Nicola Paragona, amico di Allrugby e promotore di Mondorugbistico (mondorugbystico.com) proporne una riflessione che merita qualche analisi
“Nell’era della comunicazione istantanea, anche lo sport si rinnova – dice -. Molte federazioni sportive si lasciano oggi aiutare dai blogger, riconoscendo in loro un canale privilegiato per raccontare storie, stimolare community e dare visibilità alle discipline meno note.
Perché i blogger? I blogger non si limitano a informare: creano narrazione e passione. Grazie a uno stile diretto e autentico, riescono a coinvolgere il pubblico in maniera diversa rispetto agli uffici stampa tradizionali”.
Secondo Il Sole 24 Ore, i social sono ormai il principale strumento di engagement per le federazioni sportive (24plus.ilsole24ore.com). Un’analisi di PianetaBasket mostra come federazioni come la FIDAL si distinguano nel digital marketing, sfruttando contenuti innovativi e storytelling (pianetabasket.com).
Linkagram mette in luce il ruolo dei blog nel dare spazio a sport minori e realtà poco raccontate dai media mainstream (linkagram.it).
Ma quali contenuti, al di là dello “stile diretto e autentico” riescono davvero a coinvolgere il pubblico in modo duraturo e a creare un rapporto sostanziale?
https://youtube.com/shorts/L_vkP5ipMLw?si=CYtmDTaILisAdAJc
Uno dei video condivisi dalle ragazze della formazione irlandese.
Per i Mondiali Femminili di rugby in corso in queste settimane in Inghilterra, World Rugby ha lanciato un Content Creator Programme che “mira ad elevare il profilo globale del rugby femminile attraverso l’inserimento di content creator durante tutto il torneo. Questi racconteranno i percorsi delle giocatrici e delle squadre, dagli allenamenti alle giornate di gara, con accesso anche a contenuti esclusivi dietro le quinte”.
Bene, salvo che fin qui si sono visti essenzialmente piccolissimi sketch, realizzati senza particolare cura e il cui lascito in termini di allargamento dell’audience, gradimento degli sponsor e incremento della passione per il gioco, fuori dai canali tradizionali, appare assai dubbio.
Per quanto riguarda l’Italia, poi, questo mondiale è quasi totalmente snobbato da stampa e media tradizionali, siti compresi: nonostante la copertura Rai, la copertura è assai inferiore a quella dei Mondiali disputati nel 2017 in Irlanda e nel 2022 in Nuova Zelanda.
Il punto resta sempre lo stesso: non importa quale supporto mediatico venga usato, se la carta stampata, il blog, i social network o la televisione, a fare la differenza sono i contenuti. Contenuti di qualità, storie originali, frutto di ricerca e di un’intelligenza creativa, non importa se umana o artificiale, sono ciò che serve allo sport per “stimolare engagement e partecipazione attiva”, come dice Paragona.
Il resto, onestamente, lascia il tempo che trova. Dietro qualsivoglia strumento ci deve sempre essere un progetto e un’idea originale. Vi ricordate Carosello, strumento principe della nascente pubblicità televisiva? A quei siparietti di un paio minuti, lavoravano fior di registi e comunicatori, altro che un balletto e tanti saluti.
Federazioni ed eventi che con intelligenza sappiano aprirsi a queste collaborazioni non solo guadagneranno in visibilità, ma rafforzeranno la loro credibilità e presenza digitale.
