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La storia di un movimento (di una sessantina di movimenti nazionali, in realtà), la storia e il ritratto (meglio, l’autoritratto) di oltre 100 persone, quasi tutte donne, legate al rugby.

Parte la Women’s Rugby World Cup 2025 e in contemporanea si apre la finestra di “L’Ottavo Continente”, nuovo progetto di Erika Morri e del suo Wo*men’s Sport Land of Freedom, che procederà in parallelo alla manifestazione iridata: una storia al giorno fino al 27 settembre, quando si disputerà la finale del Mondiale femminile più “grande” di sempre. Su https://www.sportlandoffreedom.com/progetti/ottavo-continente/ i dettagli dell’intero progetto e la prima puntata di questo viaggio ovale, con le interviste a Deborah Griffin, Ali Donnelly e Nicky Ponsford, rispettivamente presidentessa della Rfu (la federazione inglese), executive director di England Rugby e direttrice del settore della High performance di World Rugby, la federazione internazionale. 

Si parte insomma dall’Inghilterra, non solo il luogo di nascita dello sport ovale ma anche il Paese che ospita il Mondiale 2025. Dalla storia del movimento rugbistico femminile “interno” ai processi personali di avvicinamento a questo sport, dalle esperienze fatte grazie al rugby fino all’importanza che ha avuto “oltre il campo”, nella vita di tutti i giorni.

«La griglia delle domande – spiega Morri, formatrice, ex azzurra e attualmente anche consigliera della Fir – è sempre la stessa. Il lavoro è stato condotto nell’arco di un anno da un gruppo di cui posso definirmi la front-woman, costituito da persone coinvolte in vari modi nel mondo del rugby, che hanno lavorato a titolo volontario: Chiara Petrosino, Simone Orlando, Benedetta Borsani, Letizia Acquistapace e Alessia Pieretto».

E se l’Inghilterra è all’apice del rugby femminile, il pianeta è stato virtualmente percorso in lungo e in largo, coinvolgendo territori di frontiera, nazioni dove lo sport al femminile diventa anche uno strumento utile per conquistare spazi di libertà, per fare passi non banali, con la forza del gruppo, sulla strada dell’emancipazione. Dallo Zimbabwe (molto significativa l’intervista ad Abigail Kawonza, presidentessa degli arbitri della sua federazione) all’Iran, per fare due esempi. Ci sono 11 nazioni africane, ma ci sono anche i Paesi più evoluti rugbisticamente – come la Nuova Zelanda – e quelli più baciati dal benessere economico. È il caso della Norvegia: «L’Ottavo Continente – precisa Erika – è per noi la metafora dello sport in generale, femminile e maschile. Nello specifico ci occupiamo del rugby donne e delle sue origini, perché (come si legge nel “sottotitolo” del progetto, ndr) “se non sai da dove vieni, non saprai fino a dovrai arrivare”. E proprio riguardo alla Norvegia abbiamo scoperto che nessuno aveva mai scritto la storia delle ragazze che hanno giocato, e giocano, a rugby. L’intento è proprio quello di scriverle, queste storie, di mettere dei punti fermi ricavati dalle voci di chi vive quotidianamente il rugby».

Tanti racconti, tante passioni, tuttora tante difficoltà. Anche in Italia?

“Beh, se ci guardiamo intorno possiamo anche considerarci abbastanza fortunate. I passi avanti ci sono stati, parecchi: se pensiamo dove siamo arrivate ora e consideriamo che negli anni 80 la Fir vietava agli arbitri di dirigere partite femminili… Però bisogna essere più presenti nella cultura comune, non solo sportiva, e per questo è fondamentale raccontarsi: se la memoria non è scritta, svanisce».

“Questa” memoria, peraltro, avrà una solida base anche in campo accademico, perché sfocerà in un libro (con contributi di diversi docenti universitari, soprattutto dell’ateneo bolognese) oltre che della stessa Morri) che sarà pubblicato da Armando Editore nella collana “I futuri della didattica”. E che, come contenitore di spunti sull’”empowerment” al femminile, viene considerato «un framework educativo applicabile in contesti scolastici e sociali». 

E allora chi vuole può esplorarlo, questo Ottavo Continente, e trarre una serie innumerevole di considerazioni. «D’altronde – conclude Erika – il numero otto è anche quello che simboleggia l’infinito. E di otto elementi è costituita la mischia, l’organismo dove si creano i legami più forti».

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