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Finisce con l’Estadio José Amalfitani di Buenos Aires che canta l’orgoglio ritrovato dei Pumas, per la prima volta l’Argentina prende lo scalpo della Nuova Zelanda dentro casa propria, trasforma subito la classifica del Rugby Championship d’annata in un rebus al termine di una partita sfibrante, giocata alla perfezione in modalità Pumas: aggressione e competenza individuale.

Vince l’Argentina (29-23, 2-3 il conto delle mete) perché partite del genere difficilmente le perde, la mette subito sul piano del carattere, questa volta difende aggredendo e quando ha la palla i suoi trequarti elettrici (grande prova di Chocobares e Matteo Carreras) sanno come far danni nella difesa in nero. È la serata dell’indemoniato Pablo Matera, del capitano Montoya che se la fa tutta fino alla fine, perché certi uomini in quei momenti lì, anche se il rugby moderno sembra rapito dalle sostituzioni a prescindere, non possono mancare all’appuntamento con la storia.

La partita è scorbutica e nella giungla i Pumas si trovano a meraviglia, una manciata di minuti e subito Albornoz prima (infortunio alla mano) e Ratima poi (costole) devono alzare bandiera bianca. Cambiano i fattori, ma non il risultato, con Santiago Carreras che si cala alla perfezione nella parte, prende in mano le operazioni, è impeccabile dalla piazzola e geniale nel gioco aperto.

Nick Berry decide di diventare pignolo nel punire ogni accenno di fuorigioco, in una sarabanda di scontri al limite della legalità, non può permettere che la partita gli sfugga di mano. E così il punteggio si muove subito dalla piazzola, Albornoz, Barrett e Mallia centrano i pali prima che gli All Blacks decidano di macinare il loro gioco per dare una spallata alla partita: segnano in successione Proctor, al termine di un’azione avviata da un break di Savea e Newell, che sfrutta un’altra bella iniziativa del solito Savea. Barrett dalla piazzola non è in serata e fallisce entrambe le trasformazioni prima che la garra dei Pumas metta sotto attacco la tenuta mentale dei Blacks che in un attimo si ritrovano in 13 per i gialli a Will Jordan (placcaggio senza palla su Carreras) e Tupou Vaa’i (placcaggio pericoloso). Il graffio dei Pumas è profondo, scelgono di giocare la mischia al posto del penalty, è una questione di dominio psicologico, tirano fuori l’ovale e vanno a ondate successive fino alla meta del pareggio (13-13) segnata in coabitazione da Juan Martin Gonzalez e Mateo Carreras. Si va al riposo con lo stadio che respira adrenalina e l’Argentina sembra sapere che è una di quelle serate da affidare ai ricordi.

Si riprende e lo spartito della sfida pian piano cambia musica, oramai da una parte si vive l’esaltazione del momento, Matera sembra posseduto, ogni pallone che deve essere portato avanti passa per le sue mani e la linea del vantaggio per lui è sempre un obiettivo sensibile. Gli All Blacks strada facendo perdono le certezze di chi guarda il mondo dalla vetta del ranking, si rifugiano in scorrettezze che il piede ispirato di Carreras punisce con calci anche a lunghissima gittata. E quando Gonzalo Garcia, mediano la cui crescita internazionale è stata cementata alle Zebre, sigilla una partita di grande ordine e altrettanto ritmo con la prima meta personale in maglia albiceleste, l’allineamento dei pianeti sembra compiuto.

I fantasmi visti la settimana prima a Cordoba per un momento sembrano volteggiare sopra all’Estade Amalfitani quando Taukei’aho segna una meta da maul, fotocopia della doppietta personale che aveva chiuso i conti allora, ma è solo un attimo, perché quando l’Argentina respira orgoglio non c’è possibilità di arginarla. Sevu Reece è il terzo All Blacks ad andare dietro alla lavagna in punizione (superficiale avanti volontario), occasione che regala a Carreras l’opportunità di tenere gli avversari a distanza di break. Il resto è difesa a oltranza, placcaggi devastanti e ancora difesa. McKenzie a tempo scaduto mette tra i pali il calcio che regala ai suoi la magrissima consolazione del punto di bonus difensivo. Certe notti così. Quella che i Pumas si sanno regalare.

Argentina – Nuova Zelanda 29-23 (primo tempo 13-13)

Argentina

mete: Juan Martin González, Gonzalo Garcia; tr: Santiago Carreras (2); Cp: Tomás Albornoz, Juan Cruz Mallía, Santiago Carreras (3)

Nuova Zelanda

mete: Billy Proctor, Fletcher Newell, Samison Taukei’aho; tr: Damian McKenzie; Cp: Beauden Barrett, Damian McKenzie.

Nella foto del titolo un off load di Santiago Chocobares, tra i protagonisti del match (foto UAR)

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