ meta Hunt trasformata De Goede (31-5); st: 50’ meta Forteza trasformata De Goede (38-5), 72’ cp Tessier (41-5), 77’ meta Paquin meta (46-5).

Arbitra: Hollie Davidson. 

Nella foto del titolo l’haka delle Black Ferns prima del match con il Sudafrica  (Photo by Morgan Harlow – World Rugby/World Rugby via Getty Images)

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