Nella giornata in cui Sofia Stefan diventa la terza azzurra a raggiungere 100 presenze internazionali dopo Sara Barattin e Lucia Gai l’Italia si batte, ma alla fine ha ben poco da festeggiare. I due punti di bonus ottenuti non riducono minimamente il rammarico per un risultato che ci si aspettava molto diverso; né la frustrazione per il modo in cui è arrivata la sconfitta.
Un’apertura della numero 9 sudafricana Unam Tose, sotto lo sguardo di Giordana Duca, a sinistra, e Silvia Turani (Photo by Molly Darlington – World Rugby/World Rugby via Getty Images)
Il Sudafrica vince, 29-24, grazie a una prestazione ordinata in cui usa al meglio le sue carte: controllo del proprio possesso e lunghe, sostenute penetrazioni sull’asse, andando al largo soltanto quando le salite troppo rapide di alcune delle trequarti azzurre creano spazi significativi. Rispetto alla partita con la Francia le azzurre migliorano la prestazione nelle fasi statiche: la rimessa laterale funziona complessivamente bene mentre la mischia, dopo forti difficoltà iniziali, riesce in qualche modo a stabilizzarsi. La gestione del gioco da parte dell’Italia tuttavia è contratta, con i trequarti che esprimono solo in rari momenti il loro potenziale in attacco, e commettono spesso errori gratuiti che costano molto cari. Se a questo aggiungiamo la perdita per trauma cranico dopo pochi minuti di Sara Tounesi, una delle giocatrici che più sarebbero servite in una partita fisica come questa, e successivamente l’abbandono per motivi analoghi di Sillari, tra l’altro sfortunata nel colpire il palo dopo la nostra prima meta, si ricava l’impressione di una giornata in cui ben poco ha girato per il verso giusto. È ora importante ritrovare concentrazione e motivazioni per uscire dall’ultimo incontro con il Brasile con una prestazione di qualità.
La cronaca: l’Italia vince il sorteggio e sceglie di concedere il calcio d’avvio alle Springboks Women. La scelta potrebbe apparire bizzarra visto com’era andato l’avvio di gara con la Francia. Pare però giustificata dall’intenzione di giocare la prima frazione con il sole alle spalle. Fatto sta che, una volta raccolto il calcio di van Rensburg, l’in-avanti arriva puntuale, questa volta tentando di attaccare al largo. La mischia viene travolta, il possente numero 8 Hele raccoglie e va in meta indisturbata. 0-5 dopo un minuto e gara subito in salita. Funziona male anche la prima touche, e la sofferenza continua in chiusa. Su nostra introduzione si riparte pochi metri fuori dai nostri 22 e una buona corsa di D’Incà sulla linea laterale riporta la formazione di Roselli nelle metà campo sudafricana. Si insiste ma dopo un bell’avanzamento, un passaggio fuori misura di Veronese verso D’Incà vanifica il tutto. Al 10’ tentando un placcaggio, Tounesi rimane ko. Grande paura per la nostra seconda linea che esce in barella. Nello stesso momento anche Turani deve uscire, pur apparendo in buone condizioni, anche lei per un possibile trauma cranico. Valeria Fedrighi e Gaia Maris entrano in campo, anche se la Maris solo per 10’ visto che Turani ritorna senza ulteriori danni.
La meta di Vittoria Ostuni Minuzzi, nel primo tempo, inutile il tentativo di placcaggio di Byrhandre Dolf (14) and Ayanda Malinga (Photo by Molly Darlington – World Rugby/World Rugby via Getty Images)
Continuano intanto i problemi nelle fasi statiche. AL 17’ una sequenza mischia con fallo a centro campo; touche storta sui 22; nuovo fallo dalla risultante mischia porta le sudafricane a 5 metri dalla nostra linea. Sul drive veniamo salvati da un velo delle nostre avversarie. Poco dopo però su palla persa dalle azzurre van Rensburg trova un buco e manda Roos sotto i pali. Alla ripresa del gioco finalmente le azzurre si destano e dopo una certa pressione sulla linea, al 23’ Ostuni Minuzzi va oltre al largo. Sillari colpisce il palo sulla non facile trasformazione ma l’Italia c’è. Purtroppo il dominio sudafricano in mischia continua, su una ripartenza i trequarti combinano bene e Roos manda in meta Malinga al 28’. Dopo che una buona occasione in touche è stata sprecata la rimessa laterale comincia a migliorare. Da una nuova touche la palla va al largo, e un grande buco di Turani manda Vecchini sotto i pali. Sillari è precisa al piede: le azzurre sono in partita. E in partita restano, resistendo con forza ad un’impressionante serie di pick and go sudafricani che arrivano sino ai nostri 5 metri, ma vengono stoppati da un velo.
Zintle Mpupha cerca di prendere in contropiede Vittoria Ostuni Minuzzi (Photo by Molly Darlington – World Rugby/World Rugby via Getty Images)
La ripresa inizia al meglio: un intelligente calcio basso a seguire di Ostuni mette le sudafricane sotto forte pressione. Dalla touche risultante dal calcio di liberazione di Dolf, Vecchini combina benissimo con Sgorbini che va in meta. Rigoni sbaglia ma il punteggio dice 17-17. Dopo varie collisioni l’Italia si complica la vita da sola: van Renburg calcia per la penaltouche e sbaglia, ma D’Incà fa in avanti. Le avanti resistono alla pressione della mischia sudafricana sui 5 metri ma restano nei propri 22 e, dopo varie percussioni, alla fine le avversarie sfondano sotto i pali al 58’. Partita di nuovo in salita. Tuttavia ancora una volta le azzurre reagiscono e riescono a riportarsi in attacco: due drive da touche funzionano e bene e dopo sostenuta pressione Seye sfonda. Rigoni non sbaglia, nuova parità. Sulla ripresa del gioco però ci complichiamo di nuovo la vita: un velo inutile sulla ricezione permette alle Springboks di accamparsi nuovamente nei 22 dell’Italia. Ci rimarranno sino al 74’, quando andranno oltre la linea per la meta che deciderà la partita. A questo punto mancano cinque minuti, un tempo che sarebbe sufficiente per risalire il campo, ma errori di manualità e scelte discutibili portano a una conclusione amara dell’incontro. L’ultima speranza a tempo ormai scaduto: su un calcio a seguire decisamente efficace le sudafricane pasticciano e sono costrette a ripartire con un drop dalla linea di meta. Purtroppo il calcio di van Rensburg non viene controllato da Muzzo. Il pallone rotola mestamente in touche, insieme alle speranze di una squadra che aveva attraversato la Manica con ben altre aspettative.
Italia-Sudafrica 24-29 (primo tempo 12-17)
Italia: Italia: Ostuni Minuzzi (69’ Granzotto); Muzzo, Sillari (35’ Mannini), Rigoni, D’Incà; Stevanin, Stefan (55′ Bitonci); Giordano (Cap), Veronese (64’ Ranuccini), Sgorbini; Duca, Tounesi (11’ Fedrighi); Seye, Vecchini, Turani (11’-24’ Maris).
Sudafrica: Roos; Dolf, Zintle Mpupha, Qawe (41’ Ngwevu), Malinga; van Rensburg, Tose (41’ Webb); Hele (61’ Jacobs), Mcatshulwa, Solontsi (70’ Makua); Lochner, Booi (cap)(50’ Ubisi); Latsha (71’ Mdliki), Gwala (70’ Gunter), Charlie (50’ Ngxingolo).
Marcatrici: 2’ Hele meta (0-5), 20’ Roos meta trasformata Dolf (0-12), 24’ meta Ostuni Minuzzi (5-12), 28’ meta Malinga (5-17), 34’ meta Vecchini trasformata Sillari (12-17); 47’ meta Sgorbini (17-17); 58’ meta Solontsi trasformata Dolf (17-24); 68’ meta Seye trasformata Rigoni (24-24); 74’ meta Mcatshulwa (24-29).
Arbitra: Ella Goldsmith (Aus). Assistenti: Holly Wood (Eng) & Amelia Luciano (USA). TMO: Rachel Horton (Aus). FPRO: Ian Tempest (Eng).
Nella foto del titolo una carica della trequarti-centro Aphiwe Ngwevu.(Photo by Molly Darlington – World Rugby/World Rugby via Getty Images)
